domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ostia Connection.
La nuova stirpe criminale
nella città di Roma
Pubblicato il 20-10-2015


SuburraPiove su Roma. Piove dove non ha più motivo la pietas cristiana. La Roma Papalina torna ad  essere pagana, votata al dio denaro, fattosi clan. Indietro nel tempo, retrocessa, come prima d’essere caput mundi e addirittura imperiale: i pastori, successori del fondatore fratricida, parlano in slang nelle ville kitsch, nuovi padrini e padroni, di etnia rom. I romani “ suburri” di razza, ringhiano forte come cani alla luna, si contendono le spoglie di quel che avanza. Piove su Roma. La pioggia cerca di lavare le colpe degli uomini, ma è retorica. Giorni scanditi verso l’Apocalisse, con le dimissioni del Pontefice come termine ultimo, un racconto cronachistico il film di Stefano Sollima (“ACAB-All Cops are Bastards”, “Romanzo Criminale-La serie” e “Gomorra-La serie”) un’opera tratta dall’omonimo romanzo di

La Suburra dell’Antica Roma, sottoproletaria, criminale, malfamata, crocefissa dalle leggi di Cesare, era la zona dove oggi sorgono i quartieri Quirinale, Viminale, Esquilino : luoghi  di un potere abusato e rimasticato, un potere dove non c’è più un solo capo, dove una carneficina, un regolamento di conti possono azzerare tutta una intera gerarchia criminale. Il film di Sollima fa brillare gli esplosivi “gomorriani”, si argomenta con uno stile noto che ben conosce. Tracimando qua e là, allegorie de ‘La Grande Bellezza”, quando, un intero palazzetto in pieno centro,  accende le sue luci di albero di Natale, e le belle donne ballano e tutti si “fanno”. Ma, attenzione. Non vi è il bestiario autoreferenziale e sospensorio alla “Sorrentino”: non si osserva  un mondo, poiché, non c’è più nulla da osservare. La decadenza è precipitata nell’abisso. Il tempo scorre e l’acqua sale. Le fogne si libereranno solo alla fine. In assenza di catarsi. La scena di sesso del menage a trois tra il parlamentare Malgradi (un eccellente Pierfrancesco Favino) e le due donne – una delle quali minorenne – è una imago colma e ricolma di esplicite allusioni.

suburra personaggi

Alessandro Borghi e Greta Scarano in ‘Suburra’

Nulla fa più scandalo, nemmeno tra il pubblico in sala. Il film cammina su rotaie ben definite: il vecchio adagio del potere che logora chi non ce l’ha, si è sciupato. Sono in tanti a volerlo, il potere, brutti ceffi: una mala in crisi di identità e antiestetica che diventa un clichè di se stessa. Senza pudore, il re Nudo, il parlamentare Malgradi, piscia dal balcone dell’hotel di lusso, che si affaccia sulla piazza del Quirinale. Marchia il territorio. Ogni cosa è de-sacralizzata, secolarizzata. Questa strategia del regista Sollima è convincente. Qui non si fa filosofia, ma si racconta la Roma, cloaca a cielo aperto, dove la vita di un essere umano non vale nulla. Eppure non basta. Non si provano emozioni dirompenti. Si è come assuefatti. Ecco che si fa strada un antico topos di memoria novecentesca: l’inetto. L’impreditorucolo schiacciato dall’amaro destino, indifferente all’amore paterno e all’amore in generale, il rampante Sebastiano (un sempre bravissimo Elio Germano), un personaggio che vivrà una parabola, incredibile (per alcuni poco “credibile”): tuttavia il neo-inetto Sebastiano è il grimaldello attraverso il quale si offende il potere.

E alla fine ognuno potrà avere il suo riscatto, in  vita o da morto: morte che, in fondo, non fa paura, quasi a nessuno. Il ventre di Roma, la vera Suburra, non è nelle strade del lungotevere neorealiste o nelle borgate pasoliniane: è sparita, spostata, decentrata, a Ostia. Ostia, negli antichi fasti terra di Claudio e Traiano, ha perduto quell’aura particolarmente poetica ed eroica, già vista nei film “caligariani”: i pretendenti al trono sono l’ex terrorista nero (il bravissimo Claudio Amendola) che ha “agganci” con la mafia, e il re del trash, “Numero 8” (Alessandro Borghi di “Non essere cattivo” qui in  stato di grazia) piccolo gangster “de noantri” che sogna un litorale come Las Vegas. Ah il Sogno Americano, mai sopito.

E al suo fianco, la tossica e guerriera Viola (una splendida Greta Scarano), unico esemplare femminile che resiste, in un mondo di donne senza riscatto, come la escort Sabrina (Giulia Elettra Gorietti). Viola, alla fine, ci stupirà. La colonna sonora del film intesa, trasognata, si sposa bene con le immagini, danza con loro, accompagna le sparatorie, le esecuzioni. Un film che punta dritto allo stomaco e lascia, qualche, segno. Soprattutto perché, nonostante si dica che: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente  casuale”, lo spettatore, amante della città eterna, soffre sbigottito, ben sapendo quanto i fatti narrati nel film (bella la fotografia di Paolo Carnera) siano vicini alle questioni di cronaca nera, del nostro Paese.

Maria Chiara D’Apote

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