lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tornado? Sì, nella chiarezza
Pubblicato il 07-10-2015


Quando a Winston Churchill chiesero come mai fosse disposto a fare alleanza con Stalin, l’anziano leader ebbe una risposta pronta: “Per combattere Hitler farei un patto anche col diavolo”. Lo statista inglese sapeva bene che il comunismo sovietico era quel che era. Ma il nemico principale era il nazismo. Il diavolo poteva attendere. Sul Medioriente e in particolare sulla Siria, forse grazie alle iniziative di Putin, finalmente anche Obama è deciso a muoversi e nella coalizione internazionale, la più ampia di sempre, si annuncia un po’ enfaticamente, anche l’Italia è tenuta a fare la sua parte.

Giusto così. E non è la prima volta. L’Italia partecipò con le proprie forze anche in occasione della guerra dell’ONU per liberare il Kuwait e poi, con D’Alema primo ministro, anche ai bombardamenti Nato sulla Serbia per liberare il Kossovo. Nel primo caso si ritenne indispensabile un passaggio parlamentare nel gennaio del 1991, che fu caratterizzato dalla tenace contrarietà dell’ex Pci, non ancora Pds, nel secondo si decise di procedere senza alcun mandato parlamentare. D’Alema accettò di partecipare alle azioni Nato del 1999 nonostante la strenua opposizione alle operazioni Onu di otto anni prima. Contraddizione non di poco conto. Una delle tante dell’ex Pci

Oggi che l’ONU pare sempre più imbalsamato e impotente si è creata una vasta coalizione, ma non un’unica coalizione. Da un lato pare si muovano Stati Uniti, Europa (molto incerta la posizione della Germania), Egitto, Iraq, Giordania altri stati arabi. Dall’altro la Russia, l’Iran, gli Hezbolllah, che già stanno combattendo sul campo. Così mentre gli uni dichiarano guerra all’Isis, ma anche anche ad Assad, gli altri hanno già iniziato a combattere tutte le opposizioni ad Assad, che si intende difendere. Da quel che vediamo e leggiamo pare che lo stesso Assad abbia fatto intendere la disponibilità a compiere il classico passo indietro e questo potrebbe di molto favorire l’unificazione dei due fronti di guerra contro l’Isis. Senza del quale anche l’intervento armato italiano diventa alquanto grottesco.

Non si è mai visto nella storia (ha cominciato la Turchia con la pari dignità di bombardamento tra curdi e Isis) una guerra dichiarata da un’opposta coalizione internazionale che fissa lo stesso obiettivo: distruggere l’Isis. Se le cose non fossero chiarite si rischierebbe di riprodurre un conflitto anche militare. Putin ha bombardato, tra le proteste Usa, anche un gruppo di ribelli siriani appoggiati dagli americani. Una vera e propria follia. Giusto dunque che l’Italia partecipi, ma il nostro governo pretenda chiarezza sugli obiettivi e sugli alleati. Dovrà accettare di combattere l’Isis, limitandosi ad incursioni in Iraq, perché sollecitata dal suo governo, o dovrà combattere anche in Siria?

E poi dovrà accettare di far parte di una coalizione che mira a combattere tutte le opposizioni ad Assad o di una che dovrà mirare alla sconfitta del terrorismo e contemporaneamente alla deposizione del tiranno siriano? L’Italia, così miseramente assente in politica estera, assuma su questo una posizione chiara. Un primo passo è il consenso russo a un coordinamento delle operazioni militari. Premessa, è auspicabile, alla definizione di un’unica strategia militare e politica. Personalmente penso, come Paolo Mieli, ma anche lo stesso Prodi, hanno scritto, che occorra selezionare un nemico alla volta. E che oggi l’obiettivo immediato debba essere la sconfitta dei tagliagola. Il diavolo può attendere. La guerra pasticciata e ambivalente è una pessima medicina.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore per me questa boutade è parlar d’altro,
    In alttre parole distrazione di massa, dopo le dichiarazioni del FMI i nostri problemi costituzionali, di sanità pubblica, di bilancio meglio non parlarne più e mettere tutto in sordina. Vecchio metodo per un risultato garantito, tutti i pennivendoli dietro il burattinaio, peccanto anche te.

  2. Caro Mauro, tu sai che io odio la guerra e qualsiasi forma di violenza. Quando la politica è sintonizzata con la pancia del popolo, cioè della piazza, cioè della folla allora le decisioni saranno emotive, generate da quanto di più basso e violento appartenga alla natura umana. Allora quale deve essere il miglior comportamento della politica? Deve separare nettamente i ruoli fra poteri, lasciando all’esecutivo il compito di decidere, nella massima riservatezza, confidando che lo faccia con prudenza e ponderazione. La politica deve scegliere i membri dell’esecutivo fra le persone più preparate, intelligenti ed equilibrate e deve lasciare loro la massima libertà nelle decisioni più delicate. Sapendo che la ponderazione e l’equilibrio non appartengono alla folla così come non appartengono alle presunzioni di democrazia diretta.
    E’ ridicolo sviscerare problematiche di strategia militare nei giornali e nei talk show nelle contingenza degli eventi. I militari, così come i poliziotti e i giudici, devono avere il dono della riservatezza. Di strategie militari se ne può discutere a posteriori con analisi anche spietate e con giudizi che serviranno a scegliere i ministri e i generali in futuro. Serviranno anche a fare scuola ai vertici militari per limitare la loro propensione a commettere errori.

  3. Gli aerei servono a poco, le guerre si vincono con gli uomini sul terreno. Finché l’Europa non recluta una brigata europea sotto il comando della Legione Straniera francese noi europei non conteremo niente. Butteremo solo soldi al vento.

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