sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sigonella trent’anni dopo
“Fermò la pace in MO”
Pubblicato il 16-10-2015


Craxi-Arafat-SigonellaLa crisi di Sigonella fu il granello di sabbia che inceppò il meccanismo della pacificazione in Medio Oriente e nel Mediterraneo, a portata di mano grazie al protagonismo politico dell’Italia. E’ la convinzione ribadita oggi al convegno “Sigonella, una riflessione trentanni dopo” che si è tenuto alla sala Zuccari di palazzo Giustiniani, da Gennaro Acquaviva, capo della segreteria politica del Psi e consigliere di Bettino Craxi a palazzo Chigi dal 1983 al 1987.

Insieme ad Arnaldo Forlani (all’epoca dei fatti vice presidente del Consiglio), Acquaviva ha raccontato dal suo punto di osservazione in prima linea, ciò che accadde tra il 7 ottobre 1985 con il sequestro della nave Achille Lauro da parte di 4 terroristi palestinesi e la conclusione diplomatica di un estenuante braccio di ferro con l’amministrazione Reagan. Cinque giorni intervallati dal drammatico ‘faccia a faccia’ a mitra spianati e colpo in canna la notte tra il 10 e l’11 ottobre, tra le truppe speciali dei Navy Seals Usa, Carabinieri e militari del Vam sulla pista dell’aeroporto di Sigonella, dove il Boeing delle linee aree egiziane diretto a Tunisi, che trasportava i quattro terroristi palestinesi e i due rappresentanti dell’Olp che li avevano accompagnati, fu costretto ad atterrare sotto la minaccia dei caccia statunitensi.

“Mai come alla metà degli anni ’80 – ha affermato Acquaviva – l’Italia era vicina a raggiungere l’obiettivo – europeo e mondiale – di pacificazione dell’area mediorentale e mediterranea. Io continuo a pensare che Sigonella fu costruita per rompere questo processo che stava per realizzarsi. La Giordania, Arafat che aveva dismesso i panni del terrorista, i Paesi Arabi con l’Arabia Saudita in primis, tutti erano d’accordo”. “Gli Stati Uniti, primo riferimento e alleato di Israele, erano in bilico e Sigonella fu la ‘mossa’ per realizzare la rottura, sia sul fronte palestinese che sul versante occidentale. In Italia la vicenda
sfociò nella crisi di governo, con l’uscita della delegazione repubblicana dall’esecutivo ma il presidente Francesco Cossiga lo rinviò alle Camere e Bettino Craxi con un bellissimo discorso alla Camera, riuscì a tornare in sella”.

“Craxi infatti – ha detto ancora Acquaviva – non voleva una crisi extraparlamentare, non voleva dimettersi senza spiegare cosa fosse successo e difendersi in Parlamento. Quasi tutti i Dc e in particolare Ciriaco De Mita, non volevano parlasse per costringerlo a lasciare palazzo Chigi. Ma Craxi aveva la testa dura e a quei tempi – prima degli sbagli gravissimi e innegabili che commise in seguito – la ebbe  vinta con il coraggio e la saggezza di un grande leader. Fece un discorso splendido, salvando se stesso e il governo”.
Il lato decisionista di Craxi è emerso bene dai ricordi ai Forlani, ancora lucidi e marcati nella sua memoria di novantenne. “Sapevamo che una decisione del genere avrebbe ferito l’amministrazione Usa e il governo israeliano ma quando lo facemmo presente – ha ricordato Forlani – Craxi reagì in maniera brusca, fu irremovibile e non cercò una corrispondenza o una condivisione con gli alleati di governo”.

“La sua risolutezza non ammetteva alternative. Faticava a rendere le sue scelte oggetto di discussione. Quella fu una decisione sua, personale, e nel prenderla non si curò delle ripercussioni che avrebbe avuto. Così fu per la ricontrattazione della Scala Mobile, così per la riforma dei Patti Lateranensi. Se Craxi era convinto dell’opportunità di una scelta non c’era verso di smuoverlo. Sulla vicenda di Sigonella era convinto di essere nel giusto, che la sovranità dell’Italia fosse la prima cosa da difendere e così fece”.

“Non si curava affatto della teatralità o della recitazione politica. Tra essere e apparire non aveva alcun dubbio, sceglieva l’essere”. Il contrario – o quasi – di ciò che avviene quotidianamente. “Oggi – ha concluso l’ex segretario Dc – la politica si cura poco dei dati di fatto. Preferisce affidarsi all’importanza di ciò che appare, piuttosto che badare alla concretezza. Privilegia la comunicazione, l’apparenza e la teatralità”.

Redazione Avanti!

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