giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia, ultima chiamata per un accordo di pace
Pubblicato il 03-10-2015


Round di negoziati ad Algeri per la pace in Libia

Round di negoziati ad Algeri per la pace in Libia

New York, 2 ottobre – “The time is now”, questa l’affermazione ricorrente che oggi tutte le parti in causa hanno ripetuto più e più volte nel corso della riunione speciale sulla Libia.

Non c’è momento migliore di questo per concludere, finalmente, un accordo complicatissimo che ha visto momenti di panico precedere una nuova, promettente, fase. Purtroppo però, questo non è solo il momento migliore, ma l’unico per sperare di raggiungere un accordo che, dopo il 21 ottobre, alla scadenza del mandato del Parlamento libico, diventerà decisamente difficile da recuperare.

Seppur con qualche dubbio, infatti, le Nazioni Unite considerano l’attuale Parlamento di Tobruk, eletto con un regolare processo democratico e pertanto risulta molto difficile immaginare che potranno essere svolte altre elezioni ugualmente legittime alla scadenza di questo mandato.

Questo è dunque l’ultimo Parlamento regolare, l’ultimo interlocutore legittimo per cercare di risolvere il pasticcio libico.

L’accordo, i dettagli del quale non sono stati resi noti al pubblico, è un complicatissimo intreccio di bastoni e carote, ma non sembra soddisfare fino in fondo le parti in causa.

Allo scopo di mantenere stabili le trattative, anche il mandato dell’inviato speciale Bernardino Leòn è stato allungato fino ai primi di novembre, una decisione vista con favore da tutte le parti in causa, compreso il Ministro degli Esteri Italiano Paolo Gentiloni, che con Leòn ha da sempre un rapporto di stima e confidenza reciproca.

Questa giornata, tuttavia, che era stata inizialmente organizzata per festeggiare la firma di un trattato che non è mai arrivata, si è trasformata in un’occasione, per le Nazioni Unite, di ribadire una posizione unitaria e di chiamare alla tregua le diverse fazioni libiche.

Nessun accordo, dice Ban Ki-moon, “è perfetto, ma questo documento aiuterà la Libia ad uscire dal caos”.

Ban ha quindi dato ai due governi libici la scadenza improrogabile del 20 ottobre per raggiungere un accordo, che si fa più pressante quanto più il caos libico si mostra terreno di coltura perfetto per i gruppi dell’ISIS.

Ma, mentre la comunità internazionale si trova finalmente compatta attorno ad una posizione comune, i due parlamenti libici sembrano ancora lontani dalla firma e i ‘cessate il fuoco’ delle Nazioni Unite non vengono sempre rispettati, a riprova che questi, da soli, non sono in grado di modificare la situazione corrente.

Ad un eventuale raggiungimento di accordo, oltretutto, seguirebbe una fase ancora più complicata, in quanto si tratterebbe a quel punto di decidere la composizione di questo governo di unità nazionale che si sta cercando, a fatica, di far nascere.

L’Italia, ovviamente, gioca un ruolo chiave nei trattati, per le posizioni politiche, diplomatiche e – non in ultimo – geografiche che storicamente ricopre e, questa volta, sembra avere alle spalle l’appoggio compatto di tutta la comunità internazionale. Europei e Americani in testa; gli ultimi particolarmente preziosi per il loro ruolo nelle attività negoziali, ma non solo.

Il Ministro Gentiloni ha tenuto ha ringraziare pubblicamente il Marocco, che ha più volte ospitato vari round negoziali, con grande difficoltà, ma anche due Paesi chiave come l’Egitto e l’Algeria, con i quali l’Italia ha collaborato costantemente in questi mesi.

Anche il solo riunire a New York i rappresentanti del General National Congress è stata una sfida dal risultato tutt’altro che scontato. La partecipazione alle Nazioni Unite, è stata infatti messa a votazione. E se è vero che il sì ha alla fine vinto, è anche vero che una minoranza agguerrita si è opposta fortemente e continuerà ad opporsi alla firma del trattato.

Ma per Gentiloni, come per gli altri partecipanti all’incontro di oggi, “l’accordo è necessario. Non ci sono alternative”.

Ora la strada è ancora in salita, ma con un occhio al risultato che tutti stanno auspicando, un governo di unità nazionale che possa fungere da ponte per la fase successiva e portare subito un po’ della necessaria stabilità nella regione.

Costanza Sciubba Caniglia

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