lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nel 2015 aumenta il risparmio delle famiglie
Pubblicato il 28-10-2015


Risparmio-famiglieIn Italia ancora una famiglia su 4 è colpita dalla crisi e un italiano su 10 si trova in una condizione di indigenza assoluta. Tuttavia i nuovi dati pubblicati dall’Acri-Ipsos lasciano intravedere un po’ di luce. Per la prima volta dal 2011, il numero dei soddisfatti della propria situazione economica supera quello degli insoddisfatti.

L’indagine Acri-Ipsos sul risparmio offre uno scenario di miglioramento per gli italiani e il loro tenore di vita. In particolare, uno su 3, cioè il 36% degli intervistati, ha fiducia nel futuro dell’Italia  e di una ripresa economica, contro il 27% di sfiduciati. I giovani sono quelli che hanno dato risposte positive. L’atteggiamento di spesa, se prima era per un oculato risparmio, ora è più rilassato e sempre di più tornano ad acquistare beni e servizi. Tutto ciò si verifica tra le classi medie e più abbienti, e quindi con una fascia di reddito medio- alto, che oscilla tra i 50mila e i 70mila euro lordi l’anno.

La voci che registrano un incremento dei consumi notevole riguardano soprattutto la telefonia, il settore auto e l’elettronica. Ciononostante una famiglia su 4, cioè il 23, risponde che non riuscirebbe a far fronte a una spesa improvvisa di mille euro utilizzando proprie risorse, e quindi alla ricerca di un mini-finanziamento per saldare eventuali debiti o ritardi di pagamenti.

Altro dato rilevato dall’intervista Acri-Ipsos è la soddisfazione degli italiani per la moneta unica. Il 71%, vale a dire circa 3 italiani su 4, ha risposto negativamente sull’euro, anche se la maggior parte degli intervistati crede che la moneta comunitaria sarà utile sul lungo periodo. A credere che tra 20 anni l’euro sarà un vantaggio è il 51%, mentre il 36% pensa che l’euro sarà uno svantaggio anche tra 20 anni. Inoltre, il 13% sostiene di non avere un’opinione in merito.

Gli umori degli italiani sembrano non additare l’Europa come la causa della crisi nazionale; solo il 4% imputa ogni responsabilità all’Unione Europea. Il 48%, invece, sostiene che la causa della crisi risieda nel malgoverno del Paese negli ultimi 20 anni, soprattutto per non aver apportato le riforme strutturali e istituzionali necessarie. Ultimo dato rilevante è un 26% di intervistati che sostiene la ciclicità delle crisi dovute al sistema finanziario ed economico costituitosi dagli anni ’80, cioè agli albori della globalizzazione.

I dati rilevati dall’indagine Acri-Ipsos sono indicativi e parzialmente attendibili, dato il campione ristretto. Purtroppo, facendo un giro tra le zone sub-urbane di ogni città d’Italia, si riscontrano degrado e un malfunzionamento quasi totale di servizi pubblici, oltre che a scene quotidiane di nuovi poveri che rovistano nella spazzatura. La Politica italiana guarda al macrosistema economico, mentre andrebbero risolti i microproblemi di ogni giorno. È inutile cercare dei finanziatori internazionali, in quanto essi investiranno i loro capitali in borsa in un titolo finanziario, non sulle persone. I veri finanziatori investono su strutture fisiche, non digitali, su persone e lavoratori, non in base a stime e diagrammi cartesiani.

Manuele Franzoso

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