sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Trent’anni dopo
Pubblicato il 05-10-2015


L’Italia è cambiata. Quando, nel 1982 a Rimini, affrontammo il nodo del cambiamento, l’Italia non era il Paese che abbiamo di fronte.
Allora, la società industriale declinava verso il terziario avanzato, si imponeva il bisogno di un maggior decisionismo istituzionale, si andava superando il tempo terribile del terrorismo e la ripresa economica muoveva i primi passi, sostenuta da una cospicua spesa pubblica, il mondo si dibatteva nella divisione in una doppia sfera di influenza, nel Medio Oriente imperava la questione palestinese, l’Europa si avviava a discutere i nuovi trattati – Maastricht appunto. Che cosa è rimasto di quella storia? Ben poco.
Globalizzazione e dominio della finanza si sono imposti a partire dalla fine degli anni ’90, Yalta è stata cancellata, l’Europa brucia, il Medio Oriente, tutto il Medio Oriente e il nord Africa sono in fiamme, la società tecnologica avanza con la rapidità degli eserciti napoleonici, le migrazioni diventano durevoli. In Italia, il ventennio passato verrà invece ricordato soprattutto per la lotta senza quartiere tra una destra che accusava la sinistra di essere comunista e una sinistra che accusava la destra di aver usurpato il potere.
Nelle società globali a forte tecnologia i mutamenti sono rapidi e vengono indirizzati soprattutto da chi governa i mezzi di comunicazione planetari. Mutamenti imprevedibili se non si fa uso della ‘strategia dello strabismo’ e se non si attrezzano comunità complesse. Sono di scarsa utilità il presentismo e la tattica. Deleterio il far da sé.
Alla Conferenza Programmatica di fine ottobre dobbiamo una risposta per sciogliere quei nodi. La dobbiamo agli italiani, la dobbiamo alla famiglia socialista europea. Già, perché la sinistra europea 2.0 stenta a nascere, in ritardo com’è nel fare i conti con migrazioni, stravolgimenti economici, crisi dell’Unione, difficolta’ crescenti del tradizionale welfare. Urge una bussola nuova di zecca prima che il conflitto primordiale tra riformismo e massimalismo – laburismo docet – trascini il movimento nella bocca del precipizio. Riassumo.
Prima questione. Non è morta la differenza destra/sinistra. Ha semplicemente cambiato taluni confini. Come si presidiano le nuove frontiere aperte dal flusso ininterrotto dei migranti, dalla supremazia degli arrocchi finanziari, da una stabile globalizzazione?
Seconda questione. Deve l’Unione Europea restare inchiodata ai sacri principi di Maastricht?
Terza questione. Qual è l’orizzonte in cui dovrà affacciarsi l’Italia? E con chi?
Quarta questione. Come si affrontano le emergenze italiane?
Quinta questione. La sinistra riformista italiana è in grado di tracciare il cammino?
Noi faremo la nostra parte. A Roma, il 30 e il 31 ottobre. Tavoli tematici, quattrocento rappresentanti dalle regioni, associazioni, intellettuali, amministratori. E il sabato delegazioni dei partiti ad ascoltare le nostre proposte.  Gli orientamenti che assumeremo diventeranno disegni di legge, provvedimenti di governo locali e nazionali, idee da sottoporre a dibattito pubblico.
Siccome è con l’iniziativa politica che si occupa almeno un lato del ring, eccoci. Pronti.
Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Condivido l’articolo. Sarò molto presente alla conferenza programmatica. Ti faccio presente, però, che io non sono riformista ma Socialista e di conseguenza sono per la Democrazia Parlamentare e non per questo nuovo fascismo che sta emergendo con la scusa che i governi devono decidere. “Balle” le decisioni le prendono i veri statisti e non i tipi della “terza C”.

  2. caro Riccardo,condivido in toto il tuo pregevole assunto.Ti prego di portare in Conferenza Programmatica i suggerimenti dei miei due articoli pubblicati dall’Avantionline con titoli:Proposte concrete per il Sud -Il piano delle FS per il Sud.Manfredi Villani.

  3. Caro Segretario, questa Conferenza Programmatica l’ho chiesta e richiesta in varie occasioni.
    La ritengo il modo migliore per uscire da una situazione troppo marginale, che se perdurasse ci porterebbe in breve tempo alla dissoluzione.
    Gli argomenti preannunciati sono sufficienti, se non tralasceranno di affrontare nel contesto del tema sull’economia, che tipo di sviluppo vogliamo per il nostro paese.
    Negli anni settanta, incontrando Bettino Craxi, allora Vice Segretario del Partito, gli chiesi cosa ne pensasse dell’agricoltura come veicolo di sviluppo e la risposta fu: Non ci può essere un’economia forte, senza un’agricoltura forte! Teniamone di conto, anche per quello che può comportare per la tutela del territorio.
    Cerchiamo di sfruttare a pieno questa occasione, perché se ben gestita, ci può far acquisire credibilità sulla capacità dei Socialisti di elaborare concrete politiche di sviluppo per il nostro Paese.
    Buon lavoro.

  4. L’intensione è quella di esserci e di partecipare con lo spirito costruttivo che tu richiami, non lesinando critiche e condivisioni laddove necessario. Tutto questo purché sia consentito l’accreditamento anche di quei Compagni che, non essendo né dirigenti nazionali, né regionali, né tantomeno amministratori per volontà altra, rischiano di non poter nemmeno accedere alla sala della conferenza, oltre che non aver possibilità di parola.

  5. Ogni realizzazione ha bisogno di un Progetto
    Ogni Progetto per realizzarsi ha bisogno di strumenti di gestione tra cui fondamentali sono:
    – Un Piano di fattibilità
    – La Pianificazione dedicata alla individuazione delle attività da porre in essere per lo sviluppo del Progetto
    – Una Programmazione credibile ed efficace dei tempi e delle risorse umane ed economiche da assegnare alle attività individuate nella Pianificazione.
    La Conferenza Programmatica può rappresentare pertanto lo spunto per la stesura di un Progetto Socialista per l’Italia che negli anni ottanta riuscimmo a elaborare proprio con il coordinamento di Luigi Covatta (è una fortunata coincidenza che le iniziali P.S.I. coincidano con il simbolo del nostro antico e glorioso Partito).
    La conferenza Programmatica, nell’individuare le attività da pianificare per lo sviluppo dell’Italia, potrebbe quindi svolgere la funzione della posa della prima pietra per l’elaborazione di un Progetto Socialista.
    Sono convinto che di fronte a un impegno così esaltante non mancherebbero di risvegliarsi preziosi e ardenti contributi da parte dell’Area laica liberal socialista.
    Sarebbe l’occasione per fare riemergere le nostra identità, i nostri valori ed in sintesi una Storia interrotta che riprende il cammino che la Storia dell’Umanità ha affidato al Socialismo.
    Carissimo Riccardo: fai di questo Progetto la tua missione e il nostro traguardo come linfa di un processo unitario per superare le divisioni al nostro interno e nella sinistra italiana.
    Con affetto, Nicola Olanda
    Je suis socialiste

  6. Bene la conferenza programmatica, bene i punti individuati credo, Segretario Riccardo, ne manca uno: La questione Meridionale nella sua interezza ed in particolare la Calabria, dove le cose, anche col governo di Oliverio, dove i Socialisti hanno portato un grosso contributo in termini di voti e di credibilità, non solo non si sono neanche affrontate ma, stanno peggiorando ulteriormente. In Calabria non solo non è arrivata né arriverà l’alta velocità, fermatesi quest’ultima neanche ad Eboli, ma a Napoli, ma non ci sono i treni normali. Per trasportare in treno un auto, ad esempio dalla Lombardia, non si può o meglio te la devi andare a prendere in Puglia. Non credo che i Calabresi meritano questo, le tasse li paghiamo come gli altri, anzi di più perché dobbiamo uscire dai debiti sulla sanità e senza avere i servizi essenziali garantiti. Insomma credo che il Mezzogiorno da parte dei Socialisti, senno da parte di chi, debba avere una attenzione particolare.

  7. Segretario, noto che nell’articolo che cita la Conferenza Programmatica di Rimini non ricordi neppure per inciso il nome di Bettino Craxi che di quella manifestazione fu il promotore ed il protagonista. Forse la mancata citazione è per preservarti dagli attacchi di bolle che ti colpiscono quando citi il nome del grande “Betto”?
    Saluti craxiani
    Sempre un abbraccio forte
    Caciolli Giovanni

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