venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Negritudine Socialista
Pubblicato il 07-10-2015


E voi sapete il resto
che due e due fanno cinque
che la foresta fa miao
che l’albero cava le castagne dal fuoco
che il cielo si liscia la barba
ecc, ecc ….
Chi siamo, che cosa siamo? Una questione davvero importante!
Da Aimé Césaire, Cahier d’un retour au pays natal

Il problema dell’Italia non è mai stato quello di evitarsi l’etichetta di Repubblica delle Banane, nonostante il bollino blu dei radical-chiquita ed il “come Mister tally man, tally me banana” ascaro-sindacale. Noi siamo sempre rimasti la Repubblica delle Melanzane (alla parmigiana), ovvero Repubblica fondata sulle benpensanti casalinghe di Voghera e sulle esterofile casalinghe di Guevara, per non parlare delle torme di casalinghe di Medjugorje. Con “casalinghe” mi riferisco a tutti i sessi di un popolo che, anche quando mantiene il lavoro, non vanta più alcuna professione (in senso lato). I dibattenti d’oggi non riescono a dibattere seriamente ché le prime si inquietano e le seconde si indignano. Le terze non han bisogno di repubbliche, son già al Nirvana e quindi, per quelli lì del “dibattito”, nevermind, ça va sans dire. I dibattenti d’oggi che si rivolgono alle prime si votano alla Commedia dell’Arte, ognuno con la propria maschera banale e prevedibile in ogni sortita, quindi innocua. Quelli che si rivolgono invece alle seconde fanno i Grilli Parlanti, sono zelanti e quindi non migliori dei primi (“Surtout pas trop de zèle”, Talleyrand). L’innocuità e lo zelo non sono certo le uniche scelte possibili, sono quelle più comode per mantenere il proprio ruolo di guru, per quanto svilito. Anche questa vigliaccheria però non rende immuni alla realtà, ed ecco che gli innocui e gli zelanti vengono travolti dai nocivi e dagli zeloti, l’antipolitica che artiglia i ventri come la dissenteria. Il riformismo vero e immune alle fiacchezze, alle impotenze e alle sterilità odierne, sarebbe l’unica alternativa costruttiva ai seduttori, ai tentatori ed ai convertitori. Noi scegliamo di convincere, parliamo alle intelligenze, perché abbiamo fiducia negli uomini. Questo distinguerà la prossima conferenza programmatica dai vari cantieri del resto della sinistra italiana.

Due culture sembrano fondersi in un affascinante, ambiguo
abbraccio, soltanto perché l’una possa infliggere all’altra una
più evidente negazione.
Da Michel Leiris, Frêle bruit

Smisi di leggere ‘Il Riformista’ appena iniziai a far politica (2003), proprio perché mi pareva che l’autorevole ma zelante quotidiano arancione avesse come unico scopo quello di parlare all’orecchio sordo (l’orecchio del socialismo) dei diessini e finì inevitabilmente schiacciato tempo dopo. Perché mai avrei dovuto leggere ogni giorno appelli inascoltati ai manovratori della grande Nave Ammiraglia del Centro Sinistra? Molto meglio divertirsi a seguire il Foglio, così nebuloso di incenso e zolfo, per mettere in discussione ogni giorno i miei valori, senza farmi cullare da miglioristi che, troppo tardivamente, avevano iniziato a rivendicare il proprio ruolo storico, con distinguo e rivalutazioni sul PSI, un meccanismo mentale troppo simile ai pietrificanti sensi di colpa occidentali sul colonialismo per stuzzicarmi. Che cosa poteva importarmi se la coerentissima periferia culturale dell’Egemonia postgramsciana veniva a dirmi che Craxi aveva ragione (per poi finire con Macaluso che osa chiamare “riformismo” il truce realismo di Togliatti)? Di tutti i traumi che Tangentopoli ha impresso sul Socialismo Italiano non ho ereditato né la sindrome di Stoccolma, né il vittimismo, né il millenarismo, né i complessi di inferiorità.

Non avendo alcun problema con la storia del mio Partito non mi sono mai nascosto dietro gli equivoci che hanno troppo rallentato la riconciliazione dei socialisti italiani col proprio ruolo storico nel Paese. Come ad esempio il Socialismo Europeo che, già nel 2009, al congresso dell’ECOSY, da neomembro del Bureau, definii metternichianamente mera espressione geografica, mentre la vulgata della Crisi come sistemica del capitalismo si rafforzava tralasciando la critica al centralismo bancario, all’espansione del credito, all’Euro stesso. Come al solito eravamo già avanti, ma approfondirò la questione nel prossimo contributo. Al chiagne e fotte delle excolonie col piattino in mano ho sempre preferito il tema di Alì dalla Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, al politicamente corretto multiculti ho sempre favorito la negritudine del Cèsaire e del Senghor, pur coi loro equivoci ideologici. La negritudine socialista è il rivendicazionismo orgoglioso anche degli stereotipi subiti, sbattendoli in faccia ai detrattori che, incapaci di fare i conti con la propria storia, rinfacciano scioccamente tangenti, mariuoli, nani, ballerine e tutto il repertorio di una cultura politica priva di ogni fantasia.

Devo ammettere che sono molto ansioso di partecipare alla prossima conferenza programmatica proprio perché sarà la prima dopo la caduta del feticcio PSE, con la rivalutazione ufficiale da parte di Nencini del Socialismo Mediterraneo. Roba che già covava da Montecatini, pur dovendo dare un’ultima chance alla nostra famiglia ma l’ingresso del PD nella famiglia europea non ha risolto la Questione Socialista in Italia, con buona pace di chi ci ha lasciati negli ultimi anni per andare a dissolversi. Questo non vuol certo dire che la federazione tra noi ed il PD sia un errore, anzi è proprio la strada che va percorsa per far pace tra il nuovo sistema partitico e le necessità autonomiste. Il punto è che il PSI ha ancora una Missione che non può esaurirsi negli obbiettivi del PD. La nuova Ammiraglia del Centrosinistra ha dalla sua una leadership funzionale ed i numeri necessari per fare massa critica elettoralmente e parlamentariamente.

L’accoppiata di Direttori Del Bue-Covatta (l’impaginazione al potere) promette bene per questa Conferenza che muove dal lavoro che hanno entrambi svolto rispettivamente sull’Avanti! e su Mondoperaio. Visto che siamo sull’Avanti!, come promesso nel mio scorso contributo, ho intenzione di soffermarmi sulle questioni poste dal Direttore Del Bue: democrazia, lavoro, sicurezza e libertà. Lavoro e libertà già affrontate (è in corso la campagna FGS Disordine Professionale), Sicurezza ne parlerò nel prossimo contributo.

«[…] allora vi dirò che è vano drizzare contro lo stato delle barriere di cartapesta,
perché la Storia passa e passerà malgrado il testo della Costituzione,
che vale oggi ma non per l’eternità.»
Pietro Nenni

Non ho molto da scrivere in materia di democrazia perché avrei troppo da dire. Questo perché alla fine dei conti socialisti non importa molto se si viva nel bicameralismo (perfetto o imperfetto che sia) o nell’unicameralismo, nel federalismo o nel centralismo e via cantando. La questione non è ideologica ma metodologica, e proprio perché metodologica la questione è rifor-mistica, l’importante per noi è quindi che l’esito sia il più ordinato possibile. E sull’Ordine ho già detto qualcosa altrove ma ci tornerò più approfonditamente.
Del Bue parla di Bundesrat, e ben venga. Nella mozione FGS già ne parlavamo (capitolo sulle Riforme Istituzionali scritto dal compagno Matteo Pugliese), così come del presidenzialismo. Interessanti i punti che verranno sviluppati a partire dagli appunti del Direttore: ristabilire la compatibilità tra consiglieri e assessori (perché i governatori ed i sindaci se ne fregano troppo delle assemblee che vengono morfinizzate da certe dosi di tolleranza al malaffare quando non mortificate, tutto allo scopo di limitarne le funzioni democratiche), riesame della legge Bassanini e di tutto l’impianto che ha sostituito la politica con la burocrazia aumentando lo storico immobilismo italiano e persino la corruzione.

In attesa, tenete sempre d’occhio la nostra mozione
Roberto Sajeva
Segretario Nazionale FGS

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