martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Perché io sto con Napolitano
Pubblicato il 14-10-2015


L’indegna gazzarra contro il senatore Napolitano, già presidente della Repubblica, è uno degli atti più inqualificabili dei nostri dibattiti parlamentari. Le accuse rivolte all’ex presidente sono state sostanzialmente due: dal gruppo di Forza Italia si è voluto ricordare il comportamento assunto in occasione della crisi del governo Berlusconi, del novembre del 2011, e il suo avvicendamento con Monti. Da parte dei Cinque stelle si è agitato il suo presunto ruolo di ispirazione, anche attraverso i cosiddetti saggi, di questa riforma della Costituzione. Andiamo per ordine. L’accusa rivolta a Napolitano secondo la quale, nel 2011, egli sarebbe stato a capo di un complotto risponde solo a supposizioni senza fondamento. Il governo Berlusconi non disponeva più della maggioranza parlamentare dopo la scissione di Fini e altre defezioni, tanto che il 10 ottobre del 2011 venne clamorosamente bocciato l’articolo 1 del Rendiconto del bilancio dello Stato e l’8 novembre, sempre sul voto del Rendiconto, le opposizioni uscirono dall’Aula per consentirne l’approvazione che avvenne senza la maggioranza dei voti (solo 308 voti favorevoli sui 316 necessari). Inutile evocare colpi di stato, dunque. E accusare il presidente della Repubblica che non poteva che prendere atto delle doverose dimissioni del presidente del Consiglio.

Che poi questo sia stato frutto delle reazioni di settori della politica (vedasi le dimissioni del sottosegretario Scotti e il conseguente ritiro della fiducia di Noi Sud) all’andamento catastrofico dello spread, è altro conto. Che l’Europa, coi sorrisini di compatimento di Merkel e Sarkozy, non avesse ormai in alcuna considerazione il presidente del Consiglio e che la lettera della Bce sia stata un atto d’ingerenza nella politica nazionale, è altro ancora. Resta il fatto che Berlusconi è caduto perché non godeva più di una maggioranza parlamentare. Questo doveva essere anche opinione di Berlusconi, tanto è vero che nel 2013 anche Forza Italia, contrariamente al 2006, accolse di buona grado l’idea di pregare Napolitano, che stava facendo le valigie dal Colle, di accettare la ricandidatura. Se era golpista perché votarlo per un bis, caso unico nelle elezioni di un presidente della Repubblica?

Ma si sa, la confusione nel partito di Berlusconi è ormai all’apice. Che dire di un partito che giudica liberticida e fascista una riforma costituzionale che non solo aveva concordato, ma che aveva già votato al Senato? Restano le provocazioni del Cinque stelle. È vero, Napolitano nominò un gruppo di esperti per tentare di avviare un percorso riformatore. Non mi risulta, però, che questa commissione abbia partorito granché. Penso invece che fosse proprio intenzione di Napolitano avviare un processo di riforma costituzionale con un ampio consenso. Il contrario di quello che ritengono i Cinque stelle. Tanto è vero che questo concetto Napolitano ha espresso nel suo breve intervento al Senato, assieme all’auspicio di una riforma dell’Italicum e ad una maggiore attenzione “agli equilibri costituzionali” che non possiamo che condividere ed apprezzare.

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo esplicita bene i fatti.
    Anch’io, però, giudico questa riforma fascista o perlomeno stile Germania dell’est del 1960. Il motivo più sostanziale: è stata fatta da un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale e i parlamentari sono nominati dai loro “capi bastone” o “gran massoni”.

  2. Caro Mauro
    Di fronte a certi atteggiamenti in aula non si può non stare con Napolitano o meglio , più che con Napolitano non si può essere che contro chi fa dell’laula del Senato un concorrente delle peggiori assemblee di condominio.
    Vedi ,le tue osservazioni sulle obbiezioni di 5stelle e di Forza Italia sono giuste ,propaganda un tanto al Kg. piacere di dissacrare , però ciò non toglie che il ruolo di Napolitano , negli ultimi anni del suo mandato, sia andato molto oltre le sue prerogative in modo volgare l’ha fatta abbondantemente fuori dal vaso, certo in democrazia gli spazi politica lasciati liberi da uno dei poteri viene automaticamente coperto da un’altro potere, ma la Presidenza della Repubblica è arbitro tra i poteri della stato e garante della costituzione , non può fare come se un arbitro ,in una partita di calcio, oltre che arbitrare si mettesse a giocare anche lui la partita o fa entrare in campo giocatori da lui scelti per il semplice motivo che le squadre in campo non sanno giocare bene, non funziona cosi ne nel calcio ne nelle istituzioni e questo , per me, fa di Napolitano uno dei meno brillanti presidenti della repubblica qualunque siano i motivi che hanno ispirato il suo operato.
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari

  3. Scusa Mauro se integro. Perché è bene che non si parli male solo del “ladro” Bettino:
    LEGGE MOSCA, QUELLA CHE REGALA PENSIONI D’ORO

    di Paolo Granzotto

    Egregio dottor Granzotto, sono anziano, ho 77 anni, e la memoria non è più fresca perciò le chiedo se può illuminarci (perché anche altri sono certo che lo gradiranno). Parlo del presidente Napolitano. Molto tempo fa ho letto delle pensioni d’oro in base a una legge dal nome «Mosca» e fra queste vi era un Napolitano che percepiva 70.000.000 di lire al mese dall’Inps. È questo? Se potrà illuminarci le sarò grato.

    È così, caro Leone, il presidente della Repubblica – e se per questo anche Franco Marini, che ricopre la seconda carica dello Stato – beneficiò della legge Mosca, così chiamata dal nome dell’esponente della Cgil, Giovanni Mosca, che ne fu il relatore.
    La legge nacque (nel 1974) con buoni propositi, quelli che lastricano la via dell’inferno: sanare la situazione di un centinaio di persone che nei decenni successivi al dopoguerra avevano prestato la loro opera nei sindacati o nei partiti senza che a loro nome fossero stati versati i contributi all’Inps. La pratica andava per le spicce: bastava la semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato e all’interessato veniva versata la pensione oltre naturalmente gli arretrati a partire dal 1948.
    Via via prorogata (l’ultima proroga risale al 1980), della legge Mosca hanno finito per avvantaggiarsene qualcosa come 40mila persone. Con un costo per lo Stato e dunque per i contribuenti calcolato, per difetto, in 25mila miliardi di lire. Inutile che le dica, caro Leone, che molti, pur senza averne i titoli, approfittarono della legge Mosca per ottenere una pensione a costo zero. Ma salvo qualche raro caso isolato, le inchieste finirono per insabbiarsi al motto «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ’o passato» eccetera.

    Chiuso – con un attivo consistente – il capitolo legge Mosca, la sinistra politica e sindacale non è stata però con le mani in mano. Particolarmente dotata per escogitarne sempre di nuove al fine di distribuire pensioni d’oro e gratis, è andata a inventarsi un’altra leggina – la legge Treu, votata nel 1996 avendo per sponsor il governo Prodi – in base alla quale qualche migliaio di fortunati mortali possono accedere a una doppia pensione. Si tratta dei sindacalisti «distaccati» e dei lavoratori in aspettativa (aspettative che possono protrarsi per svariati decenni) per impegni sindacali. Fino al ’96 a costoro l’Inps (cioè noi contribuenti) versava i contributi calcolati sulla base dello stipendio che percepivano dall’azienda di provenienza. Da quella data hanno diritto a un secondo versamento, questa volta a carico del sindacato. Bella la vita, eh, caro Leoni? Somma e cumula, cumula e somma (per non correre il rischio di incappare nei divieti di cumulo, la pensione dei parlamentari non si chiama pensione, ma vitalizio. Le pensano proprio tutte) si mettono insieme belle cifrette. Non quella che lei attribuisce a Giorgio Napolitano, però cumula e somma, somma e cumula…

    Il Giornale
    su Freedom24 il 28 Dicembre 2009

    Mai stata smentita, e comunque verificabile sui tabulati INPS

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