domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Fabrizio Manetti:
Ingrao e Ferri, diversi, ma uniti nella libertà e nella democrazia
Pubblicato il 02-10-2015


A pochi giorni di distanza l’uno dall’altro se ne sono andati due esponenti politici di quella che fu la Prima Repubblica.
Di essi potranno dirsi , si sono dette e si diranno tante cose ,ma fra le molte quella che sembra -ed in effetti è- la più esatta non può che essere l’osservazione che ne ha messo in risalto la differenza nella vita politica vissuta.
Pietro Ingrao è stato il comunista mai pentito, l’uomo che pianse mentre firmava le dimissioni per protestare contro la gestione occhettiana del PDS ed impietosamente ripreso dalle telecamere in quel frangente.
Nato in Terra di Lavoro (attuale provincia di Latina) fu spesso uomo intransigente e severo militante senza però mancare nell’autocritica. Come quando si pentì pubblicamente dei due articoli apparsi nel 1956 sull’Unità e che esprimevano condanna della rivolta ungherese in favore di posizioni filo-sovietiche.

Ingrao veniva da famiglia benestante e fu uno dei tanti giovani universitari che compresero-dopo un’adesione iniziale-la fallacità delle dottrine fasciste e ne divenne acerrimo avversario a partire dal 1939. L’anno successivo aderì al PCI e partecipò attivamente alla Resistenza.

Nel dopoguerra divenne riferimento di una parte dell’ala sinistra del PCI, cosa che lo portò a scontrarsi con Amendola,leader della corrente progressista.

Infine,come detto l’allontanamento dal PDS dopo un’iniziale adesione, l’avvicinamento a Rifondazione e successivamente a SEL.

Molto attento alla vicenda dei diritti civili non nascose la sua simpatia per Emma Bonino ai tempi della candidatura dell’esponente radicale alla Presidenza della Regione Lazio.

Diversa la vicenda politica ed umana dell’avvocato Mauro Ferri socialista prima nel PSI e poi nel PSDI, più volte Ministro, giudice costituzionale ed infine presidente di quella Corte.
Anche lui partigiano,con un arresto per propaganda antifascista, aderi’ al PSIUP nel 1942.

Imparò la politica partendo dal basso come Consigliere Comunale, Assessore ed infine Sindaco del Comune di Castel San Niccolò in provinca di Arezzo,città nella quale ricopri pure il ruolo di Segretario di Federazione del PSI.
Fu uno dei fautori dell’unificazione socialista del 1966 (fu anche Segretario del partito unificato) ed una dei promotori della scissione successiva del 1969, a causa della non eccessiva opposizione al PCI della maggioranza dell’ala proveniente dal PSI.

Coinvolto, con successiva piena assoluzione, nel primo scandalo petrolifero si dedicò alla politica europea prima di ottenere la nomina alla Consulta.

Anch’esso attento alla lotta per i diritti civili, ne difese più volte la sostanza.

Da queste poche note si può notare l’enorme differenza fra il comunista ed il socialista democratico, fra il marxista “puro” ed il marxista “revisionista”, fra l’uomo di apparato e il libertario, accomunati in una sola visione: quella della libertà e della democrazia che li portarono entrambi a battersi per i diritti civili e ad opporsi al fascismo.
Non è una comunanza da poco. Almeno per me.

Fabrizio Manetti

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