mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Legge di stabilità.
Ancora prendere o lasciare?
Pubblicato il 19-10-2015


Per molti versi la storia si ripropone ogni volta che ci si trova di fronte ad una legge di stabilità. Non è affatto la prima volta che ci troviamo a parlare delle scelte di governo magari cadendo nella trappola di puntare lo sguardo su aspetti o lasciandosi catturare la nostra attenzione dalla vacuità delle discussioni sul fatto se molti provvedimenti siano di destra o di sinistra, perdendo così la bussola dell’esame di merito per capire se quelle decisioni siano semplicemente giuste o sbagliate.

Questa volta e non è sicuramente l’ultima, Renzi ha accelerato imponendo a tutti il suo stile in quanto ha deciso prima ancora che la manovra fosse conosciuta nei suoi particolari che era semplicemente giusta e come tale andava difesa nella sua integrità. Su questa linea, il plotone dei suoi collaboratori ha scatenato subito il “fuoco amico”.

Tale scelta ha incentivato l’apertura delle ostilità attivata dai soliti amici della “parrocchietta” che ci hanno spiegato subito che chi criticava, ad esempio, l’aumento del contante, era di fatto un nemico del nostro Paese. Mentre la simpatica Seracchiani è entrata subito in campo, affermando che le critiche venivano da coloro che erano alla ricerca di pretesti per schierarsi comunque contro.

Leggendo la stampa italiana o ascoltando i riscontri delle tante radio e televisioni, sembrava che il gioco del governo fosse ben riuscito prima ancora di cominciare, e che le flebili voci dei soliti Bersani, Speranza e segretari di CGL; CISL UIL, non valevano neppure la pena di essere prese in considerazione. Ieri però lo scenario sembra essersi improvvisamente movimentato. I vescovi attaccano le misure sulla famiglia che vanno prese sul serio anche da chi come me le considera in parte influenzate dalla esigenza di mischiare il tutto con la questione della lotta contro le Unioni Civili che in un Paese normale non dovrebbero averci niente a che fare con la legge di stabilità.

Col passare delle ore, i sindacati stanno smontando pezzo per pezzo gli aspetti fondamentali della legge, e in particolare la mancanza di provvedimenti per risolvere il problema degli esodati o quello della flessibilità per l‘accesso alla pensione.

A proposito di esodati, senza che Padoan se ne sia accorto, tutto rischia di andare nel calderone delle decisioni che bisognerebbe rinviare con l’affermazione che vanno studiate bene bene per evitare pasticci.

Il problema degli esodati non è da studiare, poiché tutti sanno tutto. È chiaro che non risolverlo subito costituisce un’autentica vergogna. Tra le scelte proposte, c’è quella di parificare la soglia per la no-tax area. Una misura giusta, anche se ininfluente sul piano della difesa dei redditi reali di milioni di pensionati ai quali viene ancora una volta negato, l’impegno più volte assunto per quanto riguarda gli 80 euro mensili.

Ci troviamo in presenza di una proposta di legge di stabilità fatta su misura per andare incontro direttamente alla vasta area di quel ceto medio che odia le tasse e ogni misura che miri a farle pagare a tutti, che poi a ben vedere è l’unico modo per permettere anche a quella parte di ceto medio che già le paga di pagarne di meno.

Siamo in presenza di una proposta di legge di stabilità che sembra ignorare ogni criterio di progressività sul fisco come sarebbe invece affermato con chiarezza dalla Costituzione. Certo in quella parte della Costituzione che Squinzi e soci dimostrano di non avere neppure letto.

Il colpo più serio all’impostazione della legge viene però oggi da fonti che non sono affatto catalogabili come appartenenti al coro dei gufi e neppure collocabili nel mucchio di coloro che sarebbero alla ricerca di pretesti per attaccare comunque il governo.

La prima pagina di la Rrepubblica di oggi potrebbe essere considerata un manifesto non certo benevolo sulla salute del governo. Da un lato il grande rilievo al pronunciamento dei vescovi del quale comunque dovremmo tenere conto, anche quando non serva per affondare Marino e dall’altro la presa di posizione esplicita di Cantone sull’aumento del contante.

Basta poi leggere i giornali di ogni orientamento per trovarci una valanga di articoli che segnalano su ogni aspetto della proposta problemi non affrontati o risolti in modo non condivisibile. So bene che alcune critiche testimoniano l’influenza di posizioni becere e strumentali come quelle di Salvini, o risentono delle forzature dei “cinque Stelle”, ma ciò non autorizza nessuno a dire che tutto va bene e che chi è contro sbaglia e lo fa per fini inconfessabili.

Questo comportamento fa poi il paio con l’affermazione che la legge deve andare bene anche per la Comunità Europea alla quale si manda a dire che se dovesse chiedere modifiche, ciò sarebbe del tutto inutile poiché noi ripresenteremo i punti contestati così come sono oggi punto e basta. Il che fa sorgere il dubbio che la nostra concezione dello stare in Europa sia l’opposto di quella che invochiamo quando le scelte riguardano la Grecia o altre nazioni.

Al governo consigliamo oggi una scelta di ragionevolezza e l’apertura di quel confronto che fino ad oggi non c’è stato. Una scelta che dovrebbe avvenire chiamando in causa prima di tutto l’insieme delle parti sociali e lasciando invece in anticamera il coro di tutti coloro che ormai nelle occasioni difficili si sanno muovere solo all’insegna del prendere o lasciare.

Ai teorici del prendere o lasciare o della scorciatoia dei voti di fiducia, Renzi dovrebbe ricordare che l’aut-aut si può lanciare ai partiti, ai sindacati, alle associazioni e cioè a coloro che, rifiutando di prendere, hanno però un qualche modo, magari poco efficace per spiegare che non ci stanno. Un discorso del genere non si può fare invece a milioni di elettori ai quali aimè è rimasta solo l’arma del voto.

Sarebbe davvero molto grave che per pigrizia o per opportunismo ci fosse chi si accontenta del fatto che il governo va male, ma che il capo del governo, come dimostrerebbero i sondaggi, gode invece di ottima salute.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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