venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ue, la Fiat deve versare
20 mln a Lussemburgo
Pubblicato il 21-10-2015


FIAT-sanzioni UELa Fiat dovrà restituire al Lussemburgo “almeno 20 milioni” di euro. Lo ha stabilito la Commissione europea dopo 15 mesi di indagini sul trattamento fiscale privilegiato (“tax ruling”) di cui la filiale lussemburghese del gruppo automobilistico, Fiat Finance and Trade avrebbe goduto con “una riduzione indebita dell’onere fiscale per almeno 20-30 milioni dal 2012 ad oggi”.

Fca, dal suo canto, ribadisce oggi attraverso un portavoce di non avere ricevuto “alcun aiuto di Stato in Lussemburgo”. “Fcf, la controllata di Fca in Lussemburgo – si diceva nella nota diramata dal gruppo – non ha mai perseguito deroghe alle norme generali attraverso esenzioni o facilitazioni non generalmente accessibili nel sistema fiscale lussemburghese”. È giunta anche la replica del governo del Lussemburgo, che “non condivide” il parere della Commissione e “si riserva ogni diritto”. “In particolare, la Commissione non dimostra in alcun modo l’esistenza di un vantaggio selettivo concesso a Fiat Finance and Trade nell’ambito del quadro giuridico nazionale”.

I “tax rulings” fra filiali di società multinazionali e autorità di uno Stato, “allo scopo di ridurre artificiosamente l’onere fiscale di una società”, ha spiegato la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, “non sono conformi alle norme Ue sugli aiuti di Stato. Spero che le decisioni di oggi facciano passare questo messaggio negli Stati, a livello di governi e imprese. Tutte le imprese, grandi o piccole, multinazionali o non, devono pagare la loro giusta quota di  tasse”. Con questi accordi privilegiati, le filiali “non pagano quasi nessuna tassa sui profitti” e spalmano questo beneficio “su tutte le altre società del gruppo senza che questo sia economicamente giustificato”. Nel caso Fiat, in particolare, secondo la Commissione “poiché le attività di Fiat Finance and Trade sono comparabili a quelle di una banca, i suoi utili imponibili si possono determinare, come per le banche, calcolando il rendimento del capitale impiegato dall’impresa per le attività di finanziamento. Ma il ruling fiscale in questione avalla una metodologia artificiosa ed estremamente complessa che non è appropriata per calcolare utili imponibili che riflettano le condizioni di mercato”.

La riduzione fiscale si basava su “una serie di ipotesi e di adeguamenti al ribasso ingiustificabili dal punto di vista economico”, che rendevano “la base di capitale stimata ai fini del ruling decisamente inferiore al capitale effettivo della società”. Inoltre, “la remunerazione stimata applicata a un capitale già molto ridimensionato è anch’essa decisamente inferiore rispetto ai tassi di mercato”. Secondo Bruxelles, “se si fossero applicate stime per il capitale e la remunerazione conformi alle condizioni di mercato, gli utili imponibili dichiarati in Lussemburgo sarebbero stati 20 volte maggiori”.

Redazione Avanti!

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