mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La NATO ‘mostra i muscoli’ a Russia e Isis
Pubblicato il 20-10-2015


Nato e Russia-Mediterraneo

È cominciato oggi la più grande esercitazione militare della NATO dai tempi della Guerra Fredda. Battezzata “Trident Juncture 2015”, si svolge in nel mediterraneo, tra le coste dell’Africa, del Portogallo, della Spagna e della Sicilia e vi prendono parte 36mila militari, 140 aerei e 60 navi di 30 Paesi diversi.

Manovre imponenti che dureranno tre settimane, fino al 6 novembre, e che serviranno non solo a coordinare l’uso delle diverse forze armate, ma anche a dare prova di efficienza e capacità di intervento in un’area che sta diventando sempre più ‘calda’. Non a caso molti osservatori le mettono in relazione alla crisi libica e siriana con tutte le possibili opzioni legate alla pressione militare dell’ISIS e alla recente decisione della Russia di intervenire militarmente proprio in Siria. Ufficialmente servono a preparare al meglio la cooperazione tra le forze, in modo che siano pronte a far fronte a qualsiasi minaccia e all’instabilità che coinvolge l’area che va dall’Iraq all’Africa settentrionale, ma anche a contrastare le ambizioni di Mosca nel Mediterraneo.

Il generale Alexander Vershbow, vice segretario dell’Alleanza Atlantica, ha reso estremamente chiaro il messaggio che Trident Juncture 2015 vuole mandare a Mosca. Vogliamo dimostrare – riporta il quotidiano specializzato statunitense Military che siamo “in grado di affrontare tutte le sfide, da quelle convenzionali alle più sofistiche tecniche di guerra ibrida e alla propaganda”. Vershbow ha aggiunto che la situazione geopolitica è molto più instabile rispetto all’ultima volta che tali esercitazioni su larga scala si sono svolte e ha citato esplicitamente l’annessione della Crimea da parte della Russia, il sostegno ai separatisti ucraini ( ma qui la situazione è in fase di miglioramento come riportato nell’articolo di Celeghini) e gli attacchi contro i ribelli moderati anti Assad in Siria così come l’espansione del terrorismo in Libia e Siria.

Tra le novità di queste esercitazioni, come segnalato da Military, il lancio contemporaneo di missili: uno balistico dalla regione dell’Islanda e l’altro antinavale e aereo, che partirà forse, da un’unità nel Mediterraneo con lo scopo di rafforzare il livello di coordinamento applicando “un sistema di difesa aerea e missilistico”, cioè quello che comunemente è conosciuto come ‘scudo antimissile’ in grado di contenere un attacco contemporaneo di più vettori.

Ad alzare il livello di tensione comunque legato a esercitazioni di questo livello e complessità, la contemporaneità delle esercitazioni militari della Russia nella parte orientale del Mediterraneo, la seconda di quest’anno dopo quelle di maggio a cui partecipava anche la Cina. Secondo il ministero della Difesa queste esercitazioni sono propedeutiche a una guerra al Daesh (l’altra denominazione dell’ISIS), con navi da combattimento accompagnato da un lancio di missili da crociera Kalpar, già testato lo scorso 7 ottobre, ma servono anche a dimostrare che Mosca non rinuncia ad avere un suo spazio nel mare ‘caldo’, a cominciare dalla base nel porto di Tartus in Siria.

Funzionari della Nato hanno comunque escluso la possibilità di uno scontro. Robert Bushel, dell’Ufficio Stampa del Patto Atlantico, ha assicurato che queste manovre non porteranno a nessun conflitto nel Mediterraneo. Nelle settimane passate, in previsione dell’intervento militare russo in Siria, esperti militari delle due parti si erano incontrate proprio per assicurare un livello sufficiente di informazione per impedire incidenti tra i due eserciti.

Il coordinamento generale di “Trident Juncture 2015” sarà nella base di Bagnoli (Napoli) AFSE (Allied Foces Southern Europe) mentre in Sicilia a Trapani sarà collocato il centro di comando delle operazioni aeree. Dalla Spagna verranno coordinate le operazioni di terra e dal Portogallo le manovre navali.

Infine da sottolineare che la situazione libica resta ancora molto fluida dopo l’accordo raggiunto tra le diverse fazioni e i due governi di Tripoli e Tobruk per dar vita a un governo unitario. Il Parlamento di Tobruk – ha detto il nostro ministro degli esteri Paolo Gentiloni, “non ha né approvato né bocciato” il piano del mediatore dell’Onu Bernardino Leon. Secondo Gentiloni, il presidente della stessa assemblea “ha deciso di non sottoporre la proposta al voto della Camera dei rappresentanti”, smentendo così le notizie di un voto contrario alla proposta dell’Onu. Traduzione: per evitare la bocciatura del piano, lo stesso non è stato portato in assemblea. Resta insomma ancora nella terra di nessuno dopo aver lasciato quella della diplomazia.

Alvaro Steamer

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