giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rien ne va plus,
les jeux sont faits 
Pubblicato il 13-10-2015


sistemi vincentiLiberi da chi ci vuole schernire o peggio relegare nell’indifferenza, finalmente “giochiamo”.

Dopo incontri su incontri, mille precauzioni e un duro lavoro, ebbene anche noi siamo stati contagiati dal gioco. Contenti? Molto! Perché solo giocando possiamo continuare questa avventura che ci vede tutti emozionati, come le prime partite a battimuro!

Da qui a fine anno abbiamo preso molti impegni, proprio per dare inizio ad un coinvolgimento allargato e quindi dibattere, riflettere, studiare il percorso meno accidentato per arrivare a capire quale possa essere la migliore strategia per sconfiggere le forze del male.

Ma perché ciò possa accadere, ci dobbiamo affidare comunque alla roulette: rien ne va plus, les jeux sont faits.

Abbiamo dunque compreso che non siamo graditi per giocare nemmeno a campana; questo, nonostante il gessetto per segnare l’asfalto sotto casa. Però noi non ci arrendiamo affatto, al contrario andiamo tenacemente avanti!

La nostra strategia si basa su un processo di alternanza tra equilibrio e crisi. La “crisi”, in questa particolare compagnia di giocatori, viene intesa come un elemento evolutivo, senza il quale le dinamiche inter-sistemiche si cronicizzerebbero per arrivare alla paralisi e quindi alla morte dell’impegno sociale.

E’ in questo oscillare dinamico tra equilibrio e crisi che si inserisce la nostra determinazione. Detto altrimenti, si tratta di far fronte alle cronicizzazioni delle condotte collettive che congelano i processi del pensiero e bloccano tutti i sistemi di gioco in evoluzione. La staticità rappresenta infatti la fine del sistema. Essa infatti riduce l’adrenalina, indispensabile per creare nuove forme di gioco e, quindi, poter vincere.

Ma de che parli? Dei sistemi vincenti!

Si formano così intere masse di persone, caratterizzate da deficit cognitivo, le quali durante le crisi saltellano veloci sull’asfalto che altre persone hanno disegnato per loro con il gessetto bianco.

E se poi tutto ciò costituisse aggregazioni pericolose? Di quelle, cioè, che sviluppano una cultura tesa esclusivamente a conservare le proprie convinzioni; una cultura, insomma, che avrà come effetto quello di irrigidire i propri steccati, facendo sì che i giocatori non puntino più manco su quei numeri che il nonno gli aveva dato in sogno.

Per superare questa difficile barriera occorre lavorare sulle leve che producono cambiamenti strutturali: cacciare via tutti, lavare l’asfalto e ricominciare daccapo. Questo sì che sarebbe un viraggio culturale verso l’accettazione del diverso! Non sarebbe forse una buona strategia funzionale per uscire dalle crisi?

Come autori di questo lavoro, a noi non è dato intervenire sulle menti contorte, votate a far saltare il banco.

Abbiamo deciso perciò di prendere in considerazione il contesto culturale, inteso come insieme di elementi che consentono di avere una lettura chiara di quanto sta avvenendo, allo scopo di sviluppare successivamente politiche resistenti alle sirene del gioco. Per questo motivo bisogna comprendere le “regole del gioco”, ovvero tanto le sue differenti forme strumentali, quanto le sue caratteristiche sistemiche.

Ciò consentirebbe di ripristinare il flusso dinamico tra gli elementi che compongono i sistemi. Solo così possiamo favorire l’evoluzione dei giocatori esaltati!

Torniamo alla tenacia, qualità che si pone come metodo veloce ed efficace per rispondere alle crisi in un tempo relativamente breve. Quanto più il tempo corre precipitosamente, tanto più occorre dare una risposta rapida per adattarsi alle mutevoli condizioni imposte da chi è abituato a barare. La parola d’ordine per difenderci è “allenarci, diventare più forti”; e chi, infatti, se non un vecchio giocatore ridotto a stracci può essere il nostro migliore personal trainer?

La soluzione allora sta nella ricerca del vecchio, con la sua memoria e la sua concezione del tempo. I vecchi giocatori, infatti, hanno tutto il tempo che vogliono; perché lo sanno centellinare, lo sanno apprezzare. Chi ci può insegnare meglio di un vecchio come si vive nell’ambiguità, nell’incertezza, nella paura, senza perdere il desiderio di rimanere al tavolo da gioco? Sono loro, i vecchi giocatori, una risorsa essenziale sorprendente! E dire che vengono spesso considerati un peso, mentre spazzano i bar e spolveravano i videopoker!

Caliamo il sipario su questo primo atto e ci rivolgiamo al pubblico, porgendogli la mano, affinché si sviluppi quella condivisione  alla base della considerazione del gioco come unica via d’uscita da una vita noiosa, che si svolge tra persone che, in effetti, ci prendono in giro per davvero. Forrest Gump: “sono un po’ stanchino”.

Angelo Santoro    

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