lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Stampanti 3D, il ‘fai da te’
che crea anche gioielli
Pubblicato il 20-10-2015


Gioielli 3dSara Barroccu, 32enne sarda trapiantata a Roma, architetto laureata alla ‘Sapienza’, ideatrice e creatrice di Barsa Design, progetta, realizza e rifinisce a mano gioielli in 3D. La sua storia è quella di tanti giovani che hanno ottime idee ma per cultura e disinformazione del pubblico guardano continuamente all’ estero.
“In Italia – ci dice – si fatica tantissimo per far capire le potenzialitá di questa tecnologia, mentre all’estero farei fortuna”.

Sara, 4 anni fa sei stata tra le prime in Italia ad approcciare alla tecnologia 3D per il mercato retail nella creazione di gioielli. Come è andata?
“Ho scoperto la tecnologia 3D per caso 4 anni fa, acquistando degli orecchini creati da un architetto a Parigi. In Italia ancora nessuno ne sapeva nulla di questa tecnologia. Non c’erano riferimenti, manuali o riviste, solo articoli in inglese provenienti dagli Stati Uniti. Sperimentando e sbattendo la testa, alla fine ce l’ho fatta. Mi sono informata, ho iniziato a studiare e poi sono andata a Londra al ‘3D Print Show’ e ho scoperto le stampanti 3D’ low cost’. La cosa che mi ha colpito è il fatto che se hai un’idea tu la puoi far diventare realtà. Puoi avere quell’indipendenza che non ti lega ai marchi e alle grandi filiere inarrivabili”.

Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato finora?
“È difficile in questo momento, il posizionamento. I prodotti fatti in 3D sono ancora di nicchia. Ho fatto molte fiere. In quelle di settore chi conosce la tecnologia , può ad esempio vedere un anello e apprezzarlo. Ma ad ‘Artigiani in Fiera’ , a Milano, 3 milioni di visitatori circa, mi sono resa conto che la massa non comprende ancora il nostro lavoro, perchè confonde i materiali utilizzati per la stampa 3D con la semplice plastica. Non conosce il prodotto”.

Al momento si lavora con dei polimeri e pian piano si sviluppano lavorazioni di materiali come ceramica o metalli, ma c’è ancora molto da esplorare. È forse il limite vero di questa tecnologia?
“Spero che la gamma dei materiali venga implementata. C’è molta ricerca e spero che a breve si possano lavorare anche con mix di polimeri e metalli preziosi. Intanto lavoriamo sul design, una caratteristica tutta italiana”.

Foto 1

Si è appena conclusa a Roma la Maker Faire, la fiera dell’ innovazione. Che cosa vuol dire essere un maker oggi in Italia, quante possibilità hanno le nuove idee di diventare realtà?
“Realizzare idee? Io ne ho fatto la mia attività. Non sono le idee che mancano. A volta dire Maker è come dire niente, fuffa. Bisogna finalizzare le idee e questa è la vera sfida italiana. Il problema è che c’è ancora troppa disinformazione. In Italia siamo indietro. Ho ricevuto proposte dalla California, dove viene apprezzato il profilo dell’artigiano italiano che si mischia alle nuove tecnologie. Noi italiani abbiamo tante idee, ma qui non è facile, e nessuno ti aiuta, partecipare ad una fiera per farti conoscere ad esempio, ti costa più di 1000 euro. Quindi per lavorare devi avere già dei fondi. Non è facile trovare finanziatori, ma io non mi arrendo”.

Collana cicogna

Se ne parla troppo poco nelle scuole e nelle università?
“Il fatto è che Roma non ha una minima cultura di queste tecnologie. Milano invece è diversa, c’è più attenzione e la gente apprezza diversamente la cultura del design  e della tecnologia 3D”.

Marco Agostini

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