giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

RAI, tutti abbonati fino a prova contraria
Pubblicato il 22-10-2015


Canone Rai-bolletta-RenziSulla Legge di stabilità per ora ci sono solo anticipazione, indiscrezioni, vaghi impegni e tra le domande che in tanti si pongono c’è quella su chi dovrà pagare il canone Rai una volta messo nella bolletta della luce.

Oggi il sottosegretario all’Economia, Antonello Giacomelli, intervenuto a ‘24 Mattino’ ha fatto una precisazione impegnativa. Il pagamento del Canone Rai – ha spiegato – non sarà collegato al possesso di tablet o smartphone come emerso da alcune indiscrezioni sulla manovra, ma a quello di una tv come accade oggi. “Rimane – ha assicurato – l’impianto della normativa in vigore. È il possesso di un televisore il requisito per il pagamento del canone, non degli altri device. Nella norma abbiamo solo aggiunto una presunzione del possesso del televisore che è il contratto di fornitura elettrica”.

Lo Stato insomma presume che chiunque abbia un contratto per la fornitura dell’energia elettrica sia anche in possesso di un televisore e dunque dovrà pagare il canone. Sarà l’utente – abbonato a prescindere, come avrebbe detto Totò – a dover dimostrare il contrario, cioè che non possiede la tv e non viceversa come era fino a oggi. Dunque in questo caso, a sentire Giacomelli, ovvero non uno qualunque, si inverte l’onere della prova e c’è da scommettere che la questione finirà davanti ai magistrati e darà origine a un nuovo pasticcio tutto italiano. L’ennesimo.

Ancora Giacomelli spiega che evadere il canone sarà reato solo se si dichiara il falso, cioè se si dichiara che non si possiede un televisore per non pagare il canone Rai e “sarà reato, ma non perché modifichiamo qualcosa. Il decreto del 2000 già dice che la certificazione di un dato falso è reato. Nella legge di stabilità esplicitiamo che vale quella regola”. La denuncia penale per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale è punibile con la reclusione fino a due anni. La multa che comunque verrà irrogata, dovrebbe essere da due a sei volte il canone non pagato (cioè da 200 a 600 euro).

Parrebbe dunque di capire che prima di modificare la nostra bolletta, l’esercente del servizio ci dovrebbe chiedere di rispondere alla domanda: possiede un televisore? C’è da dubitare però che questo avvenga anche perché le varie aziende che distribuiscono l’energia elettrica si troverebbero a dover amministrare da un mese all’altro decine e decine di milioni di questionari per poi decidere se applicare o meno la nuova tassa. Più probabile dunque che avvenga il contrario. Intanto io Stato (prepotente) ti mando la bolletta da pagare, poi tu mi dichiari che non sei tenuto a pagare il sovrapprezzo. E così però se l’utente dichiara di non avere la tv, l’azienda dovrebbe restituire il denaro erroneamente richiesto… Con la disorganizzazione che contraddistingue le aziende del settore, il risultato sarà quanto meno complicato.
Si punta, dice il Governo, a far pagare il canone a chi non l’ha mai pagato (tutto in una volta con la prima bolletta utile, come prevede l’ultima bozza della Legge di stabilità). Giusto. Ma per alcune province e regioni, l’impresa potrebbe rivelarsi comunque ardua. Figuriamoci cosa potrebbe accadere, per esempio, a Casal di Principe dove, come sottolinea Vittorio Emiliani sul Corriere della Sera di oggi, l’evasione registra il top del 91%!

Il governo conta di far partire il nuovo canone in bolletta a febbraio prossimo. Intanto l’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, ha avuto una pensata: perché non mettere nella bolletta anche la Tari, la tassa sui rifiuti? Insomma, potremmo avere una superbolletta da infarto, inzeppata di tasse che potrebbe spingere qualcuno a tornare al lume a petrolio.

Comunque il tutto è condito da un’infinità di ‘ma’ e di ‘se’ perché per ora ci sono solo ipotesi, le parole di Giacomelli e le perplessità degli esperti del settore.

Di certo c’è invece l’approvazione della riforma della Rai che riporta le lancette dell’orologio indietro a prima del 1976, quando il Governo, come azionista, decideva vita, morte e miracoli dell’azienda. E anche così sarà da domani, da quando con la nuova legge elettorale approvata (l’Italicum) e la riforma del Senato (a scanso di ulteriori modifiche e bocciature referendarie), il Governo avrà la possibilità di nominare il vertice, i 6/7 del consiglio di amministrazione, il Presidente di garanzia (sic!) senza più il fastidioso controllo della commissione parlamentare di vigilanza.

La riforma, che è passata ieri alla Camera con 259 voti a favore, 143 contrari (M5s, Forza Italia e SEL) e quattro astensioni tra cui quelle dei parlamentari socialisti Pia Locatelli e Oreste Pastorelli, dovrebbe essere esaminata dal Senato entro novembre.

La nuova legge modifica la intera Governance della Rai, sia per quanto riguarda la scelta dei nomi, sia per quanto riguarda i poteri (accresciuti) alla nuova dirigenza.

L’AMMINISTRATORE DELEGATO
Ed è insomma con questa premessa che il Parlamento dovrebbe modificare la legge introducendo la figura dell’amministratore delegato, un Cda più snello (da 9 a 7 membri) e soprattutto non più eletto dalla Commissione di vigilanza (cioè indirettamente dal Parlamento) e infine anche un presidente di garanzia. Il Governo vuole una Rai riformata per fine novembre e nel frattempo i relatori, Lorenza Bonaccorsi e Vinicio Peluffo del PD, si preparano a riformulare alcuni emendamenti, in particolare quelli che riguardano i tempi di approvazione del contratto di servizio, la consultazione in vista del rinnovo della concessione e la normativa degli appalti. L’attuale Direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, nominato da Renzi, a questo punto acquisirà anche i nuovi poteri previsti dalla controriforma e indosserà i galloni dell’Amministratore Delegato.

COSA PUÒ FARE L’AD
L’Amministratore delegato viene nominato dal Cda su proposta dell’assemblea dei soci (ovvero dal ministero del Tesoro), resta in carica per tre anni e può essere revocato dallo stesso consiglio. Può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del cda (che, nel caso dei direttori di testata, se fornito a maggioranza dei due terzi è vincolante). Assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione anche dei giornalisti, su proposta dei direttori di testata; può firmare contratti fino a 10 milioni di euro e ha massima autonomia sulla gestione economica. Approva il piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale
C’è incompatibilità con cariche di Governo non deve avere conflitti di interesse, e cariche in società concorrenti.

PRESIDENTE DI GARANZIA
Il presidente ‘di garanzia’ viene nominato dal Cda tra i suoi membri, ma deve ottenere il parere favorevole della Commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti. I componenti del Cda sono sette al posto degli attuali nove: quattro eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall’assemblea dei dipendenti.

C.Co.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento