lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni? Tranquilli,
non c’era niente di vero
Pubblicato il 13-10-2015


A poche ore dal varo della legge di stabilità, il governo scopre finalmente le carte e ancora una volta finiamo confinati nel girone dei gufi. Per mesi a proposito di “legge Fornero” e di pensionamenti anticipati abbiamo scritto denunciando il fatto che le soluzioni che venivano avanzate, cambiando continuamente di contenuti e di qualità non avevano di fatto nessun fondamento. Matteo Renzi ci fornisce ora un’altra chiara lezione di coerenza.

Aveva detto che tutto l’impianto dei nuovi interventi doveva essere rigidamente ancorato al ‘costo zero’. Una affermazione che aveva suscitato perplessità e anche ilarità in chiunque avesse chiaro che per mettere ordine nel “casino” delle pensioni occorrevano misure e interventi che non potevano essere realizzati a costo zero. Critiche e perplessità erano soltanto degli interlocutori che ovviamente non avevano messo in conto la capacità di Renzi di rimanere comunque coerente con le sue stesse affermazioni.

Le dichiarazioni di Renzi, di Padoan e di tutta la squadra di coloro che a qualche titolo si interessano di pensioni, spiegando che tutto era rinviato al 2016 ci hanno annunciato che il principio del ‘costo zero’ aveva finalmente trionfato e che le misure del governo sarebbero state uniformate a tale principio. Come noto, il ‘costo zero’ è realizzabile solo quando si lascia in atto la situazione precedente e non ci si chiede neppure cosa questa scelta determinerà in futuro anche sul piano dei costi.

Renzi non si è posto neppure il problema se avessero qualche ragione coloro che come Cesare Damiano e Pierpaolo Baretta hanno cercato di dimostrare in tutte le sedi che il pensionamento flessibile oltre che giusto avrebbe potuto, in prospettiva permettere anche qualche risparmio.

È evidente che quando si governa all’insegna del “pochi maledetti e subito”, si incorre inevitabilmente quasi sempre in due ostacoli molto seri. Si promettono interventi che poi non saranno realizzati come dimostrato dalla vicenda degli 80 euro promessi ai pensionati e si da così un colpo serio a quel poco di credibilità che ancora conservano politici e istituzioni e infine, secondo ostacolo, si consegna la palla in mano a personaggi che come Padoan che conoscono bene il loro mestiere. Il guaio però è che la loro professionalità risente di una logica, quella del mercato, che non permette di perdere tempo per interrogarsi sul fatto se quella decisione sia socialmente giusta o sbagliata; e per chiedersi se la coesione sociale rappresenti un valore oppure no.

Si è scelto di non fare niente; è ovvio che ancora una volta la scelta di non fare niente non dipenderebbe da noi in quanto lo chiede l’Europa.

Il problema non è ovviamente l’Europa che in materia di pensioni e di stato sociale come è ormai evidente ci chiede quello che in anticipo le abbiamo chiesto di chiederci. Il problema vero quindi siamo noi e il nostro governo. Padoan fa il proprio mestiere ed esercita il proprio ruolo anche quando si schiera con Squinzi che chiede ormai solo soldi o protezione fiscale per i suoi sulla base della affermazione che gli imprenditori pagano troppe tasse, anche magari coloro che le tasse non le pagano affatto.

Il rinvio di ogni intervento all’anno prossimo, non escludendo magari qualche piccolo pasticcio per le donne rappresenta un vero e proprio affronto per i lavoratori e per il sindacato e come se non bastasse, al danno si cerca ora anche di aggiungere la beffa.

Renzi ci ha spiegato in queste ore che le soluzioni frettolose sarebbero pericolose. Meglio fare le cose sapendo che vanno fatto bene. Trattandosi di materia delicata, non ci si può permettere di sbagliare. Chi sono coloro che hanno compiuto gli errori, Renzi non l’ha detto mettendo ovviamente nel mazzo anche Dini, Damiano, e quant’altri non hanno compiuto i disastri che il governo dimostra di non sapere rimediare.

Visto che i No di Renzi e di Padoan sono non solo sbagliati, ma impossibili da digerire, sarebbe consigliabile che almeno evitassero di prenderci in giro. Noi pensavamo che almeno i conti, il governo e l’INPS li avessero fatti e non avessero più nessuna necessità di farli bene prima di decidere; ritenevamo che quando hanno avanzato nel corso degli ultimi mesi le soluzioni più disparate, i conti avessero tentato di farli. A noi non rimane che segnalare il fatto che stanno crescendo coloro che come noi sono stufi di essere presi in giro.

Silvano Miniati
Sinistra riformista

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