mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Orlando e i partiti: miglior tacer non fu mai scritto
Pubblicato il 13-10-2015


Chi pensa di prendere per buoni i fumosi argomenti che Leoluca Orlando Cascio, sindaco (a vita?) di Palermo, storico leader dei professionisti dell’antimafia, calunniatore di Giovanni Falcone (in vita: da quando è stato ammazzato non perde occasione di versare, ovviamente a favore di telecamere, lacrime di coccodrillo), che ha la pretesa di spiegare ad altri, come si apprende leggendo l’intervista apparsa (dove se no?) nell’odierna edizione di ‘La Repubblica’, che cosa sono divenuti i partiti, cosa dovrebbero essere, come dovrebbero essere regolamentati, meritino attenzione, soffre di memoria corta oppure ha obliterato un pezzo di storia al punto che potrebbe pure ritenere che prossimamente sulle cime delle Alpi, degli Appennini e pure delle Madonie, nevicherà rosso.

Perché è semplicemente surreale che uno che come Orlando ha costruito le sue fortune politiche a Palermo (anche altrove, per fortuna per poco tempo) mediante la sistematica delegittimazione pubblica dei dirigenti del suo partito di allora, la Dc (chiedere notizie in merito all’allora commissario del partito palermitano, l’ex senatore Giorgio Postal, di Trento), che ha poi fondato un movimento politico siculo-giacobino, ‘La Rete’, che trovò la sua ragion d’essere nella trasversalità e nella pervicace volontà di destrutturazione dei partiti politici, definiti associazioni a delinquere guidate da ladri e delinquenti se non collusi con la malavita, movimento in cui la faceva da padrone, con un sinedrio composto dai reverendi padri Sorge e Pintacuda, che è stato, nelle aule parlamentari e purtroppo nel centrosinistra, il campione del giustizialismo un tanto al kilo, rivaleggiando con i fascisti, i leghisti espositori di cappi e con Tonino Di Pietro, pretenda oggi di indicare la strada per mettere mano alla riforma dei partiti, farnetichi sul leaderismo e giunga a proporre delle soluzioni alla crisi della rappresentanza e della democrazia che tanto ha contribuito a demolire, a chi è stato, suo malgrado, testimone delle sue prodezze, provoca attacchi incontrollati di orticaria.

All’eterno sindaco andrebbe inviato per posta celere un messaggio contenente solo il sempre utile detto: “Miglior tacer non fu mai scritto” .

Emanuele Pecheux

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