giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Radicali: Rita Bernardini
apre il Congresso
Pubblicato il 29-10-2015


rita_berdarini_pannellaIl sostegno della candidatura dell’Italia al Consiglio di Sicurezza Onu, la “battaglia per lo stato di diritto contro le ragioni di stato” e per il riconoscimento in seno all’Onu del diritto umano alla Conoscenza. Ma anche la denuncia dell’Italia nelle sedi internazionali per la continuità delle violazioni dei diritti umani nelle carceri e per le carenze della giustizia. Sono questi i temi affrontati dalla segretaria uscente di Radicali Italiani, Rita Bernardini aprendo a Chianciano il Congresso. “È un congresso – ha detto Bernardini – all’insegna di due proposte-obiettivo, che possono dare i frutti sperati solo se convivono e si integrano l’una all’altra. La principale è la battaglia del Partito Radicale all’Onu, quella racchiusa nel titolo del nostro congresso: ‘Per lo stato di diritto, democratico, federalista, laico, contro le ragioni di stato, anche per il diritto umano alla conoscenza’. L’altra, che sostanzia la prima, è quella di presentare in tutte le sedi nazionali e sovranazionali la requisitoria severa e circostanziata contro lo Stato italiano che sistematicamente, da oltre trent’anni, continua a violare i diritti umani nei settori vitali della giustizia – con la sua ignobile appendice carceraria – dell’economia, dell’ambiente, delle libertà civili e politiche, dell’iniziativa popolare”.

“È una provocazione?”, ha chiesto Bernardini. “Mentre l’Italia continua ad essere condannata in ogni sede giurisdizionale nazionale e sovranazionale – grazie anche a noi, alla nostra testardaggine e tenuta – si vuole addirittura sostenere la sua candidatura al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e proprio sulla base dell’obiettivo della transizione verso lo Stato di diritto attraverso l’affermazione del diritto umano alla conoscenza, contro le Ragion di Stato? Il nostro obiettivo”, spiega Bernardini, “è convincere il governo italiano a fare da subito tutto il necessario per far rientrare formalmente l’Italia dalle illegalità che le sono formalmente imputate dalle giurisdizioni internazionali e nazionali. Occorre dismettere le condizioni per le quali continuiamo o continueremmo ad essere costantemente indagati e condannati”.

E sulla candidatura dell’Italia a membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu Bernardini dice: “L’Italia, dal 1946, ha già ricoperto questo incarico per sei volte; l’attuale governo dunque si sta muovendo per ridare al paese un posto di responsabilità nell’arena mondiale, in qualche modo in parallelo, ma anche per equilibrare gli sforzi – finora non molto fortunati, per contare di più sul palcoscenico europeo. La nomina avverrà in Assemblea Generale tramite voto degli Stati membri nell’ottobre del 2016. E’ sicuro che la corsa vedrà altri concorrenti, ugualmente mobilitati per far vincere le loro ragioni. Non vi è così alcun dubbio che la partita sia grossa e difficile, e sembra ovvio pensare che debba riguardare tutte le forze politiche italiane, per ragioni non necessariamente nazionalistiche. Purtroppo, invece, temo che la maggior parte dei soggetti politici oggi presenti in Italia non siano interessati alla vicenda. La maggior parte di loro sono chiusi in un provincialismo ottuso, di stampo populista e ostile all’orizzonte europeo, portati piuttosto a scaricare sulle Nazioni Unite responsabilità e colpe anche superiori a quelle che si possono accollare a quella Organizzazione”.

“Io penso che la questione dell’ingresso dell’Italia tra i membri del Consiglio di Sicurezza – ha detto ancora Bernardini – sia invece di essenziale interesse per Radicali Italiani. Come ho detto, noi, e non da oggi, denunciamo le violazioni che pongono il nostro paese nell’anticamera dell’Inferno delle democrazie reali: ma dobbiamo – come metodo – praticare le nostre lotte anche italiane con una visione transnazionale”.

Parlando di questioni interne il consigliere comunale a Roma e presidente di Radicali Italiani Riccardo Magi, e Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma hanno dichiarato sul caso Roma. “Se, come pare ormai certo, al ritiro delle dimissioni da parte del sindaco Marino, che risolve finalmente settimane di conflitto tra ragione di partito e ragioni personali, seguiranno le dimissioni di massa dei consiglieri Pd, verrà tristemente dimostrato quanto già si era profilato nei giorni scorsi e quanto già evidenziato dalle prime dimissioni degli assessori: per il partito di Renzi e Orfini è del tutto marginale, per non dire
insignificante, che la crisi venga risolta nella sua sede istituzionale, pubblicamente e davanti agli occhi dei cittadini”.

“Se così non fosse, infatti, l’opzione prescelta sarebbe stata quella della mozione di sfiducia – aggiunge – che avrebbe avuto se non altro l’importante esito di aprire finalmente il dibattito su una questione dalla quale, fino ad oggi, i romani sono stati del tutto esclusi. La strada delle dimissioni in blocco, invece, è l’atto finale di una guerra interna nella quale Roma, anziché il fine, è stata soltanto lo strumento e il campo di battaglia: un atto finale col quale il Pd avrebbe potuto recuperare, sia pure in extremis, una responsabilità che non ha mai adoperato. E che invece si rivela, significativamente, il più irresponsabile di tutti”.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento