martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nobel per la pace, la ‘via’ tunisina alla democrazia
Pubblicato il 09-10-2015


Nobel Pace-Quartetto Tunisia

È giunta inaspettata, ma non meno significativa la notizia dell’assegnazione del Nobel per la Pace al ‘Quartetto per il dialogo nazionale tunisino’.

Essa simboleggia in un momento così delicato per l’avvenire del mondo arabo e per l’aggravarsi delle crisi mediorientali, un messaggio esplicito di pace e di incoraggiamento alle volontà di dialogo all’interno delle comunità musulmane che devono, e possono, raggiungere livelli accettabili di democrazia e di dignità in stretta relazione con l’Occidente.

Il Dialogo Nazionale Tunisino è un gruppo eterogeneo composto dallo storico sindacato UGTT, dalla Federazione che unisce l’Industria, il commercio, l’artigianato (UTICA), dalla Lega Tunisina dei diritti dell’uomo e dall’Ordine Nazionale degli Avvocati. Esso si attivò per cercare una via d’uscita alla crisi scoppiò, nel febbraio e nel luglio del 2013, in seguito ai due omicidi di Belaìd e Brami ovvero di due figure rilevanti della sinistra laica del Paese.

Le Quattro organizzazioni riuscirono a strappare l’impegno sia ai partiti di Governo (dominato allora dal partito religioso di An-Nahda,) che all’opposizione nazionale, di ultimare il percorso politico tracciato per l’adozione di una nuova Costituzione progressista entro la fine del Gennaio del 2014.

Il compromesso prevedeva le dimissioni del primo ministro islamista Ali Larayedh e la sua sostituzione con un Governo di natura tecnica presieduto da Mehdi Jomaa. Tra l’altro Larayedh è stato in seguito accusato da un ex deputato del suo schieramento di essere il mandante dei due omicidi e appena due giorni fa, uno dei soci proprietari del network dal quale venivano lanciate queste accuse, è stato oggetto di un tentativo di assassinio.

Secondo tutti gli analisti questo compromesso fortemente voluto dal Quartetto per il dialogo nazionale tunisino ha scongiurato il conflitto civile e politico, oramai non più strisciante, che rischiava di gettare nel caos la Tunisia.

Le elezioni democratiche che hanno visto la vittoria dei laici, con la presidenza assegnata a Beji Caid Essersi, sono di fatto il successo del Quartetto che ha saputo costruire pazientemente attraverso il dialogo e il coinvolgimento ampio della società civile il consenso necessario per dotare la Tunisia di fondamenta democratiche ed istituzionali solide, attraverso un processo costituzionale condiviso. Un perimetro che si è rivelato essenziale in questa fase per far coesistere aree politiche della società tunisina diametralmente opposte e difficilmente conciliabili.

Il messaggio che arriva da Oslo è chiaro: è possibile far convivere i diversi nel processo democratico, è necessario esaltare il peso ed il ruolo dei corpi sociali intermedi quando si è in assenza di partiti con un largo consenso e con solide ed antiche radici democratiche.

La questione non riguarda soltanto le giovani democrazie arabe, ma riguarda anche l’Occidente che vede fragilizzarsi la componente storica dei partiti tradizionali di massa mentre crescono forme disordinate di consenso politico, attraverso movimenti di chiaro stampo populista e nazionalista, in presenza di una larga disaffezione popolare dai corretti processi democratici.

Il caso tunisino è stato sovente preso a prestito come illuminante per la dignità e la sobrietà del sollevamento popolare e per la maturità con la quale un piccolo Paese ha saputo attraversare la sua dura e difficile transizione; in questo frangente i tunisini vengono presi a esempio per sostenere un’idea intelligente della democrazia deliberativa quando non vi sono basi legittime per potersi rivolgere ai cittadini. In questo frangente le forze sociali organizzate nonché i difensori e promotori dei diritti civili sono interlocutori essenziali per costruire una democrazia fondata sul consenso, ma soprattutto su un accettabile pluralismo.

Bobo Craxi

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