domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le banche e l’omologazione del potere
Pubblicato il 22-10-2015


banche potereIl 3 novembre 1975 su “Stampa sera” Enzo Siciliano scriveva un articolo in ricordo di Pier Paolo Pasolini, assassinato la sera prima all’Idroscalo di Ostia.

“Pier Paolo era un amico generoso e dolce: aveva uno sguardo mite, la voce gentile anche quando si infervorava, quando dibatteva le sue idee con veemenza, la veemenza che gli dava la certezza della solitudine.

Aveva il coraggio di dire sempre la verità, sconfessando le reticenze degli altri. E’ vissuto di questo coraggio, sfidando chiunque, persino il suo stesso cuore: “quando scrivo poesia è per difendermi e lottare, compromettendomi, rinunciando ad ogni mia antica dignità: appare così indifeso quel mio cuore elegiaco di cui ho vergogna e stanco e vitale riflette la mia lingua, una fantasia di figlio che non sarà mai padre”.

Pasolini fu un poeta civile. Lo fu perché genialmente sottopose la poesia a sollecitanti processi conoscitivi. La parola doveva restituire i contenuti del mondo, la forma, plasmarli. La sua presenza era comunque dirompente. Egli perseguitava i suoi nemici nell’intelletto e nella sensibilità in forme così esplicite e gioiose da suscitare in ogni momento uno scandalo. Ma la ragione ultima di questo scandalo a lui stesso era nota. Lo aveva scritto per Gramsci: lo scandalo di contraddirmi, dell’essere con te e contro di te.

L’umile Italia oramai irresolubilmente violenta l’ha ucciso. La telefonata non verrà; non sentirò la sua voce dire ciao sono Pier Paolo”.

Oriana Fallaci, che non aveva mai accettato l’idea che ad uccidere il poeta friulano fosse stato il solo Pelosi, diceva di Pasolini che portava addosso la malinconia come un profumo (Lettera a Pier Paolo Pasolini del 17 novembre 1975).

Pasolini aveva denunciato l’omologazione culturale che l’Italia aveva subito nel secondo dopoguerra.

Nei suoi Scritti corsari (articoli pubblicati su “Il Corriere della Sera” diretto da Piero Ottone) lo aveva stigmatizzato: l’omologazione culturale, di cui parlava con ossessiva e didascalica insistenza, si racchiudeva nella riduzione degli italiani ad un unico, solo dispotico modello di comportamento: quello della piccola borghesia (Berardinelli introduzione a Scritti Corsari). Lo aveva scritto in un articolo memorabile del dieci giugno 1974 dal titolo pregnante e suggestivo: Gli italiani non sono più quelli : hanno subito una mutazione antropologica.

Infatti Pasolini era nostalgico delle lucciole, della migliore civiltà contadina che veniva prima del processo di omologazione, massa indistinta di forze politiche e culturali che acriticamente subiscono il potere.

Tutti i miei lettori si saranno certamente accorti del cambiamento dei potenti: in pochi mesi essi sono diventati delle maschere funebri. E’ vero. Essi continuano a sfoderare radiosi sorrisi, di una sincerità incredibile. Nelle loro pupille si raggruma della vera, beata luce di buon umore. Quando non si tratta dell’ammiccante luce dell’arguzia e della furberia… I nostri potenti continuano imperterriti i loro sproloqui incomprensibili, in cui galleggiano i flatus vocis delle solite promesse stereotipe. In realtà essi sono appunto delle maschere, non si troverebbe nemmeno un mucchio di ossa o di cenere: ci sarebbe il nulla, il vuoto. La spiegazione è semplice: oggi in Italia c’è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né infine un vuoto di potere politico in un qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé. Gli uomini di potere hanno cambiato natura e non si sono accorti della scomparsa delle lucciole… Quanto a me se ciò ha qualche interesse per il lettore sia chiaro: io, ancorchè multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola (articolo pubblicato su “Il corriere della sera “ il primo febbraio 1975 con il titolo “Il vuoto di potere in Italia).

L’omologazione fa sentire i suoi effetti soprattutto nella tenuta del potere, che non può identificarsi solo con l’incisività delle forze politiche.

Oggi il ceto bancario si muove pesantemente, senza che nessuno difenda i risparmiatori. La stampa, la televisione e gli stessi partiti politici non si ribellano all’attacco sferrato dalle banche.

Ecco che si sentono gli effetti pratici dell’omologazione.

E’ accaduto spesso in Italia che alla lacunosità ed impreparazione della classe politica al suo compiaciuto e delirante silenzio o incipiente connivenza con i poteri forti o corrotti, la società civile o altri corpi sani abbiano reagito e si è avviato, perciò, il cambiamento o si è conferito un adeguato sostegno alla sua spinta propulsiva.

Si ricordi in proposito la rivoluzione dei magistrati con Mani pulite che ha prodotto significativi cambiamenti, sopportati inevitabilmente dalla classe politica che necessariamente ha dovuto varare leggi anticorruzione.

L’omologazione di oggi produce il silenzio e le banche indisturbate rafforzano con leggi anticostituzionali il loro potere.

1-Infatti, nonostante che la legge abbia vietato l’introduzione dell’anatocismo, il Comitato interministeriale del credito e del risparmio, su proposta della Banca di Italia, lo ha reintrodotto con uno strumento anticostituzionale: la direttiva. Non può quest’ultima derogare ad una legge: eppure è avvenuto e si registra mestamente anche questo incauto comportamento. L’art. 120, comma 2, T.U.B., così come novellato dall’art.1, comma 629, della L. 27 dicembre 2013, n. 147, vieta – a far data dal 1° gennaio 2014 – di dare corso a qualsiasi ulteriore forma di anatocismo degli interessi passivi, con riferimento ai contratti di conto corrente bancario già in essere o da stipulare con consumatori, irrilevante essendo al riguardo la mancata emanazione della disciplina regolamentare da parte del C.I.C.R., in tema di modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria (Tribunale di Milano ordinanza del 25 marzo 2015).

2-Il governo intende con l’introduzione della Bad Bank liberare le banche di tutte le sofferenze, in modo che le stesse siano curate da cessionari aguzzini, che acquistano crediti deteriorati, a basso costo, e li riscuotono con l’obiettivo di massimizzare l’utile.  Il cessionario si avvale di adiectus senza scrupoli, che urlano sotto casa del povero debitore, esponendolo al pubblico ludibrio: qualsiasi mezzo è consentito, anche quelli incivili ed illegali, per la riscossione del credito, che può essere anche usurario.

3-Il bail in. Far ricadere sui risparmiatori e correntisti oltre i 100 mila euro le insolvenze delle banche, anche se provocate dalla malagestio di amministratori incapaci e corrotti.

Dove sono gli intellettuali che scuotevano la classe politica interrogandola per spronare la dinamica del cambiamento del potere?

L’assassino di Pier Paolo Pasolini è di facile individuazione: in un bellissimo libro (Qualcosa di scritto) con il pregio del lessico del grande letterato Emanuele Trevi ha ritenuto: ”arrivano i critici, i professori gli intellettuali, freddi e seriosi come i conigli neri al capezzale di Pinocchio. Tenace e paziente, la mediocrità riafferma sempre i suoi diritti. Se cercate un mandante della morte di Pier Paolo Pasolini dovrebbe essere la mediocrità, la prima sulla lista dei sospetti” (Emanuele Trevi Qualcosa di scritto pagina 23).

Le banche comandano, dettano legge, perché la società e la classe politica sono nella mediocrità.

Ma l’eresia di Pasolini non c’è più: noi la stiamo cercando.

Angelo Santoro e Biagio Riccio

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