mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Marino non è più sindaco. Nencini: “Tormentone finito”
Pubblicato il 30-10-2015


Marino dimissioni

Francesco Paolo Tronca, prefetto di Milano, è il commissario straordinario individuato per guidare Roma dopo la
decadenza della giunta guidata da Ignazio Marino. Una scelta che vuole rappresentare un chiaro segnale in vista del Giubileo.

Dopo le dimissioni di 26 consiglierei Ignazio Marino non è più sindaco di Roma. Sono arrivate le dimissioni di massa firmate nella sede dei gruppi consiliari in via del Tritone. Sono i 19 consiglieri del Pd che si sono dimessi a cui si sono aggiunti due della maggioranza, Svetlana Celli della Lista civica Marino e Daniele Parrucci di Centro democratico. Si sono dimessi anche i consiglieri di opposizione Roberto Cantiani del Pdl, Alessandro Onorato della Lista Marchini, Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato dei Conservatori riformisti. In totale 26 i consiglieri dimissionari.

“Mi è stato negato il confronto in aula e chiedo ancora perché prendo atto che consiglieri si sono sottomessi e dimessi per evitare confronto pubblico”. Sono le prime affermazioni di Ignazio Marino dette in conferenza stampa subito dopo l’ufficializzazione della decadenza del consiglio comunale. “La crisi auspicavo si potesse chiudere in aula invece si è preferito di andare dal notaio, segno di una politica che decide fuori dalle sedi democratiche riducendo gli eletti a persone che ratificano decisioni assunte altrove: ciò nega la democrazia”. E poi l’affondo verso il Pd: “Il Partito democratico è il partito che più mi ha deluso perché i suoi dirigenti hanno rinunciato ad agire al di fuori dei confini della democrazia negando il suo stesso nome”. “In un dibattito aperto e franco in aula – ha proseguito ancora Marino – avrei accettato la sfiducia a viso aperto o avrei detto di andare avanti, avrei detto di fare ciò che è più giusto e non ciò che è più conveniente, per una politica al servizio degli altri e non dei propri vantaggi”. “Sono stato accoltellato da 26 nomi e cognomi ma da un unico mandante” ha detto ancora Marino. “Non mi fa piacere vedere da democratico che il Pd è andato dal notaio con chi ha militato nel partito di Berlusconi”. Nell’ultimo anno, ha aggiunto, “non ho affatto avuto un rapporto turbolento con Renzi. Non ho avuto nessun rapporto”. La risposta del Presidente del Consiglio non si è fatta attendere: “Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente”. “Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco”, aggiunge.

“Tormentone finito”. Ha commentato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Se c’è persona che ha utilizzato la brutta politica meglio di Marino alzi una mano. I riformisti che hanno a cuore la città si mettano a disposizione intanto per organizzare il Giubileo”.

Precedentemente il sindaco aveva dato appuntamento all’Auditorium di Roma per chiedere un confronto. “Io continuo a dire che il luogo che la democrazia ha deputato a confronto aperto e un luogo solo: il Consiglio Comunale, aperto a tutti, ai romani, agli italiani e a tutte le telecamere che possono ascoltare la voce del sindaco e le ragioni per cui i consiglieri ritengono o non ritengono di aver fiducia nel sindaco eletto dal 64% delle romane e dei romani. Io continuo a chiedermi perché non si vuole questo confronto”.

Ma subito dopo è arrivata un’altra tegola con la riapertura del fronte delle note spese e con il sindaco che risulta indagato per peculato. Accusa, confermata dal suo legale, in relazione all’uso della carta di credito, assegnatagli dall’amministrazione comunale, per le cene di rappresentanza o istituzionali.
“Devo prendere atto di avere dato la mia lealtà a un bugiardo”, ha scritto su Twitter il senatore Pd ed ex assessore ai Trasporti Stefano Esposito, commentando la notizia. Stamattina, inaugurando una targa toponomastica che intitola il Parco di Tor Vergata a Salvador Allende, Marino ha citato in proposito una sua celebre frase: “Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli”. Parole che il presidente Allende riferì alla nazione in un discorso tenuto poco prima di morire. E così, dopo Che Guevara già citato da Marino, ora tocca a Salvador Allende e le parole del Presidente cileno possono assumere un valore simbolico vista la situazione politica che coinvolge il primo cittadino.

Ma i riflettori sono tutti puntati ora sui consiglieri Dem che si sono riuniti all’una nella sede dei gruppi consiliari. Ci sono i 19 consiglieri del Partito Democratico e altri sei appartenenti ai gruppi di maggioranza e opposizione che vogliono fare il passo indietro per mettere la parola fine. Queste dimissioni in blocco farebbero scattare automaticamente la decadenza di sindaco e intero consiglio, con conseguente commissariamento disposto dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli.

Ma il sindaco rilancia: “Se c’è una tale fortissima ostinazione a persuadere i consiglieri eletti dal popolo a sottrarsi al confronto col sindaco eletto dal popolo, c’è una ragione che mi sfugge”. “Mi chiedo – ha aggiunto – perché se un sindaco chiede un confronto in un luogo democratico come l’aula, le forze politiche usano qualunque strumento, anche le dimissioni di massa, per impedire questo confronto”.

Ginevra Matiz

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