lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme. Nencini, ora modificare la legge elettorale
Pubblicato il 09-10-2015


Senato-ok riformaFinite le votazioni sugli articoli della riforma costituzionale a Palazzo Madama. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha annunciato che le dichiarazioni di voto finale sul ddl Boschi e il voto avverranno in Senato martedì prossimo, 13 ottobre, dalle 15 in diretta tv. Il Senato ha infatti approvato l’ultimo articolo del ddl Boschi, il 41 con 165 sì, 58 no e 2 astenuti. La riforma del Senato è dunque ad un passo dall’approvazione da parte di Palazzo Madama. Ma nel corso delle votazioni la maggioranza,  è scesa fino a quota 142 durante il voto segreto sui subemendamenti di Calderoli e Crimi presentati all’emendamento del governo che modifica l’articolo 39 del ddl riforme, ovvero le norme transitorie. Un nuovo brivido dunque. E un risultato ancora più basso rispetto ai 153 voti a favore con cui la maggioranza aveva approvato l’articolo 17.
Un articolo, il 39, molto criticato dalle opposizioni che contestano l’emendamento del governo, frutto dell’accordo con la minoranza Pd. Per Lega, M5S, Sel e FI,l’emendamento introduce al comma 10 un termine temporale “contraddittorio e in contrasto” con un altro termine temporale, quello del comma 6.  L’emendamento del governo prevede che entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma costituzionale, quindi solo dopo il referendum confermativo, viene varata la legge elettorale che disciplina l’elezione dei futuri consiglieri regionali-senatori, mentre le regioni hanno tre mesi (90 giorni) per adeguarsi. Nel comma 6 dell’articolo 39, però, si fa sì riferimento al termine di 6 mesi, ma legandolo alla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati. Per questo motivo, Roberto Calderoli parla di “porcata inaccettabile” (lui che di porcate se ne intende) e mette in guardia: “Se il Parlamento non agirà entro i sei mesi o le regioni non si adegueranno entro i tre mesi, una volta terminata la legislatura, i consigli regionali, indipendentemente dalle indicazioni degli elettori, si sceglieranno tra loro chi andrà a fare le vacanze romane”. Il grillino Vito Crimi parla di “barbatrucco” e fa appello al presidente Grasso quale “uomo di cultura giuridica di tutto rispetto”. Loredana De Petris (Sel) accusa maggioranza e governo di “schizofrenia”.

“Si chiude la lunga esperienza del bicameralismo perfetto – commenta il segretario del Psi Riccardo Nencini -. La riforma votata dalla Camera è stata migliorata, sia nelle funzioni assegnate al Senato, ora più autorevole nel rappresentare i territori, che nel metodo di scelta dei nuovi senatori. Quando, nel 1982 a Rimini, i socialisti proposero il superamento delle due camere con uguali poteri – uno dei cardini della Grande Riforma – trovarono o orecchie disattente o un’opposizione virulenta. Ma le buone idee non muoiono. Avremmo preferito un miglior equilibrio ‘numerico’ tra le due Camere da raggiungersi attraverso uno snellimento di Montecitorio ma l’Aula ha scelto diversamente. Il completamento della riforma è legato alla modifica della legge elettorale. Chi sostiene la coalizione vincente non può che godere del premio di maggioranza”.

La  minoranza Pd rivendica l’accordo raggiunto con governo e maggioranza sull’elezione dei futuri senatori, e nelle dichiarazioni di voto sull’emendamento del governo alle norme transitorie, che dà seguito all’intesa sull’articolo 2, chiede al governo di mettere in atto la “stessa determinazione ed urgenza” affinché si provveda subito alla scrittura e approvazione della legge elettorale che disciplinerà l’elezione dei futuri consiglieri regionali-senatori. “La nuova normativa – spiega Doris Lo Moro, senatrice della minoranza Pd – dice che sin da subito, dall’entrata in vigore della riforma, i cittadini delle regioni che andranno a votare nel 2018, pari a circa 24 milioni di abitanti, sceglieranno i futuri senatori. Questa norma transitoria dice che la regola dell’articolo 2”, ovvero che i senatori saranno eletti in conformità con le scelte degli elettori, “è l’unica regola possibile e applicabile”. Poi, la senatrice, rivolgendosi direttamente al ministro Boschi, afferma: “Appena sarà efficace la riforma questo Parlamento dovrà mettere mano alla legge elettorale per i senatori. Le diamo atto che, partiti da posizioni che si sono fronteggiate, c’è stato ascolto e ora ci aspettiamo che lei prenda l’impegno ad accompagnare con la stessa determinazione, urgenza e velocità, la legge elettorale”.

Ma torna forte anche un’altra polemica: quella sul resuscitato Patto del Nazareno.  Sono le opposizioni a sollevarla nei confronti di Forza Italia dopo che, in una delle sospensioni della seduta il capogruppo azzurro, Paolo Romani è stato visto uscire dalla sala del Governo dove si trovava il ministro Maria Elena Boschi, impegnata nella stesura di una correzione tecnica all’articolo 38 del ddl.  Cinzia Bonfrisco prima e poi Roberto Calderoli vanno all’attacco parlando di inciucio. Ma Romani replica: “Non confondiamo la cortesia con l’inciucio: Non c’è nessun inciucio. Ho chiesto al Governo che cosa stesse accadendo, e cortesemente mi ha risposto”. Nel botta e risposta, la presidente dei senatori Fittiani ha sottolineato: “Non è vero che abbiamo partecipato al voto di un processo di riforma”, ma ad approvare “una legge ordinaria, con una maggioranza che cerca  la sua intesa e un’opposizione che si sfilaccia” e “nel tentativo di trovare un dialogo con il governo” cerca “evidentemente il soddisfacimento di qualche soddisfazione politica”, ha aggiunto  citando l’accordo Renzi- Berlusconi del patto del Nazareno.

A parlare di ‘inciucio’ era stato poco prima Roberto Calderoli: “Una cosa è certa e me ne sono molto dispiaciuto: che nella sala del Governo siano state fatte entrare non solo le forze di maggioranza, ma anche una forza di opposizione. Se si è all’opposizione non ci si mette d’accordo e si inciucia con il Governo”, ha osservato. “Oggi – insiste poi Calderoli sulla sua pagina facebook – in un momento di crisi del governo che ha portato alla sospensione dei lavori del Senato, indovina chi ha partecipato a una riunione nella sala del governo? Il capogruppo Paolo Romani! Ma Forza Italia non era all’opposizione?”  “L’altro ieri hanno salvato il governo votando come il Pd, oggi il flirt prosegue e rispunta la nostalgia e l’ennesima puntata del patto del Nazareno che non muore mai. Berlusconi, se ci sei batti un colpo”, conclude.

Tocca alla senatrice del Pd Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali,  difendere la riforma: “Con la votazione di tutti gli articoli della riforma costituzionale siamo ad un passo dall’approvazione, in Senato, di una legge fondamentale per il Paese”. “Tutto è perfettibile ma resto convinta che grazie all’unità del Pd e alla solidità della maggioranza abbiamo scritto una buona riforma costituzionale. Dopo un dibattito durato trent’anni – prosegue – poniamo fine al bicameralismo perfetto, differenziando le funzioni delle Camere e riequilibrando il sistema istituzionale e degli organi di garanzia. Ora il Senato, cambiato nella sua composizione, rappresenta le istituzioni territoriali e cura il raccordo tra Stato, Europa ed enti locali; il processo legislativo viene semplificato, stabilendo prerogative e vincoli importanti all’azione del governo, in un equilibrio nuovo tra i poteri dello Stato e dei territori”.  “Mi sembra importante che questa riforma, dopo una discussione anche dura ma approfondita, possa essere condivisa da una ampia maggioranza in Parlamento e mi auguro che la Camera dei deputati, quando sarà chiamata a discuterne, possa approvarla in tempi rapidi”, conclude.

Ginevra Matiz

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