sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Maker faire, boom di idee
che fa bene all’economia
Pubblicato il 19-10-2015


Maker Faire-FablabIl successo della Maker Faire di Roma, il boom dei FabLab (i laboratori di idee), le numerose startup digitali, l’universo delle nuove tecnologie e dei makers, quanto fruttano al Paese? Hanno un impatto sulla crescita economica?

Risponde a questa domanda la Fondazione Nord Est con la sua ultima ricerca: il rapporto sul Digital Manufacturing.
Un’analisi che tenta di capire quanto e come le politiche italiane abbiano scommesso finora su mezzi della produzione come le stampanti 3D o la robotica. Il rapporto sul Digital Manufacturing ci spiega le reali potenzialità delle nuove tecnologie.
Stefano Miceli

Stefano Miceli

Vedendo cosa è accaduto nel triennio 2012-2014, se le aziende di manifattura italiana continueranno a credere nelle nuove tecnologie, le stime sull’ impatto sul valore della produzione parlano di un netto + 8,6 MLD su base annua. La crescita addizionale avrà ottime ricadute anche dal punto di vista occupazionale con un netto +39.000 addetti, sempre su base annua.
Ne parliamo con Stefano Miceli, co autore della ricerca, saggista e docente di economia e gestione delle imprese all’universitá Ca Foscari di Venezia.

Per capire quanto vale il mondo dei Makers oggi in Italia, le chiedo, qual è il valore aggiunto di un’azienda che investe in nuove tecnologie?
Quello che si può dire quanto pesano le tecnologie che i makers utilizzano nel made in Italy sia in quello d’avanguardia, sia in quello più tradizionale come il sistema casa e il sistema moda.
Il digital manufacturing, le stampanti 3D e la robotica sono più diffusi di quello che si pensa, sono oggi un plotone di aziende, il 15% del totale. Parliamo di aziende innovative che hanno risultati importanti, che riescono a conquistare mercati internazionali. Se noi confrontiamo i risultati economici delle imprese più innovative con quelli delle imprese più in ritardo vediamo uno scarto che ormai è impressionante. Fatto 100 di fatturato nel 2000, chi ha investito in tecnologia:nella robotica e nel 3D, oggi fa 170, chi invece non ha investito è tornato a 100.

Maker Faire

Una forbice che si è allargata ancora di più nel 2009, anno della crisi economica. Cosa significa?

La forbice dal 2009 in poi si è drammatizzata. La crisi ha radicalizzato le differenze di performance fra i primi della classe e i più resistenti alla tecnologia. La tecnologia e l’innovazione pagano.

Non basta però. Le aziende italiane sembrano ancora più attente a vendere che a rinnovarsi. Si investe poco sul capitale tecnologico e umano?
Le aziende italiane sono appassionatissime di nuove strumenti, anche per fare meglio le cose vecchie con tecnologie manufatturiere d’avanguardia. Oggi il vero problema, riconducibile al capitale umano, è riconducibile al tema dei business model. Ovvero: una volta che ho questi strumenti in casa che ci posso fare? Posso fare meglio le cose che già facevo ma sicuramente posso farne anche di altre. Su questo, solo una generazione di giovani che frequentano la Maker Faire potrebbero rappresentare il punto di partenza per una nuova generazione di prodotti e servizi. Dell’ internet delle cose, di cui tanto si parla.

Quali sono dunque le reali potenzialità? E come possono leggere le aziende questa nuova Legge di Stabilità?
Le potenzialità sono impressionati perché parlano di un possibile valore aggiunto di valore della produzione e occupati importante. Se noi riuscissimo a portare sulla frontiera tecnologica tante aziende che non hanno sviluppato un percorso di questo tipo, il beneficio che potremmo portare all’economia italiana è di 39mila addetti. Molti dei quali molto qualificati.
L’investimento in tecnologia è in realtà uno dei veri argini alla fuga dei cervelli di cui tanto parliamo. Ma le politiche che il Governo Renzi ha promosso attraverso la Legge di Stabilità parlano di questo. Le nuove regole sul superammortamento del 140% sono grandi incentivi a fare questo tipo di investimenti e far introdurre nelle aziende tecnologie di tipo innovativo.

Marco Agostini

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