sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ucraina. Tutti d’accordo: per ora meglio non toccare nulla
Pubblicato il 03-10-2015


Hollande, Putin, Poroshenko,Merkel

Mentre l’intervento della Russia in Siria agita l’Occidente, a Parigi, venerdì 2 ottobre, si è tornati a parlare di Ucraina. A farlo sono stati il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Petro Poroshenko, che hanno fatto il punto a otto mesi dalla firma degli accordi di Minsk-2. Due sono state le tematiche principali di questo nuovo vertice a quattro, una riguardante il ritiro degli armamenti e l’altra le elezioni locali da tenere nelle regioni dell’Est, da mesi caratterizzate dal conflitto bellico tra l’esercito regolare ucraino (spalleggiato da gruppi nazionalisti) e le milizie filo-russe (a loro volta appoggiate dal Cremlino).

Sul primo fronte, i quattro hanno raggiunto dei risultati concreti, trovandosi d’accordo sulla necessità di iniziare il ritiro degli armamenti dalla zona di contatto. Già il giorno successivo all’incontro, sabato 3 ottobre, sono giunte notizie che sia l’esercito ucraino che i ribelli filo-russi hanno iniziato il ritiro delle loro armi ad almeno 15 kilometri dalla linea del fronte. Tale passaggio avviene all’apice di un periodo di tregua tra le due parti, iniziata il primo settembre. Da allora non sono mancati momenti di tensione, ma nel complesso non vi sono state operazioni belliche sul territorio ucraino. L’operazione di ritiro e il mantenimento della tregua saranno tenuti sotto controllo dagli osservatori dell’OSCE.

Il secondo punto, relativo alle elezioni, è invece più spinoso. Gli accordi di Minsk-2 prevedono che le elezioni nelle regioni del Donbass, l’area dell’Est controllata dai filo-russi, si tengano nel rispetto della legge ucraina. Fino ad ora, però, i leader ribelli hanno continuato a sostenere di voler tenere le elezioni il prossimo 18 ottobre, in autonomia da Kiev. Poroshenko ha fatto capire che tali elezioni sarebbero considerate illegali, e Hollande e la Merkel si sono posti sulla stessa linea. Putin, dal canto suo, ha sottolineato come gli accordi firmati nella capitale bielorussa prevedano che alle regioni del Donbass sia concessa un’ampia forma di autonomia. Nonostante un voto del parlamento di Kiev dell’agosto scorso vada in questa direzione, nei fatti questa autonomia territoriale è tutta da realizzare.

Ciò che è emerso dall’incontro, dunque, è un sostanziale congelamento della situazione. Da un lato, il governo ucraino è alle prese con molte problematiche interne, dalla pressione dell’estrema destra, alla diffusa corruzione fino alle difficili condizioni economiche. Dall’altro, Putin, con il suo intervento in Siria, sembra intenzionato a proporsi come partner degli occidentali nella lotta al terrorismo islamico, lasciando la crisi ucraina in secondo piano. In questo modo, il leader del Cremlino spera in un superamento delle sanzioni occidentali alla Russia, già messe in dubbio da diversi governi europei. Il risultato di queste strategie è un sostanziale stallo in Ucraina: che non si spari più è già un importante risultato, ma per una risoluzione della crisi e una stabilizzazione dell’area la strada appare ancora lunga.

Riccardo Celeghini

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