domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Siria. Assad a Mosca.
Putin cerca una soluzione
Pubblicato il 21-10-2015


Assad-Putin-incontro

La versione ufficiale è che “il Presidente russo ha ottenuto dettagliate informazioni sulla situazione del Paese e sui piani futuri del governo”, come ha dichiarato Dmitri Peskov, portavoce del Presidente russo, durante un incontro con i giornalisti.

Invece, secondo il quotidiano del Qatar – ostile al regime alawita di Damasco – Al Arabi al Jadid, hanno parlato anche di qualcosa di più, di un piano per l’uscita di scena di Assad, divenuto ormai troppo ingombrante anche per Mosca.

Il piano, di cui riferisce il quotidiano del Qatar, e del quale in verità non esiste alcuna conferma, prevederebbe un periodo di transizione di 6 mesi e la creazione di un ‘consiglio militare misto’ tra regime e opposizione. In effetti lo scoop è credibile perché ai russi interessa non tanto salvare la vita al regime siriano quanto mantenere la base militare di Tartus, che il Paese non finisca nell’orbita dei sunniti waabiti e dei turchi, che si mantenga come interlocutore obbligato in qualunque sistemazione dei difficilissimi equilibri dell’area.
Quella di ieri è stata la prima volta di Assad all’estero da quando è iniziata la guerra civile e all’incontro era accompagnato dal suo ministro degli Esteri siriano; con Putin l’omologo russo più il ministro della difesa.
Nelle note ufficiali, si riferisce del ringraziamento di Assad al popolo russo. “Innanzitutto vorrei ringraziare il governo della Federazione Russa e il popolo russo per l’appoggio che stanno dando alla Siria. E la cosa più importante, è che ciò stia avvenendo all’interno dei limiti della legislazione internazionale”. Durante il lungo faccia a faccia i due leader hanno parlato di operazioni militari congiunte contro lo Stato Islamico. Sono inoltre state affrontate questioni sulle relazioni bilaterali. Secondo Assad, le azioni politiche di Mosca hanno evitato una tragedia ancora più grave in Siria mentre il Presidente russo ha sottolineato la sua preoccupazione per le 4000 persone, provenienti dalle ex repubbliche sovietiche, che stanno combattendo in Siria (presumibilmente si riferiva a combattenti islamici sotto le bandiere dell’Isis). “Non possiamo permettere – ha detto – che successivamente facciano rientro in Russia”.

Dopo l’incontro con il Capo dello Stato siriano, Putin ha telefonato al presidente turco Recep Erdogan per informarlo del colloquio e ha ricevuto da questi parole di preoccupazione per gli eventi in Siria. Secondo fonti di Mosca il Capo di Stato turco ha affermato che gli attacchi aerei sulla provincia e nelle vicinanze di Aleppo potrebbero causare una nuova ondata di profughi.

Erdogan ha sottolineato ‘i legami tra il partito dei curdi siriani PYD e le milizie curde indipendentiste YPG con l’organizzazione terroristica del PKK, osservando che la Turchia attribuisce grande importanza alla lotta contro tutte le organizzazioni terroristiche, compreso ISIS’.

I due leader hanno concordato di discutere i dettagli di questi temi in un incontro nel corso del vertice del G-20 del mese prossimo.

La telefonata che Mosca ha reso nota, sembra indicare che effettivamente sia in corso un tentativo di soluzione diplomatica della crisi siriana, tenendo conto che fino a oggi Ankara ha sostenuto direttamente o indirettamente i ribelli anti Assad e forse anche gli stessi uomini dell’Isis. Lo scambio di informazioni si inserisce in un intenso lavoro diplomatico che ha visto nei giorni scorsi anche la Cancelliera Angela Merkel incontrare Erdogan. Non c’è dubbio infatti che la Turchia si confronta con la pressione dei migranti spinti alla fuga dalla guerra in corso e se oggi ospita già un milione e mezzo di siriani, un peggioramento della situazione potrebbe portare al raddoppio del loro numero e ad un aggravamento della pressione con una crisi umanitaria senza precedenti.

Resta da conoscere la posizione iraniana, l’altro attore sulla scena siriana, che si contrappone alla Turchia e agli Stati del Golfo, e la reazione di Washington. Obama, durante il suo discorso all’ONU, prima dell’incontro con Putin, aveva definito il presidente siriano Bashar al-Assad un ‘tiranno’, ricordando come il suo regime abbia ‘ucciso donne e bambini’.

Putin in quell’occasione aveva proposto che il Consiglio di Sicurezza Onu adottasse una risoluzione per coordinare le forze che combattono l’Isis e altri gruppi terroristici.

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