lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marino, il comodo bersaglio
Pubblicato il 09-10-2015


Il sindaco di Roma Ignazio Marino ieri, alle 19.30, si è dimesso dalla sua carica, questo ormai lo sappiamo. Ha tenuto inoltre a sottolineare di avere ancora 20 giorni per ripensarci, invitando a compiere delle verifiche su ciò di cui è accusato. Ma di cosa è accusato Marino? Tutti parlano di lui ma nessuno si chiede come mai, alla notizia delle dimissioni del “sindaco marziano”, l’allegra brigata composta da Fratelli di Italia, Casapound e Lega Nord stesse esultando così animatamente con tanto di bandiere e striscioni. A cantare vittoria c’era anche il Movimento 5 Stelle, per il solo motivo che ora come ora avrebbe ampie possibilità di governare la Capitale, malgrado il (giusto) passo indietro di Di Battista. Peccato però, che per le elezioni se ne riparlerà, forse, a Maggio. Intanto, in vista del Giubileo, Roma verrà commissariata. E poi chi vivrà vedrà.

Dicevamo, Marino è stato accerchiato da tutti: dai pentastellati, dalla destra ma, soprattutto, dal suo stesso partito, il PD. Quel partito che neanche due anni e mezzo fa l’aveva acclamato al Campidoglio, sbandierando il suo volto nuovo e pulito di chirurgo cosmopolita estraneo alle sporche leggi della politica. Eppure, sin dal suo insediamento, le cose sembrano essere rapidamente precipitate in negativo, come se tra Marino e il PD qualcosa si fosse improvvisamente incrinato, e le cose sono infatti progressivamente degenerate, con Renzi che prima gli dà contro e poi lo tiene buono onde evitare di andare al voto a ridosso del Giubileo, rischiando di perdere la città.

Ed è pensando a questa lunga diatriba tra Marino e il Partito Democratico che si insinua la fastidiosa sensazione che in questa storia è come se qualcosa di importante ci stesse sfuggendo; mi viene in mente il piddino De Luca, uno degli “impresentabili”, condannato per abuso d’ufficio e rinviato a giudizio per concussione e truffa, che pure continua ad essere Governatore della Regione Campania, col benestare di Renzi e del partito. E che dire del senatore NCD Azzolini, accusato del crack di 500 milioni di euro della casa di cura “Divina Provvidenza”, salvato dagli arresti domiciliari dai voti “secondo coscienza” dei senatori PD? Già dimenticate le lacrime di coccodrillo della Serracchiani?

E dunque perché il sindaco dem, incensurato e non indagato, è stato messo alla porta con tale enfatica violenza politica e mediatica?

Al di là delle effettive competenze politiche di Marino, di cui invero si discute poco, il sindaco viene accusato di: aver parcheggiato la sua Panda rossa in sosta vietata, essersi trovato in vacanza quando venne celebrato il funerale dei Casamonica (perché mai non avrebbe dovuto essere un vacanza in pieno agosto ancora non si è capito) e, l’accusa più grave di tutte, di aver fatto passare alcune cene private per incontri di lavoro. Spiccioli, se pensiamo a cosa siamo stati abituati negli ultimi due decenni, ma si tratta ad ogni modo di un comportamento infelice e condannabile.

Appare chiaro, però, che ci sia qualcosa di profondamente incoerente in questa storia, che si muove su un filo incerto che con l’etica ha poco a che fare e che va al di là di quello che il martellante battage mediatico vorrebbe farci credere. Neanche personaggi politici con alle spalle un ben più pesante background malavitoso hanno subito un tale ciclone mediatico.

Probabilmente l’idea è che, rendendo le dimissioni di Marino il caso trash-politico dell’anno, si voleva distogliere l’attenzione dalla ben più vergognosa vicenda di Mafia Capitale, che si è abbattuta su Roma solo un anno fa, mietendo vittime a destra e a sinistra. In questo modo sarà più facile dimenticare i nomi di Luca Odevaine, Mirko Coratti e tutti gli altri, e anche i decenni di malgoverno romano antecedente alla giunta Marino. Che poi con ogni probabilità, proprio quest’ultima penserà bene di riciclarsi al più presto, lasciando che la responsabilità di strade sporche, buche nell’asfalto, grotteschi funerali malavitosi e anche delle guerre nel mondo ricadano tutte sul loro (ex) sindaco.

Giulia Quaranta

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