mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ottimismo di Padoan: l’Italia sta uscendo dalla crisi
Pubblicato il 08-10-2015


Padoan-crescita ItaliaPadoan sfoggia ottimismo e vede rosa per il futuro. “L’economia italiana sta uscendo dalla crisi: i numeri sono incoraggianti” sia in termini di “crescita, che di occupazione, che di redditi delle famiglie”. Ha detto il ministro dell’Economia in un videointervento nel convegno EY a Capri, aggiungendo che c’è “ancora qualche fatica” per i “problemi accumulati nel tempo”. Ma il peggio è passato. Padoan ha ricordato la fase positiva che sta attraversando l’economia italiana, ma ha anche aggiunto che l’uscita dalla crisi avviene “con qualche fatica, perchè l’Italia deve affrontare due problemi: uscire dalla crisi finanziaria globale che ci ha portato via quasi 10 punti di pil e affrontare problemi accumulati nel tempo molto prima della crisi, come i ritardi negli investimenti sedimentati uno sull’altro, che oggi rendono difficile la ripresa al di là di certi limiti”.

Il ministro ha sottolineato che “l’Italia ha enormi potenzialità e il compito della politica del governo è sfruttarle e farle esplodere in senso positivo”. Per questo, la politica del governo si poggia “su molti pilastri: riduzione fiscale, agenda di riforme strutturali, priorità data al sostegno alle imprese anche in termini di semplificazione perché possano investire di più”.

Il tutto affermato nel giorno in cui la Camera dà il rinvio del pareggio di bilancio. Quella regola capestro imposta dalla Ue e accettata da Berlusconi poco prima dell’arrivo del governo Monti quando lo spread era elle stelle. Il via libera della Camera al rinvio del pareggio di bilancio è stato indicato dal governo con la nota di aggiornamento al Def. La risoluzione, che aveva bisogno della maggioranza assoluta (316 voti favorevoli) è passata con 342 sì e 159 contrari. Il pareggio di bilancio viene così rinviato al 2018 e contemporaneamente si dà autorizzazione ad aumentare il rapporto deficit/Pil programmatico “nei limiti massimi indicati” nella relazione che accompagna la nota di aggiornamento al Def, cioè al 2,4% (dal 2,2% attualmente previsto), tenendo conto anche dell’ulteriore flessibilità che potrebbe essere concessa dalla Ue per il cosiddetto ‘sconto migranti’, (un ulteriore 0,2%).

E sempre oggi è iniziato l’esame della nota di aggiornamento del Def con il via libera della Camera alla risoluzione di maggioranza. La risoluzione, passata con 339 sì, 159 no e 6 astenuti, impegna il governo tra l’altro anche a prorogare gli sgravi per le assunzioni stabili e a introdurre flessibilità in uscita per le pensioni. Nella risoluzione la maggioranza chiede al governo di neutralizzare tutte le clausole di salvaguardia e di procedere con l’annunciato taglio di Tasi, Imu agricola. Ma anche di prevedere, già con la prossima legge di Stabilità, misure volte a “introdurre elementi di flessibilità” per l’uscita dal mondo del lavoro, che non siano “eccessivamente penalizzanti” e che garantiscano “trattamenti pensionistici adeguati”. Rispetto alla prima bozza del documento, diventa più ‘soft’ la richiesta di intervento sugli esodati, visto che non si parla più di intervento “definitivo” ma di un generico “intervento”.

Ma nello stesso giorno è arrivato il dato di un’indagine di Eurostat sulle forze lavoro potenziali da cui risulta che “in Italia oltre a 3,1 milioni di disoccupati ci sono 3,3 milioni di persone che non cercano impiego pur dicendosi disponibili a lavorare. La percentuale di questi “sfiduciati” nel nostro Paese è al 13% della forza lavoro nel secondo trimestre 2015, un dato quasi quattro volte quello Ue a 28 (3,7%). Il dato italiano sulle persone che pur disponibili a un impiego non cercano si confronta con l’1,2% in Germania, il 2,4% in Francia e il 3,9% in Spagna. L’Eurostat calcola tra le forze lavoro potenziali non solo coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare ma anche chi cerca ma non è immediatamente disponibile (in Italia solo lo 0,4% della forza lavoro pari a circa 100.000 persone contro l’1% in Europa) e le persone sottoccupate in un part time involontario (3,1% in Italia, circa 780.000 persone, a fronte del 4,2% dell’Ue a 28).

In Italia resta basso il tasso di occupazione complessivo (solo il 56,3% delle persone tra i 15 e i 64 anni) anche se in lieve crescita nel secondo trimestre e larga l’area dell’inattività. Coloro che sono disponibili a lavorare ma non cercano attivamente lavoro, sono cresciuti tra il secondo trimestre 2012 e lo stesso periodo del 2015 di quasi mezzo milione di unità da 2.847.000 a 3.325.000 persone. Tra questi gli scoraggiati, ovvero coloro che dichiarano di non cercare pensando di non riuscire a trovare un posto di lavoro nel secondo trimestre 2015 erano 1.572.000 persone (da 1.286.000 di tre anni prima). La percentuale di coloro che non cercano pur essendo disponibile è cresciuta nell’ultimo anno di 0,4 punti in Italia a fronte del -0,1 punti nell’Ue a 28.

Redazione Avanti!

 

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