mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sogin. Uno strappo che nasce da lontano
Pubblicato il 30-10-2015


Casale-ADSogin-dimissioni

L’amministratore delegato della Sogin, Riccardo Casale, ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera inviata ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico Padoan e Guidi. Nella lettera, riportata martedì scorso da “La Repubblica”, l’ex a.d. attacca duramente il presidente di Sogin Giuseppe Zollino. Casale infatti sostiene che la società è bloccata a causa di “un Cda sfiancato da interminabili e sterili polemiche instillate irresponsabilmente da chi lo presiede, attardandosi sempre più su questioni di micromanagment mentre manca di visione e non è più in grado di deliberare con la necessaria serenità”.

“Ci sono verbali – ricorda Casale – che attendono da quasi cinque mesi di essere approvati, il Consiglio non viene convocato da quasi quattro mesi, opere soggette a prescrizione VIA non vengono deliberate con il rischio di illeciti penali e ormai si è fuori tempo massimo per l’approvazione del piano quadriennale”. Il manager conclude la nota indirizzata ai due ministri affermando di rimanere “in attesa di istruzioni” da parte del governo.

Il CdA, riunitosi d’urgenza l’altro ieri sotto la presidenza di Giuseppe Zollino, ha invitato l’a.d. Casale “a chiarire nel più breve tempo possibile la propria posizione, dal momento che egli ha rimesso nelle mani del governo il proprio mandato ma non ha inviato alcuna comunicazione al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale”.
Casale infatti ha comunicato le proprie dimissioni soltanto al MISE e al Ministero dell’Economia, che possiede il 100% delle azioni di Sogin. Il presidente di Sogin Zollino ha precisato che il consiglio di amministrazione “ha revocato all’amministratore delegato le deleghe operative alla struttura organizzativa della società e alla gestione del personale”. In particolare a Casale vengono, da più parti, imputati i ritardi nelle operazioni di smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane. Il manager, nelle audizioni davanti alla Commissione Industria del Senato e alla Commissione d’inchiesta sui rifiuti, si è difeso sostenendo che i ritardi sono dovuti alla “mentalità da esercente di centrali nucleari” del personale di Sogin, che avrebbe interesse ad eseguire con calma le operazioni per non perdere ruolo e lavoro.

I TEMPI PER IL DEPOSITO NAZIONALE – L’anomalia venutasi a creare, con l’amministratore delegato dimessosi e privato dei “poteri operativi” ma ancora formalmente in carica, dovrà essere risolta dal governo. L’attuale consiglio di amministrazione infatti scadrà tra circa nove mesi. L’esecutivo potrebbe nominare un commissario per la gestione della società oppure “congelare” la situazione. Ovviamente ciò potrebbe bloccare il processo per la realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive. Ad oggi infatti, dopo mesi di ritardi e annunci da parte del governo, ancora non è stata nemmeno resa nota la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il sito.
La “guerra” tra l’Amministratore delegato e il Presidente di Sogin rischia di vanificare gli sforzi compiuti della società sul piano della comunicazione e della trasparenza per permettere agli enti locali, alle associazioni e ai cittadini una maggiore e consapevole partecipazione ai processi decisionali in atto.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MONDO POLITICO –
Il passo indietro di Casale sta suscitando preoccupazioni in ambienti governativi e parlamentari. I senatori PD Mucchetti, Tomaselli e Manassero hanno presentato al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, un’interrogazione parlamentare per sapere come essi “”valutino nel complesso la lettera di dimissioni presentata dall’amministratore delegato di Sogin, di cui ha dato notizia l’edizione di martedì 27 ottobre di Repubblica, e come intendano garantire la continuità e il miglioramento delle attività di Sogin cui spetterà, conviene ricordarlo, anche la gestione del Deposito unico nazionale”. Il presidente della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti (PD), ha espresso “grande preoccupazione perché i tempi si stringono e l’Europa ci dice di fare delle cose. I nostri partner europei, soprattutto la Francia, guardano con grande attenzione quello che sta succedendo riguardo al deposito perché sicuramente le scorie che stanno processando non se le terranno loro”.
Bratti ha invitato l’Esecutivo a dirimere questa situazione di confusione, auspicando che possa essere individuato al più presto il luogo dove collocare il deposito nazionale delle scorie radioattive. “Quello che succederà – ha detto l’esponente del PD – è nelle mani del governo, le responsabilità sono lì”.

I deputati e senatori M5S delle Commissioni Ambiente, Attività produttive e Industria, hanno dichiarato che “le dimissioni di Riccardo Casale rappresentano l’ultimo tassello di un percorso tutto in negativo che riguarda la gestione della messa in sicurezza degli impianti nucleari compresa la realizzazione del deposito nazionale per le scorie”. 

Pier Paolo Palozzi

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