sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Accordo Balcani-Ue (Italia esclusa)
Pubblicato il 26-10-2015


Migranti-vertice UE-MerkelL’Ue “inizierà a cadere a pezzi” se non passerà ad azioni immediate e concrete per risolvere la crisi dei migranti nelle prossime settimane”. Lo ha affermato il premier sloveno Miro Cerar, oggi a Bruxelles per un minivertice, in una settimana nel suo Paese, che conta circa 2 milioni di abitanti, sono arrivati 66.000 profughi. Il mini accordo passato questa notte mette “una pezza”, ma non risolve il problema della crisi dei migranti. Per il momento per cercare di frenare l’onda di rifugiati sulla via balcanica verso la Germania e il nord Europa saranno accolte 100.000 persone nei centri di accoglienza di cui la metà in Grecia. I leader balcanici, riuniti con quelli di Germania, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria e Grecia, hanno annunciato che entro l’anno cresceranno i margini di accoglienza di Atene (30 mila) e 50 mila migranti saranno presi in carico nei Balcani dall’Agenzia Onu per i Rifugiati, che pure creerà ventimila opportunità per famiglie in terra ellenica, è stato previsto inoltre l’invio di 400 guardie di frontiera nei Balcani Occidentali e l’aumento degli sforzi nell’Egeo.

A precisare i termini dell’accordo il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che ha spiegato inoltre come il piano in 17 punti, prevede inoltre l’immediata registrazione (dei migranti) all’arrivo ricorrendo a sistemi biometrici; scoraggiare il movimento dei profughi o migranti da un confine all’altro senza informare i Paesi vicini; scambio di informazioni sulla dimensione dei flussi; collaborare con Frontex per rimpatriare i migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale, in particolare intensificando la collaborazione con Afghanistan, Bangladesh e Pakistan; rafforzare il sostegno ai blocchi di frontiera attuati da Frontex ai confini tra Bulgaria e Turchia; istituire una nuova operazione di controllo Frontex al confine esterno tra Grecia e Macedonia e Grecia ed Albania.

Il mini-summit sull’emergenza migranti è stato fortemente voluto da una Cancelliera sempre più in difficoltà per i problemi in patria con la CDU e un’opinione pubblica sempre più contraria alle politiche di accoglienza annunciate dalla Merkel. “I paesi dell’Europa orientale e centrale che si stanno incontrando a Bruxelles non risolveranno la crisi dei migranti in Europa da soli e hanno bisogno dell’aiuto della Turchia. Abbiamo bisogno, tra le altre cose, di parlare ancora con la Turchia. Sono con la Turchia possiamo passare dall’illegalità alla legalità ed è molto importante che la Commissione europea discuta con la Turchia”. Con queste parole la Cancelliera ha richiamato l’attenzione su una Turchia con la quale riconosce il bisogno di dialogo.

Al vertice hanno partecipato i membri Ue, Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Romania, Slovenia e Ungheria, più Albania, Macedonia e la Serbia convocata per una maggiore cooperazione e nuove iniziative per gestire i flussi. La grande assente resta l’Italia, nonostante durante il vertice è emersa la preoccupazione dell’Ue che gli scafisti possano aprire questo inverno una nuova rotta tra Albania e Italia, come vent’anni fa, se le altre frontiere balcaniche dell’Ue saranno sigillate con maggiori controlli.

Per affrontare la crisi dei rifugiati, che “non terminerà presto”, servono “azioni concrete e operative” aveva detto in apertura del summit l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. “Anche su questa questione sono necessarie la responsabilità e la solidarietà di tutti gli attori coinvolti, Stati membri della Ue e non, istituzioni e agenzie. Mi aspetto un incontro operativo e un lavoro coerente da parte di tutti”.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha chiarito che l’obiettivo del summit straordinario era quello di evitare che i diversi paesi sulla rotta balcanica continuassero a prendere decisioni unilaterali che si ripercuotono sugli altri paesi, come chiudere temporaneamente le frontiere. Nelle ultime settimane la chiusura da parte dell’Ungheria e della Croazia ha provocato il dirottamento non organizzato di centinaia di persone verso altri paesi come la Slovenia. “L’imperativo ora è offrire accoglienza”, ha detto Juncker. “Non è possibile che nell’Europa del 2015 le persone siano lasciate a dormire per strada”. Circa 250mila profughi hanno attraversato i Balcani dalla metà di settembre, la maggior parte di loro sono in fuga dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Qui di seguito la “marcia” vicino al confine sloveno dei profughi

Maria Teresa Olivieri

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