domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ripartire a piedi
per conoscere il mondo
Pubblicato il 07-10-2015


ragoneUn’idea nata per caso che è diventata in pochi giorni un progetto virale che ha iniziato a contaminare il web, si tratta dello storytelling fotografico urbano #euapiedi di Sergio Ragone, giornalista potentino. «Quando mi è scaduta l’assicurazione della macchina e ho deciso di non rinnovarla. Ho iniziato a muovermi solo a piedi e ho scoperto una città che non conoscevo. Le intestazioni delle strade e delle piazze tanto per fare un esempio. È nato così un blog in cui giorno per giorno aggiungevo foto». Grazie a quel caso una vera e propria scoperta, cioè la necessità di voler “abitare” e non più solo attraversare gli spazi urbani, raccontandoli in prima persona. Anche l’hashtag spiega questa nuova esigenza: “eu” in portoghese vuol dire io e sta proprio a rimarcare la centralità della singola persona nella moltitudine urbana, inoltre “Eu” vuol dire anche Europa.
Lo scopo iniziale era quello di raccontare l’esperienza di 100 giorni di cammino urbano a Potenza, ma il progetto ha spopolato oltre il capoluogo lucano perché è stato subito apprezzato da centinaia di utenti che hanno iniziato a condividere su Instagram foto da svariate città d’Italia, d’Europa, del mondo.

Hai già spiegato in altre interviste come è nata l’idea e il nome, ma come sei riuscito a fare della tua idea un progetto apprezzato sui social fino a diventare internazionale? In questo conta essere un giornalista riconosciuto?
Evidentemente no, visto che non mi posso pregiare di questo importante merito che appartiene ad una schiera di semidei da cui ogni giorno, chi fa questo mestiere, prende ispirazione ed insegnamenti. Per #euapiedi credo abbia contato molto la costanza delle pubblicazioni, l’aver da subito indicato quale fosse la traccia narrativa e l’uso del linguaggio fotografico su un socialnetwork, Instagram, che allora era in massima espansione ed oggi ha addirittura superato Twitter.

Sei voluto partire e ri-partire proprio da Potenza, la tua città, per alcuni “invisibile”, è stato un modo per avere una rivalsa? Sicuramente ci sono degli aspetti sconosciuti della città che si possono trovare solo a piedi? Quali sono? Alla fine si rivive e si ritrova la propria città o sé stessi?

Raccontare sè stessi in una città è, prima di tutto, un patto che stringi con il luogo e con la sua storia. Ho capito che la città sa dirti molto e darti tanto, e che la sua forma è la mia forma. Le sue strade sono i miei percorsi. Il suo cammino nel futuro è lo spazio che posso abitare. Cambiarla, migliorarla, mortificarla, semplificarla, dipenderà solo da quello che ognuno di noi deciderà di fare. La città contiene moltitudini, le moltitudini sono fatte di singole persone. Siamo noi ad abitare le città e farne ciò che oggi sono. ‪#‎euapiedi‬ ha raccolto e continuerà ad aggregare le esperienze urbane di cammino delle singole persone, per diffondere una cultura di positività e bellezza da costruire e socializzare, non come mero fatto estetico, ma come elemento di futuro concretissimo. Potenza è il luogo metafora delle cose inespresse, delle capacità frenate, delle idee mai nate.Eppure ci sono possibilità straordinarie, donne e uomini molto coraggiosi che provano a vincere la propria sfida con la modernità. C’è oggi l’esigenza di cambiare in positivo la narrazione di questa città, partendo da chi la abita e fino a chi la governa. Non possiamo più aspettare il caso e la fortuna, dobbiamo attrezzarci ad affrontare il futuro da protagonisti. Matera è già capitale europea della cultura, come intendiamo contribuire a questo evento che segna positivamente la storia della Basilicata e del Sud? Noi abbiamo indicato una strada, un metodo.

Tra i tuoi hashtag anche quello di #luogoideale, non si rischia secondo te di fare del Mezzogiorno una sorta di “Ellade perduta” ? Cosa può seriamente offrire il sud oltre alle bellezze paesaggistiche?
Io parto da una certezza: Il Sud non è fallito. Certamente le complessità del Sud sono ancora più gravi e radicate, ma questo pezzo d’Italia è un luogo ideale dove poter vivere, lavorare, crescere, realizzarsi e generare economia. Disse l’allora presidente Napolitano, in visita a Matera:”Senza il Mezzogiorno non ci sarebbe stata l’Italia e non ci sarà sviluppo per l’Italia senza il Mezzogiorno. Per quanto duro sia trarne tutte le conseguenze, questa è una verità che deve guidare anche la politica delle istituzioni nazionali”. Tra i Sud, c’è un Sud che si sta presentando al mondo per la sua unicità: la Basilicata. Questo #luogoideale ha però bisogno di una forte opera di contro-narrazione rispetto a un’idea leviana che ancora la inquadra come terra di frontiera, di lento sviluppo, di arretratezza. Affascinate, poetica, ma ormai superata. Così come anche il racconto giornalistico degli ultimi anni, l’ha descritta esclusivamente come terra di petrolio e di emergenze ambientali continue. Temi così complessi ed importanti che non possiamo relegare ai pochi minuti di un servizio tv o alla bontà del giornalista (e della linea editoriale) che li racconta. Anche il dibattito pubblico non è certo scevro da partigianerie e posizionamenti che sfociano in un populismo miope ed approssimativo. Servono competenze, serietà e serenità per affrontare una questione come questa. Rafforzare l’immagine positova del Mezzogiorno vuol dire contribuire a dare una spinta propulsiva alla ripresa che sta vivendo l’Italia. Anzi, mi spingo a dire che è l’Italia intera il #luogoideale ed invito tutti a raccontare con questo hashtag sui socialnetwork le positività del nostro Paese, in cui la bellezza è ancora un forte tratto identitario collettivo, sul quale fare perno.

Redazione Avanti!

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