domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

OMS: Wurstel e bistecche
più rischio di tumori
Pubblicato il 26-10-2015


Insaccati-carni rosse-allarme

W la dieta mediterranea, poca carne, molta frutta e verdura. Che mangiare troppa carne rossa o molti insaccati e conservati facesse male alla salute lo si sapeva da anni, ma oggi non siamo più di fronte ad un’opinione diffusa tra i medici bensì a un rapporto dell’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale dell Sanità, (OMS) la massima autorità che veglia sulla salute del genere umano.

Il rapporto non va tanto per il sottile e ha subito provocato un’alzata di scudi delle aziende e delle organizzazioni commerciali del settore: le carni lavorate come i wurstel ‘sono cancerogene’, e vanno inserite nel ‘Gruppo 1’ delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Per la classica bistecca il rischio è inferiore e va inserita nella categoria di quelle solo ‘probabilmente cancerogene’. Caspita, non è poco, ma c’è sempre da ricordare che questi allarmi indicano sempre delle soglie, delle quantità che fanno crescere il livello di rischio e non stabiliscono degli automatismi tra l’ingestione di una bistecca, casomai alla brace, e l’insorgenza di un tumore allo stomaco. Un conto è invece nutrisri regolarmente con cibi a ‘rischio’.

La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. “Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel ‘Gruppo 1’ in base a una evidenza sufficiente per il tumore colonrettale. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa”.

LE CARNI ROSSE
Le carni rosse sono considerate ‘probabilmente cancerogene’ e in questa categoria rientrano “tutti i tipi di carne di muscolo di mammifero, come ad esempio manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra”.

LE CARNI LAVORATE
Le carni trattate o lavorate sono quelle indicate come più pericolose per l’uomo, essendo state inserite dall’Oms nel ‘Gruppo 1’ per rischio cancerogeno. Le carni lavorate includono le carni che sono state trasformate – spiega l’Oms – “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. La maggior parte delle carni lavorate contiene maiale o manzo, ma le carni lavorate possono anche contenere altri tipi di carni rosse, pollame, frattaglie o prodotti derivati dalla carne come il sangue. Esempi di carni lavorate includono dunque, avverte l’Oms, gli hot dogs, prosciutto, salsicce, carne in scatola, preparazioni e salse a base di carne.

La notizia della ‘‘condanna’’ da parte dell’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, IARC, era già uscita sulla stampa inglese e secondo le indiscrezioni pubblicate dal Daily Mail arriverebbe una bocciatura anche per la carne rossa, che potrebbe essere inserita nella “enciclopedia dei cancerogeni” ed etichettata come “lievemente meno pericolosa” rispetto ai lavorati industriali.

ALIMENTAZIONE ETUMORI
Secondo uno studio Aiom il 9% degli italiani nel 2010 mangiava carne rossa o insaccati tutti i giorni, il 56% 3-4 volte a settimana. Per il ministero della Salute il cancro del colon-retto, quello di cui si è trovata la maggiore associazione con il consumo di carne lavorata, è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 55.000 diagnosi stimate per il 2013.

LE REAZIONI
Secondo Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), “La decisione della International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms di inserire carni lavorate e carni rosse nella lista delle sostanze cancerogene è un invito a tornare alla dieta mediterranea. La Iarc conferma dati che conoscevamo da tempo ovvero che la presenza di conservanti o di prodotti di combustione in questi alimenti è legata ad alcuni tipi di tumore. Per quanto riguarda le carni rosse è una questione di modalità e di quantità, non esiste una ‘soglia di esposizione’ oltre la quale ci si ammala sicuramente. Il messaggio che dobbiamo dare è che la carne rossa va consumata nella dovuta modalità, una o due volte a settimana al massimo. Il messaggio principale è invece un invito a tornare alla dieta mediterranea, che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore”.

La Coldiretti obietta che il consumo di carne degli italiani, con 78 chili a testa, è ben al di sotto di quello di Paesi come gli Stati Uniti, che ne mangiano 125 chili pro-capite, o degli australiani con 120 chili, ma anche dei francesi con 87 chili a testa. Inoltre – spiega – dal punto di vista qualitativo la carne italiana è meno grassa e la trasformazione in salumi avviene naturalmente, solo con il sale senza l’uso dell’affumicatura messa sotto accusa dall’Oms. “Il rapporto Oms – secondo Coldiretti – è stato eseguito su scala globale su abitudini alimentari molto diverse, come quelle statunitensi che consumano il 60% di carne in più degli italiani”. L’organizzazione agricola sottolinea che le carni ‘made in Italy’ sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione doc che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali, tanto da garantire agli italiani una longevità da primato con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini.

Inoltre “non si tiene conto che gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana”. Proprio quest’anno peraltro – precisa la Coldiretti – la carne è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie italiane dopo l’ortofrutta con una rivoluzione epocale per le tavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo. La spesa degli italiani per gli acquisti è scesa infatti a 97 euro al mese per la carne che, con una incidenza del 22% sul totale, perde per la prima volta il primato.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Ritengo assurdo pensare che questa sia una notizia cui fare affidamento; lo dico riflettendo, ironicamente, ma poi nemmeno più di tanto, su due questioni: 1) vi immaginate, lo stand della Germania (ma avrei potuto citare l’Austria o l’Olanda o, guardando oltreoceano l’Argentina e gli stessi USA) presente ad EXPO2015 che bandisce dalla sua cucina tradizionale lo stinco ed i wurstel, insieme a tutte le altre carni bovine, suine ed ovine prodotte sui suoi pascoli, per propagandare esclusivamente i crauti o le patate magari cotti al vapore?
    2) agli amici vegani e vegetariani vorrei sottoporre all’attenzione il fatto che prodotti autenticamente biologici sono difficilmente individuabili, considerato il fatto che si determina, tanto per dirne uno, l’inquinamento derivante dalla caduta delle piogge e dai loro componenti acidi sui terreni, nonché dall’inquinamento atmosferico che direi essere difficilmente reversibile, senza considerare, tanto per dirlo chiaramente, i luoghi di coltivazione dei prodotti vegetali che vengono assunti (in Italia il caso della “terra dei fuochi” è emblematico).
    Francamente da sempre sappiamo che il consumo smodato di carne rossa ha implicazione sulla salute, causando spesso problemi di natura gottosa, alla pari di come, ad esempio, l’uso troppo frequente di vegetali contenenti ferro può ingenerare egualmente problemi connessi alla salute; lo stesso tipo di cottura, sia esso delle carni di qualsiasi genere( comprese quelle bianche e quelle del pesce), sia esso delle verdure, può determinare conseguenze. Dunque la questione penso, così come avvenne anni fa per il fenomeno della “mucca pazza” ed il conseguente bando per un lungo periodo dalle nostre tavole della bistecca “fiorentina” (e poi successivamente dei prodotti avicoli) sia riferibile a ben altra questione, più propriamente legata ad interessi diversi attraverso l’uso strumentale dell’ informazione, piegata al volere di certi gruppi di pressione.
    Non intendo su questo certamente sostenere la cucina dei McDonald’s o di altre catene globalizzate che di per sé, l’ho sempre denunciato, tendono ad annientare la cucina della tradizione, ma nemmeno allarmare oltremodo il sistema agroalimentare e la produzione stessa.
    Ritengo invece che l’assunzione da parte del corpo umano di giusti quantitativi proteici, sia animali che vegetali, a cui aggiungere i necessari prodotti di emulsione tipici delle diverse latitudini, non possa che far bene all’organismo attraverso adeguate diete bilanciate, frutto di una cultura diversa del cibo a cui tutti dovremmo tendere.
    Il salutismo, non è quello dei vegani e dei vegetariani, la cui scelta ritengo appartenga più ad una categoria filosofica che non ad una mera forma di salvaguardia alimentare.
    Occorre invece, quello sì, un più attento e sempre maggiore controllo sulle frodi alimentari, sull’uso dei prodotti di qualità e sulla loro trasformazione e conservazione prima dell’arrivo sulle tavole.
    Apprezzo la campagna che da anni conduce Slow Food, studiando, difendendo, e divulgando le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo, impegnandosi per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, battendosi contro l’omologazione dei sapori, l’agricoltura massiva, le manipolazioni genetiche.
    In questo quadro di disinformazione in cui, a mio parere si collaca lo studio dell’OMS, ho molto poco apprezzato le dichiarazioni dell’imprenditore Oscar Farinetti, proprietario della catena Eataly, pronto a gettarsi sulla notizia, per propagandare il prodotto del proprio marchio esageratamente presente nel padiglione Italia dell’EXPO di Milano, quasi come un monopolio dell’agroalimentare nazionale.

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