mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’interruttore nascosto
tra scienza e arte
Pubblicato il 19-10-2015


Alberto Di Fabio - Cosmic Dance Animated Paintings

Alberto Di Fabio – Cosmic Dance Animated Paintings

C’è un confine, labile, che separa la scienza dall’arte e questo confine è stato al centro di una giornata di studio – ‘I neuroni delle Muse’ – che si è tenuta a Prato, sabato 17, introdotta dalla lettura magistrale dello scienziato Lamberto Maffei.

Una giornata in cui medici, scienziati, artisti e storici dell’arte hanno invitato la platea al confronto e allo scambio multidisciplinare. Uno scambio da cui ognuno ha potuto portare a casa un pezzo davvero prezioso per la propria collezione di sapere. Come ha sottolineato Maffei è sì importante conoscere, ma desiderare di sapere lo è molto di più. Il bisogno di rinnovare questo desiderio non è poi molto lontano dal godimento estetico; perché, è noto, l’uomo non può fare a meno di cercare il piacere ed evitare il dolore. L’arte ha la stessa funzione di un incontro amoroso, serve a dare piacere. A livello biologico la sensazione di bello arriva da stimoli che danno risposte piacevoli. Tanto intense da rischiare di perdersi; come è successo a Franco Ferrara, il “maestro caduto dal podio”, che nel 1940 cadde come svenuto ad occhi aperti mentre dirigeva la Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvořák. Un malore che ancora anima le ricerche di molti studiosi.

Picasso-momaL’esperienza artistica è stata spiegata attraverso le immagini delle risonanze magnetiche funzionali. Protagonista il cervello che ha potuto raccontare come si sente mentre vede, ascolta, vive l’opera d’arte.

Maffei ha sottolineato come l’atto di guardare venga prima del vedere. Guardare è una sensazione che deriva da un’immagine retinica. Vedere, invece, è un’immagine mentale che passa per l’emisfero del linguaggio e implica per questo una riflessione. Per apprezzare qualcosa abbiamo bisogno di riconoscerla, di scandagliare nella nostra memoria qualcosa di simile. Così accade nell’arte e, l’esempio del rifiuto da parte del Salon nel 1863, del quadro ‘La Colazione sull’erba’ di Manet, serve a spiegare questo concetto. Non c’era stato nulla di simile prima, nulla per cui avrebbero potuto riconoscerlo.

La memoria è fondamentale anche nell’atto creativo. La memoria non è unica. A farla molto breve abbiamo una memoria semantica, che ricorda fatti e significati, e una procedurale, che ricorda come si fanno le cose. Quando Jackson Pollock dipingeva lo faceva utilizzando la memoria procedurale, lui danzava intorno al suo quadro. Non ha portato nelle sue opere fatti e significati ma gesti, un po’ come accade nella musica Jazz.

Pollock painting

Jackson Pollock mentre dipinge

Paul Klee era affetto da sclerodermia, una malattia che comporta un grave ispessimento della pelle. Proprio lui scrisse che “l’arte non riproduce il visibile, rende le cose visibili”. Forse è stata la sua malattia a dargli l’occasione di vedere le cose in un certo modo, quello con cui le ha rese visibili ai nostri occhi. Per il nostro cervello non c’è differenza tra ciò che è razionale e ciò che non è. È l’interpretazione di questo che cambia le cose. Ma, a parte il modo di percepire e riprodurre, qual è l’ingrediente segreto della creatività?

Un’interessante risposta arriva dallo studio della malattia di Parkinson. I malati affetti da questa patologia assumono farmaci a base di Dopamina, un neurotrasmettitore, e del suo intermedio Levodopa. Questi farmaci producono un incremento di creatività per cui le persone si mostrano più attive da un punto di vista creativo. Patologie psichiatriche in cui la Dopamina è molto coinvolta, come schizofrenia e disturbo bipolare, sono infatti condizioni che facilitano il processo creativo. Altre sono lo stato alterato di coscienza, anche indotto dall’uso di sostanze o da una riuscita meditazione!

Igor Stravinsky arrestato

Igor Stravinsky arrestato

Diverso è il processo creativo del compositore musicale, frutto di un pensiero complesso. Leibniz ha definito la musica una pratica occulta dell’aritmetica, nella quale l’anima non si rende conto di calcolare. E chissà quale pratica occulta ha mosso Igor’ Stravinskij quando ha modificato l’inno nazionale americano. Un accordo di settima di troppo che gli costò l’arresto da parte della polizia di Boston…

Limiti, come questo, che l’uomo è da sempre stato spinto ad oltrepassare, per la sua ricerca del piacere e del bello. Per raggiungere e ammirare quelle muse che si riflettono nello specchio dei nostri neuroni.

Valentina Correr

I neuroni delle muse. Le arti allo specchio delle neuroscienze contemporanee. Prato, 17 ottobre 2015.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento