domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RITORNO AL PASSATO
Pubblicato il 27-10-2015


Matrimoni gay-Nencini

L’invito del Viminale ai Prefetti di cancellare la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero è datato 7 ottobre 2014. Seguirono accese polemiche, rivolte di alcuni sindaci e una pioggia di ricorsi. A distanza di poco più di un anno, a dare ragione al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, arriva la sentenza del Consiglio di Stato che ribalta la decisione del Tar: «Illegittime le trascrizioni». Il matrimonio è tale solo tra persone di sesso diverso, altrimenti si tratta di un atto «inesistente». I Comuni quindi non possono trascrivere i matrimoni omosessuali contratti all’estero. Plauso alla decisione da parte dei cattolici di tutti gli schieramenti. La soddisfazione di Alfano: «Dopo un anno mi si dà ragione su tutta la linea: i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono previsti dalla legge italiana, pertanto le trascrizioni fatte dai sindaci sono illegittime e la vigilanza è di competenza dei Prefetti. Molto bene». Scoppia il caso attorno a Carlo Deodato, giudice ed estensore della sentenza per le sue posizioni apertamente conservatrici. Gli avvocati della Rete Lgbti: «Appoggeremo i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo». Nencini (Psi): «Da Ncd ennesima bandiera ideologica a danno della libertà. Se ne facciano una ragione, presto riconoscimento unioni civili». Sulla sentenza è intervenuta anche Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne in un’intervista a Radio Radicale. Secondo la Locatelli la sentenza emessa oggi dal Consiglio di Stato «conferma il vuoto legislativo. Subito la legge sulle unioni civili»

LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO – La sentenza indica «la diversità di sesso dei nubendi (sposi, ndr) quale prima condizione di validità e di efficacia del matrimonio». Secondo i giudici l’atto matrimoniale all’estero tra due persone dello stesso sesso «risulta sprovvisto di un elemento essenziale (nella specie la diversità di sesso dei nubendi) ai fini della sua idoneità a produrre effetti giuridici nel nostro ordinamento». Se l’Italia vuole veramente riconoscere l’unione fra coppie dello stesso sesso deve allora introdurne il principio. Due persone dello stesso sesso possono essere coppia insomma, anche nel nostro Paese. È questo del riconoscimento un passaggio che, per i giudici del Consiglio di Stato, è essenziale. Serve dunque introdurre un linguaggio che manca.

IL CASO DEL RELATORE DEODATO  – A poche ore dalla sentenza, scoppia il caso che vede come protagonista il relatore Carlo Deodato, uno dei cinque membri del Consiglio di Stato, pubblicamente schierato contro le unioni omosessuali e a favore della famiglia tradizionale. Secondo Maria Grazia Sangalli, presidente della Rete Lenford (l’avvocatura per i diritti Glbti, ndr) considerate le sue posizioni, il giudice Deodato «avrebbe dovuto astenersi dal giudicare su una questione riguardante i matrimoni tra persone dello stesso sesso». In ogni caso, – ha aggiunto Sangalli – «valuteremo la sentenza del Consiglio di Stato per i contenuti giuridici. Non la condividiamo per questi motivi e la impugneremo presso la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo».

NENCINI (PSI): «DA NCD ENNESIMA BANDIERA IDEOLOGICA A DANNO DELLA LIBERTÀ» – «Non c’è nessuna relazione tra la sentenza del Consiglio di Stato che certifica la non trascrivibilità dei matrimoni gay celebrati all’estero e l’approvazione del testo sulle unioni civili (il cosiddetto ddl Cirinnà, dal nome della senatrice Pd, ndr), il cui ritardo dimostra una lesione gravissima dei diritti di ognuno. È piuttosto un incentivo a fare più in fretta, proprio perché manca una norma di riferimento che altrove, in Europa, è già presente da anni». Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, commenta la sentenza del Consiglio di Stato. Nencini aggiunge: «Da Ncd e parte di Forza Italia c’è un immotivato entusiasmo. Non è altro che l’ennesima bandiera ideologica sventolata a danno della libertà. Se ne facciano una ragione: la strada verso il riconoscimento delle unioni civili è già segnata» – ha concluso.

Siria Garneri

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