giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RAI, controriforma in pista alla Camera
Pubblicato il 19-10-2015


Riforma-RaiArriva domani (martedì 20) alla Camera il progetto di riforma della Rai targato maggioranza renziana. Ci arriva dopo un passaggio al Senato e qualche modifica, soprattutto tecnica, apposta dalle commissione Cultura e trasporti di Montecitorio, ma ci arriva in un clima difficile.

A fare da sfondo a questo progetto – che sarebbe più esatto chiamare ‘controriforma’ visto che ridisegna il vertice della principale azienda di comunicazione del Paese, concentrando il potere in un Amministratore delegato che nomina il Governo e dunque, di fatto, riportando la Rai così com’era ai tempi della DC e di Bernabei, a prima della riforma del 1975 – c’è l’ultima puntata dell’infinito tormentone del canone con il pagamento, previsto dalla Legge di stabilità, nella bolletta della luce. Le polemiche oggi si appuntano soprattutto su questo aspetto, ma è solo il preludio della discussione sui contenuti della legge dove si prevede che l’opposizione, soprattutto Lega e M5s, daranno battaglia.

Sulla questione del canone in bolletta i dubbi davvero non mancano anche perché così di fatto si introduce una nuova tassa, dando per assodato che chiunque disponga di un contratto di energia elettrica abbia anche un televisore e ne faccia uso. Un’assioma che finirà sicuramente in tribunale.

Intanto Matteo Salvini, segretario della Lega Nord ai microfoni di ’24 Mattino’ su Radio 24, questa mattina ha spiegato con chiarezza come la pensa sull’idea del governo di mettere nella manovra il pagamento del canone Rai nella bolletta della luce. “Dovrei pagarlo se ho un iPad? Ma neanche a Cuba succede! Se io fruisco di un servizio – ha detto Salvini – lo pago. Se io non fruisco di un servizio perché dovrei pagarlo?”. Già, come dargli torto? E come dargli torto quando aggiunge: “Se la Rai è un servizio pubblico io sono Babbo Natale”.

GOVERNO PIGLIATUTTO
Le critiche sulla qualità del servizio pubblico svolto dalla Rai di certo non mancano, soprattutto in tema di pluralità e di accesso all’informazione. Qualcuno negli ultimi vent’anni ha visto per caso un esponente del partito socialista partecipare ai talk show più gettonati, da Santoro a Fazio? E qualcuno ha valutato la quantità di spazio che viene oggi riservata a Matteo Renzi che è contemporaneamente Presidente del Consiglio e segretario del partito di maggioranza relativa? Eppure sembrerebbe non bastare visto quello che ha detto – e soprattutto il tono che ha usato – qualche settimana Michele Anzaldi, ultrà renziano nella Commissione di vigilanza sulla Rai, in un’intervista al Corriere della Sera: “C’è un problema con Rai3 e con il Tg3. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Partito democratico: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier”.

L’AMMINISTRATORE DELEGATO
Ed è insomma con questa premessa che il Parlamento dovrebbe modificare la legge introducendo la figura dell’amministratore delegato, un Cda più snello (da 9 a 7 membri) e soprattutto non più eletto dalla Commissione di vigilanza (cioè indirettamente dal Parlamento) e infine anche un presidente di garanzia. Il Governo vuole una Rai riformata per fine novembre e nel frattempo i relatori, Lorenza Bonaccorsi e Vinicio Peluffo del PD, si preparano a riformulare alcuni emendamenti, in particolare quelli che riguardano i tempi di approvazione del contratto di servizio, la consultazione in vista del rinnovo della concessione e la normativa degli appalti. L’attuale Direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, nominato da Renzi, a questo punto acquisirà anche i nuovi poteri previsti dalla controriforma e indosserà i galloni dell’Amministratore Delegato.

COSA PUÒ FARE L’AD
L’Amministratore delegato viene nominato dal Cda su proposta dell’assemblea dei soci (ovvero dal ministero del Tesoro), resta in carica per tre anni e può essere revocato dallo stesso consiglio. Può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del cda (che, nel caso dei direttori di testata, se fornito a maggioranza dei due terzi è vincolante). Assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione anche dei giornalisti, su proposta dei direttori di testata; può firmare contratti fino a 10 milioni di euro e ha massima autonomia sulla gestione economica. Approva il piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale
C’è incompatibilità con cariche di Governo non deve avere conflitti di interesse, e cariche in società concorrenti.

PRESIDENTE DI GARANZIA
Il presidente ‘di garanzia’ viene nominato dal Cda tra i suoi membri, ma deve ottenere il parere favorevole della Commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti. I componenti del Cda sono sette al posto degli attuali nove: quattro eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall’assemblea dei dipendenti.

Con la nuova legge elettorale, l’Italicum, e la riforma del Senato, salvo modifiche e referendum, la maggioranza è in grado di nominare 6 membri su 7. Ovvero anche l’Amministratore delegato e il Presidente di ‘garanzia’. Insomma di prendere tutto.

C. Co.

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