domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Raid russi contro l’Isis.
Strategia incomprensibile
Pubblicato il 19-10-2015


obama-putinDa inizio ottobre l’esercito russo ha effettuato raid aerei contro oltre 500 obiettivi dello Stato Islamico. I numeri sono stati confermati in un’intervista del generale Andrej Kartaolov rilasciata al quotidiano Komsomalskyoya Pravda. Il bilancio delle operazioni militari aeree della Russia in Siria, contro l’Isis e altre formazioni jihadiste, ha portato alla distruzione di centri di comando, campi di addestramento, depositi di armi, centro di comunicazione e fabbriche per la produzione di esplosivi.
Le province siriane di Aleppo, Idlib, Latakia, Hama e Deir ez-zor sono state bombardate dai potenti ed efficaci caccia russi Su-24M e i Su-25M. Tuttavia, altre fonti governative e associazioni internazionali, denunciano che solo il 5% degli attacchi russi in Siria aveva effettivamente colpito gli obiettivi riconducibili all’Isis. Dopo aver ricevuto formalmente il via libera a un intervento miliare russo da parte del Presidente siriano Assad, Putin ha scatenato il suo arsenale per sconfiggere lo Stato Islamico.
Nello spazio aereo siriano, oltre ai caccia russi, volano aerei militari americani, francesi, giordani, turchi, inglesi e in alcune occasioni anche israeliani. Il 30 settembre scorso, a poche ore dall’approvazione formale da parte del Parlamento russo, la Duma, l’aviazione ha iniziato i bombardamenti in territorio siriano. Un’ora dopo il via delle operazioni d’aviazione, gli Stati Uniti sono stati avvertiti delle decisioni russe. Inoltre, Putin ha motivato l’intervento Onu sostenendo che si tratta di operazioni aeree contro l’Isis e ha invitato altri Paesi a dargli manforte.
L’Isis occupa la parte centro-orientale della Siria, da Hasaka a Palmyra, ricca di giacimenti petroliferi. Le zone colpite dai russi, invece, si trovano a occidente, nelle province di Homs e Idlib, ancora sotto il controllo governativo siriano. Il risultato è stato la morte di numerosi civili, e non dei terroristi. Gli ordigni sganciati dal cielo, poi, sono al gas clorino, i quali sono al limite di una loro messa al bando.
La Russia nega di aver colpito i civili volontariamente, sostenendo che vittime innocenti sono un danno collaterale di un conflitto armato. Lontana, invece, è l’ipotesi di un dispiegamento russo direttamente sul terreno con truppe di terra e mezzi meccanizzati. Putin ha dalla sua parte l’opinione pubblica mondiale, specialmente quelle francese, ancora scossa dagli attacchi terroristici di gennaio e di questa estate.
L’Unione Europea non si è ancora espressa chiaramente sull’intervento russo, ma sta di fatto che ogni singola bomba sganciata in Siria si traduce in nuovi profughi che scappano e cercano asilo in Europa. Il problema dell’immigrazione, fintantoché ci saranno conflitti in Medio Oriente, resterà una costante, e gli sbarchi sulle coste italiane e greche non diminuiranno. Le scene trasmesse al mondo da Budapest, dalla Croazia e dalla Serbia, saranno ancora sui nostri schermi nei mesi a venire se non si troverà una soluzione internazionale. L’Onu, da parte sua, continua sventolare sterili slogan di “no alla guerra” senza applicare sanzioni a tutti i protagonisti del più grande massacro del nuovo millennio.
Secondo una fonte dell’agenzia iraniana Tansim News, Putin avrebbe ordinato ai suoi generali di portare Abu Bakr al-Baghdadi vivo a morte a Mosca. Un modo di avvicinarsi all’esecuzione di Saddam Hussein avvenuta nel 2006. Questa richiesta metterebbe in imbarazzo gli Stati Uniti, i quali sarebbero visti dal mondo intero come alleati incapaci e quindi il totale fallimento della Coalizione internazionale prospettata da Barack Obama.

Manuele Franzoso

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