giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ORA DEL CANGURO
Pubblicato il 01-10-2015


Senato-riforme-Grasso

Alle fine i voti aumentano, ma soprattutto scatta il canguro e l’articolo 1 della riforma del Senato è messo in cassaforte. L’emendamento Cociancich ha fatto il suo dovere, annullando di fatto tutti i successivi emendamenti (oltre 300) 19 dei quali con scrutinio segreto. Anche oggi il senatore del Pd è stato preso di mira in un’Aula surriscaldata quanto non mai. In tarda mattinata il suo emendamento – che le opposizioni attribuiscono alla mano sapiente del segretario generale di Palazzo Chigi, Aquilanti – è stato approvato con 177 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti. Successivamente è arrivato il voto finale sull’intero articolo 1 che è stato approvato nella sua nuova formulazione con 172 sì, 108 no e 3 astenuti. Insomma i verdiani hanno votato a favore. Più della maggioranza assoluta e più dei sì ottenuti nelle votazioni di ieri (171). “Oggi – ha commentato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio – Denis Verdini, rinviato cinque volte a giudizio, è ufficialmente entrato nella maggioranza di Governo. Se queste inutili quanto pericolose riforme passeranno, lo dovremo all’accordo Renzi-Verdini”.

Un voto però non scontato. Nel corso della discussione in Aula non sono mancati attacchi e recriminazioni, in particolare verso il senatore Cociancich; FI e M5S hanno guidato la fila degli scontenti, ma anche nel Pd in tre hanno votato contro le indicazioni del gruppo. Sono Corradino Mineo, Walter Tocci e Felice Casson. Tocci ha votato contro, mentre Mineo e Casson si sono astenuti, anche se al Senato il voto di astensione equivale a voto contrario. Il dissenso dei tre senatori della minoranza Pd va avanti da ieri, quando già si erano espressi in modo difforme dal gruppo del Pd su un emendamento delle opposizioni sulle materie etiche. Poi il voto difforme si è ripetuto oggi, sull’emendamento Cociancich. Stesso registro sul voto finale al primo articolo del ddl. Anche il senatore dem Gotor ha espresso il suo “sincero” imbarazzo per le prove di partito nazione. “Abbiamo votato l’articolo 1 con convinzione – ha detto – perché sono state accolte le richieste che avevamo posto a luglio con il documento dei 25. Ci siamo battuti perché al Senato fossero restituite alcuni poteri di verifica e di controllo che la Camera aveva amputato rendendo il Senato un organo del tutto inutile. Credo però che siano del tutto impropri i toni trionfalistici utilizzati in queste ore perché ho provato un sincero imbarazzo nel dover constatare che le scelte parlamentari del Pd fossero difese e sostenute in aula con zelo ed entusiasmo dai senatori Falanga e Barani del gruppo di Verdini, come se la riforma del Senato fosse l’occasione per assistere in diretta alle prove tecniche della nascita del Partito della Nazione”.

Altro scontro è quello andato in onda tra il presidente Pietro Grasso e il Movimento 5 Stelle a colpi di Regolamento con i grillini che hanno presentato un subemendamento per riaprire tutta la partita. Ma Grasso ha bloccato il tutto per tre ragioni. Prima ragione: l’art. 100, comma 5, del regolamento richiamato dal M5S prevede la possibilità di presentare emendamenti in correlazione con altri approvati, ma quello proposto dal senatore Crimi era un submendamento e non un emendamento in correlazione. Seconda ragione l’emendamento Crimi era uguale ad altri già preclusi. Terza ragione riguardava una parte, quella sugli articoli 29 e 32 della Costituzione, che è stata già votata e rigettata dall’Aula.

Nel Pd si respira aria di vittoria. Con Zanda, capogruppo al Senato, che ha espresso la sua soddisfazione: “Dopo due giorni in ostaggio del partito dell’algoritmo e dell’ostruzionismo, oggi abbiamo approvato l’art.1 con una maggioranza compatta e molto ampia”. Soddisfatta anche Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato per la quale con l’approvazione dell’articolo 1, è stato compiuto “un passo importante sulla strada che ci può portare ad approvare una buona riforma costituzionale che pone fine al bicameralismo perfetto e fa del Senato una istituzione più moderna, efficace ed europea”.

Ma c’è ancora un emendamento al ddl Boschi per il quale è stato chiesto il voto segreto e che sta facendo “tremare” il Pd, almeno così assicurano nell’opposizione. Si tratta della proposta di modifica firmata dal senatore della Lega Candiani che ripristina di fatto l’elezione diretta dei senatori laddove al posto dell’ormai celebre preposizione “dai” (la Camera sostituì con il “dai” la preposizione “nei”) si introduce “contestualmente ai quali sono stati eletti con suffragio universale tenendo conto della rappresentanza delle minoranze linguistiche tra coloro i…”. Se questo emendamento passasse, insomma, il 5 comma dell’articolo 2 reciterebbe: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali contestualmente ai quali sono stati eletti con suffragio universale tenendo conto della rappresentanza delle minoranze linguistiche tra coloro i quali sono stati eletti”.

Ma proprio in questi momenti concitati, tra le pieghe dei fascicoli degli emendamenti al ddl Boschi, spunta un nuovo emendamento a firma del senatore Cociancich, un bis che crea nuovi malumori tra le opposizioni. Questa volta la norma ‘canguro’, denunciata dalla senatrice Loredana De Petris (Sel) in aula è stata progettata per l’articolo 21, quello sulle modifiche all’articolo 83 della Costituzione per i quorum per l’elezione del presidente della Repubblica. Se approvato farà di nuovo decadere gli emendamenti presentati dagli altri gruppi. Un emendamento che però sembra non avere il sostegno del Governo, Così almeno ha affermato il sottosegretario Luciano Pizzetti. Su un terzo emendamento Cociancich sempre all’art.21, Pizzetti ha precisato: “Lo stiamo valutando…”.

Ginevra Matiz

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