lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Strage di Ankara. Erdogan ha trovato il colpevole: l’Isis
Pubblicato il 12-10-2015


Turchia-Polizia contro manifestantiIn quello che è stato definito l’attacco terroristico più grave nella storia della Turchia – 128 morti e almeno altrettanti feriti di cui alcuni gravi – il Paese si risveglia ancora una volta con una società civile sempre più lontana dal Governo e da quello che viene definito il “sultano atlantico”. Erdogan ha infatti risposto alle manifestazioni di solidarietà, organizzate dopo la strage di Ankara, inviando la polizia che ha caricato i manifestanti: Negli scontri, morti anche due bambini: un dodicenne, Helin Şen, a Diyarbakir, in Turchia, vicino al confine con la Siria, e ad Adana un bambino di soli tre anni, Tevriz Dora. In alcune di queste città è stato anche imposto il coprifuoco, come a Diyarbakir, mentre altri scontri tra manifestanti e polizia sono stati registrati nelle città di Nusaybin Silvan e Sirnak.

Gli agenti non hanno consentito che le delegazioni di vari partiti politici e diverse organizzazioni della società civile ricordassero le vittime nel punto esatto del massacro, così alcune sigle di categoria, tra cui la più grande associazione dei medici turchi (Ttb), che rappresenta l’80% dei dottori, quella di ingegneri e architetti (Tmmob) e i sindacati del settore pubblico e privato Kesk e Disk, hanno proclamato due giorni di sciopero, a cui si sono uniti i cittadini comuni, esponendo drappi neri in case e luoghi di lavoro, sotto lo slogan “Fermiamo la vita”. Oggi e domani infatti centinaia di migliaia di turchi si asterranno dalle loro attività quotidiane in solidarietà con le famiglie delle vittime della strage di Ankara e per partecipare alle decine di manifestazioni organizzate in tutto il Paese. Anche il Governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, mentre tenta di far luce sugli autori dell’attentato.
Per le autorità turche lo Stato Islamico è il sospettato numero uno, questa mattina il primo ministro turco, Ahmed Davutoglu, ha parlato di un tentativo di “influenzare le elezioni del primo novembre e di gettare un’ombra sul loro risultato”. Elezioni politiche che, ha fatto sapere il premier, si svolgeranno regolarmente. “Se si esamina il modo in cui questo attentato è stato compiuto, noi consideriamo le indagini sul Daesh la nostra priorità”, ha detto Davutoglu il quale ha anche confermato che l’attentato è stato compiuto da due uomini kamikaze.

Ma a tornare in luce è soprattutto il momento di grave crisi politica e sociale per il Paese; la Turchia è stata additata come “spalleggiatrice” dell’Isis, è praticamente in guerra con il PKK curdo e non ha un “vero” Governo dalle ultime elezioni politiche del giugno 2015 (una nuova elezione è prevista per l’1 novembre). E mentre il Governo punta il dito contro il sedicente Stato Islamico manda l’esercito ad attaccare con gli aerei le postazioni dei militanti del Partito dei lavoratori autonomi del Kurdistan (Pkk), nella Turchia sud-orientale e nel nord dell’Iraq. Tutto questo nonostante che dopo gli attentati ad Ankara l’organizzazione del Pkk avesse chiesto ai suoi combattenti di fermare le attività di guerriglia nel Paese. I rifugi e i depositi del Pkk sono stati distrutti durante gli attacchi aerei nelle aree di Metina e Zap nel nord dell’Iraq e 14 militanti sono stati uccisi a Lice, nella zona sud-orientale della Turchia, come confermato da una dichiarazione rilasciata dall’esercito.

E mentre il PKK conferma cessate il fuoco unilaterale, dichiarato anche da Murat Karayılan, presidente del consiglio KCK, si conferma la “doppiezza” di Erdogan anche dalle parole del premio Nobel turco, Orhan Pamuk: “Prima, non ha voluto far parte della coalizione internazionale che combatte il Califfato Islamico. Poi, ha accettato di fare quello che gli chiedevano gli americani: però, insieme al Califfato, si è messo a bombardare i curdi”.

Resta ancora da chiarire come mai gli attentati di Ankara e Suruc sono gli unici grandi attentati attribuiti all’Isis che il gruppo non ha rivendicato.

Maria Teresa Olivieri

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