mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Teatro Quirino.
Alfredo Arias dirige
‘Il Bugiardo’ di Goldoni
Pubblicato il 15-10-2015


'Il Bugiardo' in scena al Teatro Quirino

‘Il Bugiardo’ in scena al Teatro Quirino

“Il Bugiardo” è una commedia scritta da Carlo Goldoni ispirata alla “Verdad sospechosa” dello spagnolo Juan Ruiz de Alarcón. Fu rappresentata per la prima volta a Mantova nel 1750 e fu stampata a Firenze nel 1753. Lelio, il protagonista del Bugiardo, vive in un mondo tutto suo, filtrato attraverso due meravigliosi caleidoscopi: Napoli, dove ha vissuto gli ultimi vent’anni, e Venezia, dove è nato e dove ora è ritornato. Due mondi ideali – e, tra l’altro, le due patrie del teatro italiano – in cui nasce e si sviluppa l’attitudine di Lelio all’invenzione fantastica. Ritornato a Venezia si innamora della bella Rosaura e vorrebbe sposarla ma una serie di equivoci, causati dalle sue bugie o meglio dalle sue “spiritose invenzioni”, come suole definirle, gli renderanno il compito molto difficile…

I panni di Lelio sono vestiti da Geppy Gleijeses, grande attore napoletano che ha dedicato il suo spettacolo a Mario Scarpetta. I due debuttarono insieme nel 1972 e Scarpetta gli raccomandò, fino agli ultimi giorni della sua vita, di interpretare Lelio, il Bugiardo, appunto. Geppy Glejeses è affiancato da Marianella Bargilli nella parte di Rosaura e da Andrea Giordana che impersona un divertente Pantalone, abbastanza inusuale ma sicuramente efficace nel disegno registico. Particolarmente valida la recitazione di Lorenzo Gleijeses, molto bravo nei panni, alternati, di Arlecchino e Brighella, servitori rispettivamente di Lelio e di Florindo, uomo retto ma timido, anch’egli innamorato di Rosaura.

La scenografia ed i costumi, curati da Chloe Obolenski, sono all’altezza dell’opera, con la prima che mette lo spettatore come davanti ad una prospettiva del Canaletto ed i secondi che, dapprima in parte contemporanei ed in parte d’epoca – anche per attualizzare l’opera – finiscono con l’essere tutti storici. Le musiche fanno da sottofondo ad una commedia in cui ricorrono le serenate che Florindo fa suonare e cantare alla bella Rosaura.

La regia è affidata ad Alfredo Arias, reduce dal grandissimo successo di Circo Equestre presentato al Napoli Teatro Festival 2013, uno fra i più importanti registi internazionali, argentino naturalizzato francese, autore di spettacoli effervescenti animati da un’ironia ora tenera ora folle, che ben si presta all’allestimento di questo testo.  Ed Alfredo Arias evidenzia come la nostra prima reazione sarebbe quella di punire colui che mente. Tuttavia questo giudizio moralistico non è che una facciata di convenienza e che, dietro questa, c’è la gioia di celebrare coloro che osano proporre una visione  romanzesca della vita, anche al prezzo di qualche sofferenza: meglio una vita gioiosamente sregolata dalla menzogna che l’insopportabile monotonia del quotidiano.

Dunque, come possiamo noi condannare un uomo felice, allegro e giocondo solo perché vive in un mondo tutto suo? Creato dalla sua fantasia, con azioni e imprese mirabolanti create nei suoi sogni. La vita è sogno, è una grande bugia e Lelio è un Rodomonte, un miles gloriosus che solo quando sogna a occhi aperti, solo quando spara panzane sempre più grosse, cavalcandole come un purosangue imbizzarrito senza esserne disarcionato, è veramente felice! E non è forse questo il nostro grande sogno? Vivere nel mondo che noi abbiamo inventato in cui saremo prìncipi invincibili, grandi conquistatori, dispensatori di gioie senza fine? Potremmo rimproverargli che questa non è la realtà, che il mondo in cui vive non esiste, ma perché dovremmo richiamarlo a una squallida quotidianità. E così Lelio non rinuncerà alla sua natura, pur sapendo che “le bugie sono per natura sì feconde, che una ne suol partorir cento” e che alla fine lo danneggeranno.

Carlo Goldoni cerca comunque di trasmettere un insegnamento che è rintracciabile nella vita di tutti i giorni: l’uomo si trova continuamente di fronte ad un bivio e per il proprio orgoglio sceglie sempre la via meno giusta, anche dicendo bugie e poi ancora bugie. Ma le bugie sono solo uno strumento che, alla fine, si ritorce contro i bugiardi. Goldoni trasmette questo messaggio tramite una commedia, tuttora molto attuale, che sembra tutto fuorché un romanzo di formazione. Grazie anche all’ausilio del dialetto veneziano riesce a far ridere lo spettatore e a renderlo in effetti quasi partecipe all’interno della storia; i dialoghi rapidi e semplici non danno tempo di pensare, ma riescono con molta semplicità a far intendere il messaggio di base della storia. Il Bugiardo di Goldoni sarà in scena al Teatro Quirino di Roma dal 13 ottobre al primo novembre.

Al. Sia.

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