sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

‘Moro’. I 55 giorni
che cambiarono l’Italia
al Teatro Lo Spazio
Pubblicato il 02-10-2015


Pesce_MoroDal 2 all’11 ottobre torna lo spettacolo “Moro, i 55 giorni che cambiarono l’Italia” scritto da Ferdinando Imposimato e Ulderico Pesce, con interventi in video del giudice Imposimato, interpretato e diretto dallo stesso Ulderico Pesce, che riapre la stagione 2015-2016 del Teatro Lo Spazio di Roma a San Giovanni. “Non l’hanno ucciso solo le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi anche dallo Stato”.

Questa frase è il fulcro dell’azione scenica ed è documentata dalle indagini del giudice Imposimato, titolare dei primi processi sul caso Moro, che nello spettacolo compare in video interagendo con il protagonista e rivelando terribili verità che sono rimaste nascoste per quarant’anni. Il titolo dello spettacolo è “moro” con la “m” minuscola a voler sottolineare che nel cognome del grande statista c’è la radice del verbo “morire”. Come se la “morte” di Aldo Moro fosse stata “scritta”, fosse cioè necessaria per bloccare il dialogo con i socialcomunisti assecondando i desideri dei conservatori statunitensi e dei grandi petrolieri americani in Italia rappresentati da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga che, dopo la morte di Moro, ebbero una folgorante carriera e condannarono l’Italia alla “sudditanza” agli USA. Moro sente che uomini di primo piano del suo stesso partito “assecondano” la sua morte trincerati dietro “la ragion di Stato” e lo scrive in una delle ultime lettere che fanno da leitmotiv dello spettacolo: “Il mio sangue ricadrà su di voi, sul partito, sul Paese. Chiedo che ai miei funerali non partecipino né autorità dello Stato, né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno voluto veramente bene e sono degni di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore”.

Il racconto scenico parte dai fatti del 16 marzo 1978 quando in via Fani fu rapito Aldo Moro (all’epoca presidente della Democrazia cristiana) e furono uccisi gli uomini della scorta: Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi (al suo primo giorno di lavoro, sostituiva la guardia titolare stranamente mandata in ferie la sera prima, aveva una grande passione per Modugno e la chitarra), Domenico Ricci, Giulio Rivera e Oreste Leonardi. Raffaele Iozzino, unico membro della scorta che prima di morire riuscì a sparare due colpi di pistola contro i terroristi, aveva avuto in regalo per la cresima dal fratello Ciro un orologio con il cinturino in metallo. manifesto_moro_ulderico_pesceCiro quella mattina era a casa e casualmente, grazie al vecchio televisore Mivar, vide l’immagine di un lenzuolo bianco che copriva un corpo morto, da cui spuntava soltanto il braccio con l’orologio. Questa è l’immagine emblematica che ricorre più volte nelle video proiezioni, la radice prima del dolore di Ciro, protagonista dello spettacolo. Questo dolore diventa rabbia e lo spinge a rintracciare il giudice Imposimato al quale chiede di sapere la verità. Sarà il rapporto tra Ciro e il giudice a rendere chiaro al pubblico che la morte di Moro e dei giovani membri della scorta fu “assecondata” dai più alti esponenti dello Stato italiano con la collaborazione dei Servizi segreti americani.

La denuncia finale che Ciro Iozzino fa nello spettacolo riguarda Steve Pieczenik, braccio destro di Kissinger, un esperto di terrorismo mandato segretamente in Italia dal governo USA per la gestione del caso Moro, che fa delle rivelazioni di cui è in possesso il giudice Imposimato: “La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera. La decisione finale è stata di Cossiga, e presumo anche di Andreotti: Moro doveva morire.” Ulderico Pesce sul suo sito ha lanciato una petizione per chiedere che tutti i documenti sul caso Moro e la sua scorta vengano desecretati e resi pubblici, che la lapide di via Fani venga sollevata e cambiata la scritta in “Uccisi dalle Brigate Rosse e da uomini ancora non identificati”, e che lo Stato chiarisca il ruolo di Pieczenik e di Camillo Guglielmi dei Servizi Segreti Italiani, presente in via Fani.

Alessandro Sgritta 

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