martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ucraina: passi avanti verso
la risoluzione della crisi
Pubblicato il 20-10-2015


Ucraina-ritiro armamemti

Quando ormai l’attenzione mediatica è tutta concentrata sulla crisi siriana, due buone notizie arrivano dall’Ucraina. La prima è che il ritiro degli armamenti dalla linea del fronte è regolarmente in atto. La seconda è che i ribelli filorussi hanno accettato di posticipare la data delle elezioni locali nell’Est del Paese. Il tutto avviene in una fase di tregua che dura ormai da sei settimane. Se parlare di fine del conflitto può risultare prematuro, certamente si vedono dei segnali concreti nella direzione di una normalizzazione della crisi.

Il ritiro dalla linea del fronte degli armamenti da parte dell’esercito ucraino, da un lato, e dei ribelli filorussi, dall’altro, era stato annunciato alla fine di settembre, grazie ad un accordo raggiunto a Minsk dal gruppo di contatto, composto da Mosca, Kiev, separatisti e OSCE. Il 20 ottobre lo Stato maggiore dell’esercito ucraino ha annunciato l’inizio del ritiro e, poche ore dopo, anche i separatisti hanno dichiarato di aver iniziato a fare altrettanto. Il processo di ritiro è confermato dagli osservatori dell’OSCE presenti sul luogo. In questo modo, la tregua iniziata il primo di settembre ha tutte le carte in regola per proseguire.

Altrettanto importante è l’annuncio dato dai due rappresentanti delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, in merito alla tornata elettorale locale. Le elezioni, programmate per il 18 ottobre e il primo novembre, sono state rimandate al 2016. Tale decisione disinnesca una bomba particolarmente pericolosa, poiché lo svolgimento di elezioni nel Donbass contro la volontà del governo di Kiev avrebbe riacceso forti tensioni. La presa di posizione del presidente ucraino, Petro Poroshenko contro le elezioni, considerate illegali dal governo di Kiev, è stata raccolta dai ribelli filorussi, così come richiesto esplicitamente a Vladimir Putin da Francois Hollande e da Angela Merkel durante l’incontro del 2 ottobre scorso a Parigi.

Ucraina soldati

Il raggiungimento di questi due passaggi cruciali devono molto al cambio di strategia attuato dal Cremlino. Ottenuta la Crimea, resasi conto dell’impossibilità di controllare direttamente l’Est dell’Ucraina e, soprattutto, colpita da una crisi economica, complici le sanzioni occidentali, che non permette più un sostegno diretto ai ribelli del Donbass, la Russia ha ammorbidito la propria posizione. Ne sono dimostrazione anche la riapertura della linea del gas verso l’Ucraina e l’allontanamento di personaggi radicali da posti di potere tra le fila dei ribelli. In questo quadro, anche la campagna militare in Siria gioca un suo ruolo: l’impegno di Putin contro l’ISIS ha catalizzato l’attenzione dei media russi, che hanno calato un consapevole silenzio sulla situazione ucraina.

A questo punto, la comunità internazionale ha tutte le condizioni per dare una svolta decisiva verso la normalizzazione dell’Ucraina. Di particolare urgenza, ora, è la concessione di una forma di autonomia alle regioni orientali, in cambio di un sostanziale recupero di sovranità e controllo da parte delle autorità di Kiev. Di pari importanza è la necessità di far uscire il Paese da una crisi economica acuta, che affonda le radici in decenni di corruzione e che è stata aggravata dalla guerra. Solo con la risoluzione di questi due nodi, politico uno, economico l’altro, l’Ucraina potrà stabilizzarsi, emarginando gli estremismi nazionalisti, in allarmante crescita, ed avviando una seria lotta alla corruzione e all’assenza di stato di diritto. Solo allora si potrà parlare seriamente di fine della crisi ucraina.

Riccardo Celeghini 

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