venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Lunghi:
A proposito di unioni civili
Pubblicato il 30-10-2015


Mi viene spontaneo (come direbbe qualcuno) fare alcune considerazioni sull’argomento in parola. La prima: “chiederei a quei sanfedisti che stanno nei partiti e non, i quali insistono sul fatto che in caso di adozioni, le coppie gay, o di fatto, non essendo genitori biologici, non potrebbero dare una vita normale ai loro bambini affidati, come invece potrebbero dare i genitori veri-biologici. Bene, a questo punto viene di chiedersi: tutti quei figli che sono stati dati in adozione sinora hanno avuto una vita normale – anzi ­­- in molti , sono stati – e sono tuttora – più protetti di quelli propri. La seconda: “cosa centra la chiesa con le leggi dello stato Italiano, visto che il Vaticano è uno Stato  a parte? Eppure anche in RAI continua a fare la parte del Leone peggio che se fossero ufficialmente nel Parlamento Italiano (eppure lo Stato Italiano e i partiti non hanno mai influito sulle loro leggi), o mi sbaglio.

E poi, si preoccupano tanto dei bambini, i quali non avrebbero una vita normale, nel caso di adozioni alle famiglie di fatto. Mah…. Quei bambini che sin’ora son usciti dagli orfanotrofi, e che avevano  – o hanno  – cromosomi di persone religiose con toga, come hanno vissuto fino a questo momento? Non mi risulta che il mondo sia nato ieri. La terza considerazione: “quando, nei primi anni  dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra i membri dei vari partiti, presenti all’Assemblea Costituente, allorquando si e stabilito che le minoranze  – di qualsiasi tipo – debbono essere democraticamente e civilmente tutelate dalle maggioranze, altrimenti, non più la democrazia prevarrebbe, ma la legge della giungla.

Luciano Lunghi 

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Commenti all'articolo
  1. Il “sanfedismo” può anche significare la volontà e la determinazione di chi intende sostenere e difendere i principi in cui crede, il che non mi sembrerebbe cosa biasimevole e, anzi, è forse preferibile al “trasformismo” di chi è solito cambiare spesso opinione, passando da una linea di pensiero all’altra, o a chi si attesta in una zona grigia votata ad una perenne ed apatica indifferenza, priva di riferimenti valoriali cui poter guardare anche per ispirarvi il proprio vivere.

    E’ comprensibile che detta risolutezza e radicata “insistenza” possa dispiacere a chi, altrettanto tenacemente, e legittimamente, professa idee opposte e vorrebbe vederle prevalere, ma il confronto, e anche lo scontro, delle rispettive tesi fa parte della logica democratica, e ci garantisce altresì, aspetto di non poco conto, riguardo al rischio del “pensiero unico”, nel quale si può cadere anche per conformismo o perché costa fatica l’opporsi alla “cultura dominante”.

    Venendo allo specifico, cioè al tema in questione, ossia unioni civili, adozioni, ecc…, io mi trovo ad essere su posizioni abbastanza diverse e distanti da quelle espresse dall’Autore – così come le ho intuite, e senza naturalmente pretendere da parte mia di avere la verità in tasca – ma c’è nondimeno un passaggio che a mio giudizio merita di venir ripreso, perché tocca un aspetto affatto secondario, ed è laddove ci si chiede “cosa centra la chiesa con le leggi dello stato Italiano, visto che il Vaticano è uno Stato a parte?”

    Ritengo personalmente che la Chiesa abbia il diritto di esprimere la propria opinione, alla pari di ogni altro soggetto, su questioni che interessano i comportamenti della società, la quale ultima deciderà poi liberamente se e come darvi ascolto, e lo stesso vale per le singole persone, nel senso che starà poi a noi decidere se tener conto o meno di tali opinioni, mentre mi trovo invece ad essere molto più perplesso quando una forza politica mantiene al riguardo un atteggiamento altalenante, giudica cioè volta a volta i pronunciamenti della Chiesa come una indebita ingerenza o, all’opposto, li eleva a conferma del proprio agire, secondo la convenienza del momento.

    Non sto beninteso asserendo che i suggerimenti della Chiesa debbano essere sempre accolti dalla politica, o, viceversa, sempre respinti in nome della laicità, ma mi sentirei semplicemente di dire che non possono essere ritenuti mano a mano giusti o sbagliati sulla base del rispettivo tornaconto elettorale, e mi pare altresì che uno spirito laico dovrebbe anche cercar di capire, al di là delle proprie convinzioni, come si articola il “sentire comune” su materie di particolare delicatezza, e tenerlo presente o quantomeno farsene una ragione.

    Paolo B. 02.11.2015

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