giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
La criminalità organizzata in Italia
Pubblicato il 16-10-2015


Nei giorni scorsi si è parlato di un nonno calabrese, che cercò di utilizzare il nipotino come scudo per non essere ucciso dalla ‘ndrangheta. Tentativo inutile, perché la ‘ndrangheta non si impietosì e lo uccise assieme al nipotino e alla compagna. Questa notizia ha fatto turbinare nella mia mente una serie di considerazioni, nel mentre mi stupivo per la banalità dei commenti televisivi. Nella storia, spesso i bambini sono stati usati come scudo. Guardando i  “cortei” dei migranti, ho notato che i bambini, invece di stare nelle retrovie, per sicurezza, venivano tenuti in braccio da quelli della prima fila. Alcuni anni fa, in un Paese del Medio Oriente i bambini furono utilizzati come scudo, contro eventuali bombardamenti.Perché per alcune culture (mentalità) lo scudo funziona, mentre per altre no? Inoltre, quale importanza hanno le diversità culturali nei rapporti tra persone dello stesso Stato e tra  gli Stati?

Questo pensiero mi ha provocato una traslazione concettuale e mi sono domandato: Non è forse la mentalità, alternativa a quella della dello Stato, della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta e della sacra corona unita a rendere difficile, da parte dello Stato, la loro estirpazione dalla società italiana? Da anni, ogni tanto sentiamo e leggiamo che “è stato dato un duro colpo alla camorra, alla mafia, alla ‘ndrangheta e alla corona”. In verità, da un po’ di tempo si parla di meno “di duri colpi alla mafia”, ma questa è un’altra storia. Più colpi si danno è più l’antistato cresce. Come mai? Anni fa veniva spesso da me, dicendo che voleva rifarsi, uno, che era stato camorrista. Ogni volta mi raccontava  di sue esperienze, che diventavano lezioni sulla camorra. Capii che essa è come una religione, tanto da avere anche comandamenti. Uno dei quali consiglia di essere freddo e bravo nell’eseguire gli ordini, se si vuole scalare i vari gradi e diventare capo. Un altro comandamento recita: Non sparare per ferire. Inoltre, ha una sua giustizia, con un solo grado di giudizio (tipo Far West). Le sentenze sono inappellabili e vanno eseguite rapidamente.

Si ha l’impressione che le organizzazioni abbiano assorbito un concetto islamico: “gli infedeli (‘e ‘nfame) devono morire”. Come ogni religione, considerano  importante il reclutamento e organizzano “battesimi e cresime” con periodici ritiri (esercizi spirituali). Ci sono delle prescrizioni: non si deve fumare, si deve sapere ascoltare e osservare, non usare il telefonino, ecc. Hanno bisogno di oasi silenziose. Infatti, spesso abbiamo letto che in zone tranquille si nascondevano capi latitanti. Se le cose stanno così, si capisce perché lo Stato non riuscirà a sconfiggerle. Secondo me, bisognerebbe cambiare strategia e puntare allo sviluppo sociale, civile, economico e culturale della società, partendo da una buona istruzione, che è lo strumento più importante per creare un capitale umano refrattario alle lusinghe della malavita. La cattiva qualità della politica e la disonestà dei politici incoraggiano i camorristi a sentirsi orgogliosi di essere come sono. Quelli che operano nelle amministrazioni, ad ogni livello, predicano bene e razzolano male. Un camorrista potrebbe dire: Tu, eletto, vieni pagato per essere onesto. Se rubi non ti devi permettere di dare lezioni a me. L’equivoco continua e l’abbassamento della qualità della politica aiuta le quattro associazioni ad espandersi in tutte le Regioni, facendo accordi anche con insospettabili e annullando la distanza tra Nord e Sud. Solo nella corruzione, l’Italia è unita.

Luigi Mainolfi

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