mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Ue apre a flessibilità per costi accoglienza migranti
Pubblicato il 27-10-2015


Immigrati-Unione EuropeaI migranti potrebbero salvare l’Italia e la manovra del Governo Renzi.
La Commissione europea “applicherà la flessibilità” alle spese per i rifugiati perché “siamo di fronte a una situazione di eccezionalità”, ad affermarlo, durante il suo intervento all’Europarlamento, è il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Quella che è stata vista come una crisi, lo sbarco e l’arrivo dei profughi, ora grazie alle ultime dichiarazioni del presidente Ue può aprire la possibilità per l’Italia a spazi di “manovra”. Il bonus immigrati, nell’istanza italiana corrisponde a un margine di flessibilità dello 0,2%, pari a 3,3 miliardi, un margine corposo all’interno della Finanziaria, già inserito nella legge di Stabilità. Una clausola di flessibilità era stata più volte invocata dal Governo che aveva chiesto all’Ue di riconoscere all’Italia una sorta di indennizzo per il peso sostenuto col fenomeno migratorio.

“Il Patto è il Patto – ha sottolineato Juncker – ma di fronte a un problema di una gravità eccezionale, sulla base di un’analisi Paese per Paese andremo a esaminare se si debba tenere in conto dei costi sostenuti per accogliere i rifugiati. Applicheremo il Patto così come è stato aggiornato, ma lo faremo Paese per Paese”. Ma il presidente della Commissione europea ha comunque precisato che si tratta di un fattore si eccezionalità, in quanto “anche tra i grandi paesi c’è chi non fa sforzi sufficienti”. La flessibilità, spiega, “non potrà essere applicata” ai Paesi che “non riescono a dimostrare i costi enormi” per la crisi dei migranti. Juncker ha anche spiegato che “il patto di stabilità non è più quello vecchio” e che la flessibilità, secondo la comunicazione del gennaio scorso, viene applicata “per gli sforzi fatti per un obiettivo comune”.

L’obiettivo comune e l’unità di intenti è proprio quello che sta mancando a un’Europa sempre più divisa, tanto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha denunciato il rischio che la crisi migratoria sta portando con sé, come la distruzione di conquiste quali “la libera circolazione delle persone previste dal trattato di Schengen, inoltre questa crisi “può creare scosse tettoniche nel panorama politico europeo”. Un peggioramento dello stato dell’Unione è stato segnalato anche dallo stesso presidente Juncker che ha ricordato la riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dei Paesi interessati dalla rotta dei migranti dei Balcani occidentali, sottolineando che “la riunione di domenica non avrebbe dovuto essere convocata, ma avvenire in modo volontario, e questo, ripeto, dimostra che l’Ue non versa in buone condizioni”. Continuano infatti i battibecchi non solo tra i Paesi del Centro Europa sull’arrivo e la gestione dei profughi, ma anche tra i Paesi “meta” dei migranti, l’ultimo tra Austria e Germania.

“Il comportamento dell’Austria sta danneggiando le nostre relazioni”, ha affermato il premier del Land meridionale, Horst Seehofer. La Baviera accusa l’Austria di tenerla all’oscuro dell’arrivo dei profughi e chiedendo un intervento della Merkel. La Cancelliera in questi giorni sta tentando di trovare una soluzione chiedendo anche l’aiuto di Ankara, una richiesta supportata anche da Juncker che ha detto che l’Unione europea deve “lavorare con la Turchia per attuare il piano per frenare i flussi di migranti”. Il Presidente Ue riconosce che su Ankara “ci sono un certo numero di questioni irrisolte, come i diritti umani e la libertà di stampa. Ma non possiamo essere ossessionati da questo, dobbiamo coinvolgerla nelle nostre iniziative”. “Dobbiamo accelerare sulla liberalizzazione dei visti con la Turchia e rivitalizzare i colloqui per l’accesso” di Ankara alla Ue, dice ancora Juncker. L’ex Premier lussemburghese ha sottolineato che “dobbiamo fare passi concreti in uno spirito di solidarietà quando lavoriamo con la Turchia per fermare i flussi dei rifugiati e per far andare là i bambini a scuola”.

La Turchia si è detta pronta a costruire nuove città per accogliere i rifugiati nel suo territorio o in zone rese sicure nel nord della Siria. A dirlo è il vicepremier di Ankara, Numan Kurtulmus, secondo cui “la politica della comunità internazionale sui rifugiati è fallita”. Secondo il piano turco, questi “nuovi insediamenti” per i rifugiati dovrebbero essere vere e proprie città con scuole, ospedali e fabbriche. Ma se la richiesta di aiuto verso Ankara per l’Ue è necessaria, dall’altro la Turchia resta uno Stato con carenza di diritti civili senza dimenticare il problema sul versante Isis: l’esercito turco ha attaccato di nuovo i combattenti curdi. In un clima di crescente tensione in vista delle elezioni del primo novembre in Turchia il premier Ahmet Davutoglu ha confermato che l’esercito turco si è scontrato nella città di Tal Abyad, nel nord della Siria con i miliziani dell’Unità di protezione del popolo (Ypg), gruppo armato sostenuto dagli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico.

Maria Teresa Olivieri

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