venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LIBIA, UN NUOVO INIZIO
Pubblicato il 09-10-2015


Guerra Libia-tregua

Il dopo-Gheddafi è stato un susseguirsi ininterrotto di caos, sangue, scontri e distruzioni, ma alla fine, la svolta è arrivata. Con l’incubo dell’Isis sempre più forte, dopo mesi di negoziati, è stata raggiunta un’intesa che dovrebbe mettere fine alla guerra civile e dare vita a un Governo di unità nazionale. Un’impresa davvero ardua, che può riservare colpi di scena e sorprese amare in ogni momento, perché gli attori coinvolti in questo dramma, tutti con una voce in capitolo, sono davvero tanti: dal governo ‘legittimo’ di Tobruk a quello di Tripoli passando per le varie tribù che fino a ieri erano rimaste unite solo perché c’era il tallone del Colonnello a schiacciarle imponendo un ordine fondato sulla paura.

MESI E MESI DI NEGOZIATI
Dopo mesi di estenuanti negoziati le delegazioni hanno raggiunto un accordo sulla lista dei nomi dei candidati alla guida del nuovo Governo. Riunite in Marocco, hanno partorito un accordo che ora deve passare al vaglio dei due governi rivali di Tobruk e Tripoli. L’annuncio è stato in nottata dall’inviato speciale dell’Onu, lo spagnolo Bernardino Leon. “Speriamo – ha detto il diplomatico giunto tra l’altro al termine del suo mandato – che questa lista di nomi possa avere il sostegno di tutti i libici. Questo governo avrà bisogno del sostegno di tutti i libici e sono sicuro che ci sarà anche molto supporto dalla comunità internazionale”.

“Troppi libici – ha detto – hanno perso la vita, troppi bambini e troppe madri sofferto. Secondo le agenzie Onu, circa 2,4 milioni sono in una grave situazione umanitaria. A tutti loro vanno le nostre scuse per non essere stati capaci di proporre prima questo governo”.

PLAUSO DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, “plaude” al risultato e in una nota elogia “i partecipanti ai negoziati per aver raggiunto un testo finale per un accordo politico”. “Dopo mesi di agitazioni ed incertezze” il segretario generale “esorta i leader libici a non sprecare questa opportunità”. “Ora – ha concluso – è il momento per le parti di approvare questa proposta e firmare l’accordo senza indugi”.
“Soddisfazione per il risultato conseguito nella notte dalle delegazioni delle formazioni libiche”, è stata espressa dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Per il capo della diplomazia italiana, “è un importante tappa del percorso verso l’auspicabile creazione di un governo di unità nazionale”.
“Ora è fondamentale che tutte le parti approvino l’intesa raggiunta questa notte e procedano alla firma dell’accordo”, ha commentato Gentiloni a proposito “L’Italia, nel riconoscere l’incessante sforzo compiuto dall’inviato delle Nazioni Unite, Bernardino Leon continuerà a dare il suo sostegno alle prossime tappe verso la pace e la stabilità della Libia”.
Per Bobo Craxi, responsabile esteroi del PSI, “è stato compiuto un significativo passo in avanti. Naturalmente è la prospettiva attorno alla quale sostenere ed aiutare l’insieme composito della nazione libica. L’Italia dovrà fare la sua parte come credo nella ricostruzione delle Istituzioni libiche e per garantire sicurezza e stabilità”.
Plauso anche dal Vaticano. Il vicario apostolico di Bendasi, mons. Sylvester Carmel Magro, ha dichiarato all’agenzia libica Misna: “Aspettavamo notizie positive come questa con trepidazione. Il popolo libico ha sofferto abbastanza. Vuole lasciarsi tutto questo alle spalle e voltare pagina”. “Ora è fondamentale che le due parti approvino le nomine e sottoscrivano l’intesa”. “Molti in Libia si rallegrano per quello che viene percepito come un primo, timido passo verso la pace”.

L’ORGANIGRAMMA DEL NUOVO GOVERNO
Il premier proposto per il nuovo esecutivo di concordia è Fayez Serraj (originario di Tripoli), membro del Parlamento di Tobruk ma non nella lista dei designati da Tobruk. Ad occupare i posti di vicepremier Ahmed Maetiq (Misurata, ‘Parlamento’ di Tripoli), Moussa Kony (Sud, indipendente), Fathi Majbari (Est, sostenuto da Tobruk ma anche da Ajdabia e dall’Esercito libico), mentre tra i ministri figurano Mohamed Ammari (Tripoli) e Omar Al Assuad (Zintan).

LA PAURA DELL’ISIS
L’Ansa ripercorre le tappe della crisi ricordando che una prima bozza di intesa viene raggiunta a luglio, fra Tobruk, Misurata, Zintan e gran parte delle municipalità di Tripoli, ma senza il consenso del parlamento di Tripoli, che non firma l’accordo. A quel punto il pressing da parte della comunità internazionale su Tripoli si fa sempre più forte. Il 13 settembre i due governi rivali raggiungono una sorta di “consenso” sui principali punti. Il percorso a quel punto appare meno accidentato e si rinnovano le speranze più volte deluse. Ma nei giorni a venire la discussione si arena in particolare sui nomi di chi andrà ad occupare le posizioni di vertice nella nuova Libia. A inizio ottobre riprendono i negoziati in Marocco, ma diventa sempre più chiaro agli occhi di tutti che le posizioni fra le due ‘capitali’ libiche prendono strade sempre più opposte. Leon rinnova i suoi aut-aut ed innesca un vero e proprio braccio di ferro con il Parlamento di Tripoli, che però prende tempo. Fino a stanotte con l’annuncio della lista del novo governo unitario. Un percorso accidentato pieno di intoppi che parte dal lontano 2011 dopo la rivoluzione e la morte di Muammar Gheddafi che fanno piombare la Libia nel caos più totale.

Un anno dopo la caduta del regime ed in piena ricostruzione dopo le bombe della coalizione internazionale si svolgono le prime elezioni libere che conferiscono al Paese una prima vera svolta democratica. Ma gli scontri accesi e le violenze tra le varie milizie e gli ex ribelli che non hanno abbandonato le armi, complicano ulteriormente la situazione. Ma è nell’estate del 2014 che avviene il tracollo delle istituzioni, quando esplode la guerra tra le milizie di Zintan e di Misurata per il controllo di Tripoli. Il nuovo Parlamento eletto, insieme al governo del premier Abdullah al Thani, riconosciuto dalla comunità internazionale, sono costretti a rifugiarsi ad est e ad insediarsi nella città di Tobruk, in Cirenaica.

Nello stesso periodo la capitale cade sotto il controllo delle milizie filo-islamiche di Fajr Libya, che impongono un vero e proprio governo opposto a quello di Tobruk e legato ai Fratelli musulmani. Il risultato è un Paese spaccato in due con in mezzo, nell’area di Sirte, la presenza minacciosa dei jihadisti dell’Isis dove hanno imposto una sorta di emirato basato su una rigida interpretazione della sharia.

Armando Marchio

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento