domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marino liquidato (anche da se stesso)
Pubblicato il 08-10-2015


Marino alla fine non ha potuto resistere e si è dimesso, anche se nella lettera si riserva addirittura di tornare. Possibile? L’aveva abbandonato anche il PD, che finora non aveva sollecitato le sue dimissioni solo per timore di nuove elezioni vinte dai Cinque stelle, con evidenti ripercussioni sul governo Renzi. Roma è la capitale d’Italia e correre il rischio di perdere in un sol colpo Roma e Milano potrebbe generare effetti speciali. La verità è che Marino era già in caduta libera dopo l’esplosione di Mafia Capitale, non perché avesse qualcosa a che fare con quel sistema putrido di potere, ma perché ne era coinvolta la sua giunta e il suo partito. Quando uno dei segretari di Willy Brandt venne arrestato perché responsabile di essere una spia dell’altra Germania, l’anziano leader socialdemocratico non c’entrava nulla. Anzi, era stato proprio lui ad aprire un dialogo alla luce del sole con quei paesi attraverso la sua Ostpolitik. Ma si dimise da cancelliere un minuto dopo.

Quello che è imputato ai collaboratori ricade sempre sul capo. Chi non sa assumersi la responsabilità di quel che succede ai suoi subalterni non può svolgere le funzioni del leader. Questo Marino, a mio avviso, avrebbe dovuto fare dopo la vicenda di Mafia Capitale, sollevandosi così au dessus de la melèe. Sostenendo cioè la sua completa innocenza ed estraneità rispetto ai fatti accaduti. Ne sarebbe uscito meglio, anziché insistere e cadere sugli scontrini, dopo essere stato coinvolto nel viaggio in America e nella sconfessione seccata del Papa.

Ne sarebbe uscito con un atto di responsabilità e di saggezza. Oggi invece Marino esce male. Lasciamo perdere la questione delle spese del suo bancomat, che testimoniano più che altro la sua superficialità amministrativa e la scarsa sensibilità politica mentre infuriavano molteplici inchieste sulle spese degli amministratori in tutta Italia. In effetti Marino sembra che sia vissuto sulla luna. Quando esplode la grana Casamonica lui è impegnato a fare il sub in America, lo confessa candidamente anche se a Roma pretendono che il sindaco stia nella sua città. Poi, nonostante la pretesa, si avventura in questo secondo viaggio americano finendo per irritare addirittura papa Bergoglio. Infine accetta di inserire sul sito del Comune tutte le spese per pranzi e cene sapendo che non tutto era perfettamente regolare. Così è emerso che i dirigenti di Sant’Egidio neghino, come il papa, di averlo mai incontrato, men che meno a cena, e in un altro caso che si trattava di un pranzo con la moglie.

Disonesto? Mah. Direi piuttosto sbadato. Confuso. Se voleva provocare c’è riuscito. Però in politica conta il giudizio della gente. Se sei un pubblico ufficiale ormai non esiste più il tuo privato. O sai sintonizzarti con l’opinione pubblica o fai altro: il poeta, il chirurgo appunto. Marino sarà anche stato oggetto di una particolare cura da parte di ambienti romani poco raccomandabili. Ma, se è così, l’ex sindaco ha fatto di tutto per assecondare il loro proposito. Il buon Orfini è dimagrito dieci chili e fatica ormai a reggersi in piedi, il suo nuovo vice sindaco ha rassegnato le dimissioni per primo assieme ad altri due assessori. Perfino Formigoni, al confronto di quella di Marino, disponeva di una giunta stabile. Non poteva più resistere. Fossi stato in lui avrei convocato un Consiglio, per parlare chiaro alla città e prima di essere sfiduciato mi sarei dimesso. Marino ha preferito dimettersi prima. Farà un altro viaggio in America?

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Commenti all'articolo
  1. In verità sono le carte “aziendali” che inducono all’errore.
    Ricordo il caso di un esponente di un’associazione nazionale che, chiamato ad esaminare i conti di quella associazione, in vista di proposte di risanamento e di ripresa, quando chiese di vedere le spese delle “carte” si vide rifiutare i documenti: segno che c’era qualche “disguido”.

  2. L’avevo detto in altra occasione. Marino non ha le qualità per fare l’amministratore pubblico.
    Non entro in merito sulle cavolate che ha fatto da quando è stato eletto, doveva dimettersi da tempo ma lui è convinto di essere bravo, di amministrare bene.
    Le colpe in primis sono le sue perché pecca di narcisismo, del P.d. per avergli permesso di partecipare alle primarie e averlo appoggiato, dei romani per averlo votato alle elezioni.
    A questo punto mi sorge un dubbio: Avendo ancora un’età giovane e aver lasciato a soli 55 anni, se vero è che fosse un bravo chirurgo, come mai ha lasciato la professione così gratificante che suoi colleghi lasciano solamente quando non sono più idonei a praticarla?

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