sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Enrico Buemi:
Incompatibilità
e ineleggibilità dei magistrati
Pubblicato il 01-10-2015


Il mio disegno di legge sulla responsabilità civile dei giudici fu destinatario, in una fase delicata dell’iter, di un parere assai critico del Consiglio superiore della magistratura (che per fortuna non fu accolto dal legislatore). Ecco perché saluto con favore il netto miglioramento con cui il C.S.M. ha scelto di approcciarsi a tematiche legislative.

Con la proposta di risoluzione avanzata dalla competente commissione del CSM al plenum (relatore Morosini), l’organo di autogoverno si pronuncia, infatti, sulla materia oggetto del disegno di legge “Disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali. Modifiche alla disciplina in materia di astensione e ricusazione dei giudici” (ora Atto Camera n. 2188).

È importante il riconoscimento che occorre disciplinare più articolatamente il caso della mancata elezione, stabilendo il divieto di rientrare in ruolo in una sede giudiziaria che si trovi entro la circoscrizione elettorale in cui si siano svolte le elezioni, ovvero introducendo un vincolo temporale alla possibilità di esercitare le funzioni giudiziarie nella circoscrizione nel cui ambito si siano svolte le elezioni. Ricordo che, in proposito, l’emendamento 5.1 del Gruppo socialista in Senato era assai più rigoroso, perché prevedeva che i magistrati candidati e non eletti “non possono essere ricollocati nel ruolo di provenienza”. Quanto al rientro in ruolo del magistrato, dopo la scadenza del mandato elettorale, il testo Morosini prevede che il ricollocamento a funzioni diverse da quelle giudiziarie sia solo una opzione tra le tante, rispetto al ritorno all’esercizio delle funzioni giurisdizionali “connotato da stringenti vincoli territoriali e funzionali”. Anche qui, la posizione del Gruppo socialista in Senato era assai più rigorosa: l’emendamento 6.3 prevedeva che i magistrati eletti, alla cessazione del mandato parlamentare, non potesse tornare a svolgere le funzioni svolte prima del mandato e che per essi, così come per quelli nelle elezioni locali, vi fosse soltanto lo sbocco del ricollocamento.

La proposta Morosini affaccia in più il transito nella dirigenza pubblica, che con i decreti delegati al ministro Madia dal Parlamento potrebbe, in effetti, accentuare i caratteri di terzietà dei suoi ruoli apicali, rispetto all’indirizzo politico del Ministro. La sfida è comprendere se questo diverso apporto arricchirà, o all’opposto inibirà, l’efficacia dell’azione amministrativa.

Mi auguro che il ministro Orlando, anche su questo punto, esprima un ruolo di raccordo tra la prossima discussione al plenum del CSM e le citate proposte all’esame del Parlamento. Se il Ministro della giustizia saprà esercitare un ruolo di leadership nella prossima discussione, nelle due sedi, potrà superare le criticità che questa consiliatura del CSM ha espresso, a partire dalla discutibile decisione – che smentì una nomina espressa legittimamente dal Parlamento – e proseguita nella penosa gestione del caso ferie dei magistrati.

Con i migliori saluti,

Sen. Enrico Buemi

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