venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Il volontariato in Italia
Pubblicato il 05-10-2015


Il supplemento del Corriere della Sera, “Sociale”, di domenica 25 settembre 2015, è diventato, per me, un trattato di sociologia e uno strumento di orientamento politico. Si parla delle iniziative intraprese e da intraprendere, nella logica della ‘Caritas’ e di Gino Strada, in Italia e in modo particolare nel Meridione e in Campania. Parto dalle considerazioni provocate istintivamente dalla sua lettura: 1) Sfortunati quei popoli, parafrasando Brecht, che hanno bisogno di volontari (maledetti, dico io, se i volontari sono a pagamento); 2) Il nostro Paese incomincia ad avere bisogno di Gino Strada.

La convinzione, che mi ha fatto allarmare, è quella maturata grazie ad un “comandamento socialista”. Esso suggerisce di non andare alla ricerca di bisognosi da aiutare, per guadagnare il Regno dei Cieli o i consensi elettorali, se non addirittura per usarli come merce. Bisogna, viceversa, organizzare la società in modo da evitare che le persone abbiano bisogno di essere aiutati dalla carità umana. Aiutare a non far cadere, prima di aiutare chi è caduto. Un concetto analogo è stato ripetuto anche nell’ultimo congresso dei Laburisti inglesi: “Se sei nato povero, non devi restare povero, non devi vivere senza speranza, il tuo talento e le tue ambizioni non devono essere limitate”. Vivere di carità, fa rassegnare e anche abbrutire. Se poi, in questa logica, mancano anche i volontari, la società diventa disperata.

Nel nostro Paese, grazie all’azione dei partiti popolari (DC,PSI, PRI e PCI) , il popolo si era affrancato, anche se con una logica non riformista, da una situazione in cui esistevano padroni e proletari. Negli altri Paesi europei, l’azione dei Partiti democratici è stata più incisiva, perciò i poteri forti non riescono a sottomettere i cittadini. Il riformismo europeo ha fatto prendere  coscienza  dei diritti e dei doveri  più dell’estremismo parolaio e demagogico, che non ha nemmeno educato le masse, lasciandole vulnerabili e preda del primo “mago Silvan” della parola. Purtroppo, in Italia alcuni movimenti legali e illegali  utilizzano i bisognosi  come merce per le loro “industrie”  e in alcuni casi come carne da macello. Molte volte, mi domando se l’aver ripetuto per secoli “gli ultimi saranno i primi” non sia stato un insegnamento negativo.

Per essere primo in Paradiso, bisogna essere ultimo sulla terra. Questa è la prima  fregatura concettuale avuta dal popolo.

Dalla fine della prima Repubblica e dalla “soppressione” dei  “Cavalli di razza”, le forze negative hanno preso, con l’aiuto dei trasformisti, il potere e stanno riportando il Paese al tempo in cui non esisteva la classe media. Il precario non è un bisognoso?  Non è un caso, se Gino Strada ha iniziato ad operare, nel Meridione, con iniziative simili a quelle intraprese nel Terzo Mondo e sulle quali ha costruito la sua fama. Ponticelli, Cilento, Napoli, Campobasso,Caserta, MercatoSan Severino ecc.. sono diventati campi di sperimentazione. Supponiamo che il volontariato debba supplire lo Stato. Una domanda sorge spontanea: Se in una zona, in cui lo Stato è assente, non c’è nemmeno  il volontariato? Riflettiamo, e non aspettiamo la caduta generale.

Luigi Mainolfi

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