sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le idee del coraggio
Pubblicato il 29-10-2015


E’ inutile fare in questa sede i complimenti al Direttore Mauro Del Bue per la consueta precisione e lungimiranza con la quale da queste colonne ha incitato i socialisti ad avere il coraggio delle idee. Vorrei invece dimostrare che può essere vero anche l’inverso e cioè che i socialisti  potranno sopravvivere solo e soltanto se accanto al coraggio delle idee avranno anche le idee del coraggio da sprigionare sopra dei punti chiave dell’attuale panorama politico italiano. Dovranno essere di idee coraggiose quando dovremo contribuire alla discussione nella campagna referendaria sulle riforme costituzionali prossima ventura nella quale si annuncia una diversa collocazione di molti socialisti fuori e dentro il PSI .

Per evitare inutili spaccature dovremo avere l’idea coraggiosa della libertà di coscenza sperimentata da sempre per i referendum sui diritti civili: a maggior ragione deve essere data su di un referendum che riguardando la Costituzione incide sulla madre di tutti i diritti. Dovremo dare una risposta coraggiosa al momento della presentazione del le liste per le elezioni amministrative della prossima primavera sapendo discernere fra i Comuni in cui le nostre liste come le civiche da noi sostenute abbiano una possibilità di elezione dagli enti in cui è consigliabile un’intesa preventiva: l’uniformità di presentazione al voto amministrativo non è mai stata propria dei socialisti nemmeno al tempo del Garofano.

Dobbiamo infine avere delle idee intrise di coraggio per discutere sull’Italicum e sullo spostamento del premio dalla lista alla coalizione: non è solo un discorso di Grillo e ballottaggio, ma anche, e  soprattutto, di buon senso. Come il soldato proveniente dalle zone di confine combatteva con più accanimento degli altri nelle trincee della prima guerra mondiale, così i partiti di confine come il PSI combatteranno più accanitamente nella campagna elettorale se certi di un riconoscimento in termini di seggi. Ma per far questo occorre che il premio dalla lista torni alla coalizione. E non solo.

Sono infatti ormai troppi gli anni in cui l’elettore si sente privo di un’effettiva rappresentanza: occorre restituirgliela senza bisogno di capilista scelti per una sicura elezione dalle segreterie dei partiti. Dobbiamo quindi restituire al popolo la sua sovranità anche a costo di scegliere un sistema maggioritario uninominale che non vuol dire per forza quello inglese, ma potrebbe anche dire un doppio turno alla francese dove in una prima fase si conta la rappresentatività delle forze ed in una seconda si privilegia la governabilità. Senza contare l’impegno che dovremmo mettere per rimediare ad una riforma dell regioni insulsa e priva di ogni logica che sposta enti sopprimendi come le Province  da un territorio all’altro e sbriciola come grissini intere Regioni che, nel bene e nel male hanno fattola storia del nostro Paese. C’è tanto da fare, ma noi non abbiano paura perché noi abbiamo il coraggio delle idee, ma anche le idee che nascono dal coraggio.

Fabrizio Manetti 

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Commenti all'articolo
  1. Io ritengo che vi siano “punti chiave” sui quali è possibile una larga convergenza da parte delle varie “anime” della “diaspora” socialista, vedi il referendum sulle riforme costituzionali, in ordine al quale non mi sembra annunciarsi “una diversa collocazione di molti socialisti fuori e dentro il PSI” , e potremmo verosimilmente aggiungervi la posizione nei confronti della nuova legge elettorale, tra cui il tema delle preferenze e premio di coalizione.

    Quanto al voto amministrativo della prossima primavera, se nemmeno ai tempi del Garofano vi era uniformità di comportamenti nella formazione delle liste, segnatamente riguardo alle alleanze – almeno così ho inteso le parole dell’Autore – credo che ciò fosse innanzitutto ascrivibile alla specificità delle singole situazioni, ma vi era anche la legittima aspirazione ad avere proprie rappresentanze nei Consigli comunali, e mi pare che pure oggi potrebbe valere quella logica, tanto più che nelle elezioni locali può essere più semplice ricomporre la “diaspora”, ed avere così più forza per raggiungere l’obiettivo.

    Paolo B. 29.10.2015

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