domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SE POTESSI AVERE
MILLE EURO AL MESE
Pubblicato il 20-10-2015


Pensionati poveri

“Se potessi avere mille lire al mese”. Così cantava Gilberto Mazzi nel 1939. Ora le lire sono diventate euro, ma per molti il sogno rimane lo stesso. Infatti quasi un pensionato su due, il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di persone, percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a mille euro mensili. È la fotografia scattata dall’Inps che vede il 12,1% dei pensionati non arrivare a 500 euro al mese. È quanto si legge nel bilancio sociale 2014 dell’Inps, secondo cui nelle classi di importo più basse sono concentrate le donne. Dei 15,5 milioni di pensionati, 724 mila, pari al 4,6%, hanno un reddito medio mensile di oltre 4.300 euro. Il reddito medio più basso è dei pensionati residenti al sud: 1.151 euro; al nord si sale a 1.396 euro, mentre al centro si arriva a 1.418 euro. È anche da dire che una pensione è bassa quando i contributi versati sono bassi. È il caso spesso delle categorie autonome, o dei commercianti per esempio, che solitamente versano il minimo previsto e di conseguenza nella graduatoria di reddito da pensione risultano in bassa classifica anche se la realtà patrimoniale è ben diversa.

“I dati forniti dall’Inps in materia di pensioni debbono far riflettere seriamente”. Ha affermato il coordinatore della Segreteria nazionale del Psi Gian Franco Schietroma. “E’ davvero preoccupante il fatto che metà dei pensionati italiani abbia un assegno inferiore ai mille euro e che circa due milioni di pensionati percepisca somme addirittura al di sotto dei cinquecento euro”.

Schietroma ha ricordato che “il Governo Prodi, nel 2007, si era posto il problema della perdita del potere di acquisto delle pensioni prevedendo, all’art.5 della Legge n.127 del 3 agosto 2007, l’erogazione di una somma aggiuntiva (o quattordicesima), che, infatti, è attualmente percepita da più di due milioni di pensionati. L’Esecutivo di allora si impegnò a recuperare, negli anni a seguire, altre risorse finanziarie, al fine di estendere la quattordicesima ad un maggior numero di pensionati, ma la caduta del Governo Prodi impedì l’attuazione di questi propositi. Ora è davvero opportuno che il Governo Renzi si occupi concretamente dell’importante questione, o ampliando la platea dei beneficiari della quattordicesima, così come sollecitato in una proposta di legge presentata il 15 aprile scorso dai parlamentari del Psi, oppure estendendo ai pensionati il bonus Irpef di 80 euro, già disposto a favore dei lavoratori dipendenti”.


LA FOTOGRAFIA 2014 DELLA PREVIDENZA ITALIANA
di Carlo Pareto

Quasi un pensionato Inps su due, e cioè il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di soggetti, percepisce – al 31 dicembre 2014 – un reddito pensionistico medio inferiore ai mille euro mensili, e tra questi il 12,1% al di sotto dei 500 euro. In particolare, emerge la concentrazione delle donne nelle classi di importo di reddito pensionistico più basse. E’ quanto si evidenzia all’interno del Bilancio sociale Inps 2014, appena presentato a Roma. Nella classe di importo al disotto dei 500 euro medi mensili, troviamo il 14,2% delle donne, a fronte del 9,8% degli uomini. Nella somma delle classi di reddito inferiori a mille euro medi mensili, le donne sono oltre la metà, 52,2%, e assorbono il 27,7% della spesa pensionistica. I maschi sono, invece, il 31,3% e assorbono l’11,8% della spesa. Dal rapporto emerge inoltre che “nel 2014 la spesa previdenziale è stata pari a 243 miliardi e 514 milioni di euro, con una crescita dello 0,6% rispetto al 2013”. In particolare, si osserva un incremento dello 0,5% per la spesa Inps, al netto dei nuovi ingressi, dell’1,1% per la Gestione ex Inpdap e dello 0,8% per la Gestione ex Enpals.
Più quattro pensionati su dieci hanno un trattamento inferiore ai mille euro. Il 42,5% dei pensionati italiani (6,5 milioni di persone), ha quindi come detto un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro. Stando a quanto riportato nel documento dell’Inps, secondo il quale ci sono 1,88 milioni di pensionati (12,1%) che ha assegni inferiori ai 500 euro. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha sottolineato che “sarebbe stato importante fare l’ultima riforma delle pensioni”.

Flette a tre milioni il numero di dipendenti pubblici – I dipendenti pubblici a tempo indeterminato scendono sotto quota 3 milioni. Nel bilancio sociale dell’Inps si evidenzia in particolare che nel 2014 i ‘travet’ erano 2.953.000 con un calo del 2,8% (circa 90.000 unità) sul 2013. In confronto al 2011 quando erano 3,23 milioni i dipendenti pubblici, grazie al blocco del turn over, sono diminuiti di quasi 300.000 unità. L’Inps ha incluso per la prima volta nel 2014 tra i lavoratori dipendenti pubblici iscritti anche quelli a tempo determinato portando il totale complessivo a 3,22 milioni (2,95 milioni i dipendenti a tempo indeterminato, 270 mila circa quelli a tempo determinato). Nel complesso il numero dei lavoratori iscritti all’Inps (privati e pubblici) è risultato pari nel 2014 a 22.067.086 unità con un rialzo di 142.821 lavoratori a fronte dei 21.924.265 del 2013. L’incremento è dovuto solo all’inserimento nel totale dei dipendenti pubblici a tempo determinato.

Boom di pensioni anticipate, 109.000 primi 9 mesi – Nei primi 9 mesi del 2015 sono state liquidate in tutto 109.796 pensioni anticipate rispetto all’età di vecchiaia a fronte delle 84.840 dell’intero 2014. La percentuale sulle pensioni liquidate nel lavoro dipendente (73.508 contro 57.2013) è passata dal 22% al 34% del totale. Il dato diffuso dall’Inps è legato alla stretta sull’anzianità introdotta dalla legge Fornero.

Cala il numero dei lavoratori in cig – Nel 2014 il flusso di lavoratori in cassa integrazione è stato di 1,2 milioni con un calo del 21,3% sul 2013. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Istituto la spesa complessiva per ammortizzatori sociali nell’anno è stata pari a 22,6 miliardi con una flessioneo del 4,2% sul 2013. Compresa la contribuzione figurativa per la cassa integrazione guadagni si sono sborsati 6,1 miliardi (-8,8%); per le indennità di disoccupazione sono usciti 13,1 miliardi (-3,6%, tre milioni di persone interessate); per la mobilità si sono spesi 3,4 miliardi (+2,7%).

Boeri, interventi parziali e selettivi su pensioni – Sarebbe stato “importante” con la manovra per il 2016 “fare l’ultima riforma delle pensioni”. Così si è espresso il presidente Inps, Tito Boeri, rimarcando che nella Legge di Stabilità ci sono stati solo “interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento”. Presumibilmente, “in assenza di correttivi, daranno spinta a ulteriori misure parziali che sono tra l’altro molte costose”

Giudizi positivi – In questa difficile crisi economica, l’Inps ha avuto un ruolo importante nel tenere insieme il tessuto sociale di questo Paese. Questo il commento unanime degli osservatori. Colpisce notevolmente sotto questo profilo il rigore con cui sono stati analizzati gli aspetti finanziari e soprattutto come questi dati incrociano in pieno le questioni più difficili del Paese cioè il lavoro, l’età anziana e le pensioni. L’Inps sta nel centro di questi temi e più che mai deve fungere da pilastro, da intelligence operativa. Per quanto attiene le questioni interne all’Ente di via Ciro il grande – continuano le valutazioni – si nota con tutta evidenza da parte del personale dell’Inps un grande impegno, non solo nella gestione ordinaria, ma anche nell’operazione straordinaria di fusione degli enti previdenziali. Si è trattato non solo di armonizzare le strutture ma principalmente culture diverse. L’efficienza raggiunta dall’Inps insomma con meno risorse e meno personale è stata coralmente registrata come davvero eccezionale.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Ma quali ottanta euri anche per i pensionati. Se potessero questi “boiardi” nominati dai “capo bastone” o dal “gran massone” eliminerebbero tutte le pensioni lasciando solo i loro “vitalizi”. Dovrebbero ricordare la rivoluzione francese del 1799; intanto prima o poi questo accadrà.

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