venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tasse sulla casa
Pubblicato il 20-10-2015


La casa, in Italia, è sempre stata un bene rifugio. Il bene che ha fatto da salvadanaio per migliaia di italiani. Una garanzia per la famiglia, una garanzia per l’avvenire dei figli.
L’abolizione delle tasse sulla prima casa è una vecchia battaglia del PSI. Durante il governo Prodi, fu grazie a un ordine del giorno firmato da Gianfranco Schietroma e da Giovanni Crema che l’esecutivo le abbattè (senza toglierle del tutto). Fu Berlusconi, poi, ad abolirle in toto.
Il tema è tornato di attualità con la nuova legge di stabilità. Giusta la cancellazione della TASI ma, aggiungo, non per tutti. Non per chi ha un reddito elevato. Sopra un certa soglia – 60.000 euro annui ? – trovo giusto che si paghi.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Mi permetto di nutrire un qualche dubbio sull’idea di legare al reddito tutte le forme di tassa o contribuzione,

    Se il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività, secondo l’art. 53 della nostra Costituzione, a me parrebbe infatti che tale principio si trovi ad essere soddisfatto dall’imposta progressiva sul reddito.

    Lo dico da inesperto della materia, costituzionale e fiscale – e quindi con tutti i margini di errore valutativo al riguardo, nel senso che mi limito ad un giudizio essenzialmente politico – ma a me viene da pensare che in questo modo, cioè legando al reddito tutte le forme di tassa o contribuzione, chi lo possiede di livello medio-alto, e tale lo segnala, si trovi a fare i conti con un carico fiscale a più voci, le quali paiono andare ben oltre l’imposta progressiva sul reddito.

    Col senno del poi, e andando per analogia, aveva probabilmente ragione chi, all’epoca del decentramento amministrativo, paventava che alla fine ci saremmo trovati con una molteplicità di “tasse”, erogate da Stato, Regioni, Province e Comuni, e gravanti in larga misura sulla cosiddetta classe media o medio-alta, ossia quella che in molti, quantomeno a parole, considerano l’asse portante del Paese, e che meriterebbe dunque di non essere “fiscalmente” penalizzata.

    Forse aveva la stessa preoccupazione esposta qui dallo scrivente, chi, riguardo alla legge di stabilità per il 2016, aveva previsto di esonerare dall’IMU tutte le prime case, indipendentemente dalla rispettiva categoria, salvo poi i successivi ripensamenti circa le abitazioni di lusso, ecc… (stando almeno a quanto abbiamo letto e ci capita di leggere sulla stampa).

    Paolo B. 21.10.2015

    • Nella finanza locale la progressività si esprime nell’addizionale all’IRPEF che i comuni possono introdurre a carico dei cittadini.
      L’imposta sul reddito è progressiva e in quel campo la regola viene osservata (fatti salvi gli evasori).

  2. La liquefazione dell’intelletto nella politica della c.s. “seconda repubblica” ci ha portato alle demenziali “querelles” sulla tassazione della casa.
    L’ICI – che fu la prima tassazione sulla casa generalizzata – venne introdotta per finanziare le entrate degli enti locali. Perché si dice che in Europa la casa è tassata dappertutto? Ma perché -vivaddio – è il il sistema per far avere finanziamenti agli enti locali senza troppe spese e con un contenzioso facilmente controllabile.
    Da noi, dopo il periodo 1977-1992, quando gli enti locali venivano finanziati dallo Stato sulla base dei “Decretti Stammati”, divenendo difficile per lo Stato adeguare gli esborsi alle necessita finanziarie degli enti, si introdusse la tassazione sulla casa. E ci fu la “rianimazione” dei comuni italiani.
    Ebbene, le tante chiacchiere senza senso, che si sentono qua e là, stanno solo a significare che si ritorna alla filosofia degli “Stammati”, che i soldi agli enti locali li darà di nuovo lo Stato.
    E tanti saluti alla finanza locale ed ai servizi.

  3. Il secondo e terzo commento fanno affermazioni puntuali, che mi inducono nondimeno a ritornare sull’argomento, che non è di piccola portata, anche a livello simbolico.

    Nel primo di questi si dice che “L’imposta sul reddito è progressiva e in quel campo la regola viene osservata (fatti salvi gli evasori)”, considerazione ineccepibile, ma io mi riferivo alle altre tasse e contribuzioni, vedi appunto quelle riguardanti la casa, che non sembrano essere progressive, bensì aggiuntive.

    Nel secondo leggiamo che la tassazione sulla casa “è il sistema per far avere finanziamenti agli enti locali senza troppe spese e con un contenzioso facilmente controllabile”, il che è sicuramente vero, ma il meccanismo non pare comunque rispondere al concetto della progressività, il quale ultimo dovrebbe verosimilmente esaurirsi nella voce “imposta sul reddito”, così che queste altre forme di contribuzione sembrano piuttosto configurarsi come qualcosa di aggiuntivo (per chi appunto si trova a superare determinati scaglioni di reddito, visto che chi non li supera ne è esentato).

    Le tasse sulla casa richiamano poi, ed inevitabilmente, l’idea della “patrimoniale”, e qui il discorso si fa più squisitamente politico, e mi fa azzardare un’ipotesi, che è solo un’ipotesi ma in politica anche queste possono tornare utili quando va individuata la “strategia” da seguire.

    Visto che i proprietari di un “patrimonio” sono verosimilmente la parte numericamente minoritaria, e dunque tale anche sul piano elettorale, potrebbe venire la tentazione di aumentare sempre più la pressione fiscale sul “patrimonio” per ricavarne le risorse economiche mancanti, cioè non ottenibili per altra via, ma una siffatta eventualità, ove dovesse semmai trovare applicazione, non mi sembrerebbe in linea e in coerenza con il pensiero socialista degli anni ottanta che ogni tanto rispunta, ossia quello dei bisogni ma pure dei meriti, posto che vi sono patrimoni “meritevoli”, che hanno alle spalle molto lavoro, impegno e intraprendenza.

    Paolo B. 22.10.2015

  4. L’Art.53 della Costituzione è sacrosanto.
    Il punto, però, è sempre quello: lo si applica, giustamente, ai “redditi dichiarati”.
    Ma è sul quel “dichiarati” che la cosa non funziona, vista la ormai enorme e conclamata evasione fiscale.
    Ovvero, come è facile intuire, posso “dichiarare” un reddito “da fame” e avere allo stesso tempo ingenti proprietà mobiliari ed immobiliari.
    Che succede, allora, sono esentato dalla eventuale “tassa progressiva” sulla casa?
    Che si andrebbe a sommare alle altre “agevolazioni” di cui godono gli evasori, tipo esenzione dai ticket, mensa per i figli, tasse universitarie e magari anche una casa popolare.
    Visto che la cifra dell’evasione viaggia sui 200 mld annui, il “reddito dichiarato” non mi sembrerebbe un buon parametro di valutazione.
    Incrociamo allora quantomeno i depositi bancari/postali/finanziari con il “reddito dichiarato” qualora questo facesse scattare l’esenzione o una forte agevolazione.
    Che, alla fine dei salmi, dovrebbe essere lo strumento principale da utilizzare per far “funzionare” al meglio l’Art.53, oltre che a combattere i malaffari vari.
    Il resto, a mio avviso, è solo un cane che si morde la coda.

    • La progressività è un concetto sacrosanto. Nella tassazione degli immobili si realizza sulla base della rendita catastale. Se poi – come si può obiettare – il catasto non è aggiornato, si finisce in un pozzo senza fondo.
      E comunque la progressività non sempre è possibile inserirla nelle imposte. Le accise sulla benzina, per esempio, non possono tener conto della progressività. Né l’IVA.

  5. Mi sembra abbastanza improbabile il poter “dichiarare un reddito da fame e avere allo stesso tempo ingenti proprietà mobiliari ed immobiliari”, perché non dovrebbe essere impossibile, e neanche particolarmente difficile, partendo appunto dalle proprietà immobiliari – posto che tra queste rientra la casa, ovvero le case – risalire ai rispettivi proprietari, sapere inoltre se le stesse danno reddito e se tale reddito viene dichiarato, senza contare gli altri elementi che possono essere incrociati.

    Non reputerei in ogni caso giusto – anzi mi sembrerebbe piuttosto contraddittorio – che chi possiede degli immobili, e dichiara regolarmente i propri redditi, venga chiamato a pagare l’IMU, che non si configura come una “tassa progressiva”, proprio perché i suoi redditi sono di entità medio alta, e ciò al fine di sopperire alle mancate entrate da evasione fiscale.

    Paolo B. 23.10.2015

  6. Egregio Segretario, come riferimento per una eventuale tassazione della prima casa, forse più che il reddito dichiarato bisognerebbe considerare il numero di proprietà immobiliari e il capitale investito.
    P.s. Grazie per l’intervento di ieri sera a Radiouno.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

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